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UN'ALTRA MANCATA RICOSTRUZIONE

UN'ALTRA MANCATA RICOSTRUZIONE
Il 6 aprile scorso con l'articolo di A. Perrotti avevamo commemorato il terremoto dell'Aquila del 2009, denunciando gli errori, imbrogli e inadempienze della ricostruzione. Il 24 agosto scorso ricorrevano i tre anni dal sisma del centro Italia, con epicentro ad Amatrice e Accumuli, ma i resoconti negativi di ricercatori e attivisti si ripetono. Segnaliamo a questo proposito l'ultimo numero di Left (23 -29 agosto 2019) che raccoglie una serie di contributi sulla mancata ricostruzione in corso da una parte e l'operato di comitati e associazioni dall’altra. (i.b)

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sabato 13 dicembre 2014

Un Paese fuori controllo

«L’emarginazione dei tecnici ha creato il terreno fertile per la corruzione. La caduta di ruolo delle assemblee elettive, accompagnata dalle resa delle opposizioni, ha prodotto la catastrofe finale. Che pagano i cittadini». LEFT, 13 dicembre 2014

Succede anni fa: una delegazione dei comitati del centro storico di Roma espone al prefetto un “dossier” fitto di abusi, irregolarità, palesi illegalità, con una mappa di catene di ristoranti e pizzerie che sono qui solo napoletane, là solo calabresi o siciliane. Il prefetto prende atto e tutto continua come e peggio di prima. Fino al solito magistrato che pazientemente individua la matrice malavitosa di quelle reti di locali di ristorazione, le sottrae alle varie mafie ponendole sotto amministrazione controllata. Erano legali quelle licenze? Quante attività illegali ci sono? Chi le controlla? Il Comune di Roma? La Camera di commercio? La Prefettura? Nei mesi scorsi la giunta Marino e il I° Municipio, incalzati da campagne molto pressanti dei Comitati e di Nathalie Naim, consigliere del Municipio (Lista civica per Marino) hanno riportato ordine nella invasione selvaggia dei tavolini, ridando un volto accettabile a piazza Navona e dintorni. Pochi giorni dopo, in qualche strada, tavolino “selvaggio” è ricomparso. Non c’è un vigile urbano che, a piedi o in bicicletta, passi a controllare ogni giorno e faccia rispettare leggi e regolamenti. La stragrande maggioranza dei vigili romani sta negli uffici, come la stragrande maggioranza dei dipendenti dell’Ama pur aumentati di migliaia di unità con la Parentopoli targata Alemanno-Panzironi e C.

Piccoli esempi? Mica tanto, e poi proprio questa illegalità diffusa e incontrollata è il brodo di coltura più fertili per il “pizzo” di massa (di cui molto si parla molto anche a Roma), per i lavori abusivi tutti in “nero”, per lo spaccio di droga, per tanti favori reciproci dei più pericolosi fra criminali e politici. Di fronte alla marea maleodorante che rischia di sommergere il Campidoglio provenendo dall’era Alemanno, dalle alleanze sistematiche fra “neri” e malavitosi organizzati, con qualche esponente del Pd però che figurerebbe “a libro paga”, possiamo soltanto alzare l’indice accusatore chiedendo ogni sorta di azzeramenti? O non dobbiamo anche analizzare le cause di simili percorsi perversi, le elusioni palesi delle regole e porvi al più presto rimedio?

Ha sostenuto di recente il presidente della commissione nazionale anti-corruzione, Raffaele Cantone - già paragonato da Maurizio Gasparri uno dei “vecchi” ormai delle centurie neofasciste - al dittatore cambogiano Pol Pot: «Dopo Tangentopoli si è smantellato completamente il sistema dei controlli amministrativi, in alcuni casi sono stati privatizzati, si è sventrato il sistema dei controlli sugli enti locali». Ma chi gli fa eco? Cantone accusa la depenalizzazione del falso in bilancio, le prescrizioni troppo brevi, l‘autoriciclaggio che rendono impuniti e impunibili tanti reati di corruzione, peculato, concussione. E conclude: «La lotta alla corruzione non può essere lasciata soltanto al giudice penale». Oggi è così. Quindi, fa bene Renzi a proclamare «Via tutti i corrotti». Ma farebbe ancor meglio ad approvare la riforma della giustizia col falso in bilancio, l’autoriciclaggio e prescrizioni meno brevi. Da domani. E non invocare o attuare - come con lo Sblocca Italia - una “semplificazione” che elimina controlli tecnici invece fondamentali. Più che mai.

Difatti, se anche si riesce in questo “repulisti” generale e profondo, come prevenire in futuro che si riformi la marea nera di una corruzione che, nonostante Tangentopoli, si insinua quasi ovunque inquinando la vita democratica e inceppando la macchina già ansimante dell’economia e dei servizi? Nessuno o quasi si è posto il problema dei controlli preventivi sulle amministrazioni, sugli eletti, sulle delibere (sempre più di giunta e sempre meno di consiglio). Proviamoci. Nel dopoguerra, fino alle Regioni, cioè al 1970, esistevano le Giunte Provinciali Amministrative (Gpa), esecrate dagli amministratori comunali e provinciali, soprattutto da quelli di sinistra perché i prefetti risultavano, specie negli anni ’40 e ’50 fortemente legati alla Dc. Eravamo ancora allo Stato “verticale”, all’Italia dei prefetti, fortemente restrittiva anche se la corruzione politico-amministrativa era assai più limitata. Se c’erano grandi scandali, erano nazionali, come quello della Federconsorzi, dei mille miliardi del suo debito sanato, di fatto, dallo Stato. Quelli locali erano collegati alla speculazione, già forsennata, sulle aree fabbricabili.

Con le Regioni, nel 1971, sono stati istituiti i Coreco, organismi di controllo decentrati, che dovevano rendere virtuose le Regioni e gli enti provinciali e locali. Illusione. Ben presto sono stati trasformati da organismi tecnici in organismi politici e addio controlli penetranti. E’ successo di tutto. Poi sono spariti. La riforma del Titolo V della Costituzione del 2001 (sciagurata come poche) ha messo sullo stesso piano “orizzontale” Comuni, Province, Regioni e Stato. Tutte le istituzioni dovevano “autocorreggersi”, magari chiedendo pareri preventivi alle Corti dei conti regionali. Questa “autocorrezione” si è rivelata una utopia. In conclusione, esiste un problema di efficienza, rigore e tempestività nei controlli tecnici. Pochi ma strategici e penetranti. Ma esiste anche un problema di controlli politici, interni agli organismi di governo. Una volta il controllo lo esercitavano le opposizioni nelle assemblee elettive. Ma, con le elezioni dirette di sindaci e “governatori”, come sono ridotte? Lascio la parola a Manin Carabba presidente emerito della Corte dei conti: «Restano le esigenze di rafforzare le assemblee elettive, la democrazia ha bisogno di esse, e noi ne abbiamo visto il totale svuotamento, nei Comuni e nelle Regioni». E poi: «I Consigli regionali sono in condizioni terribili di vacuità e di perdita di peso». Il governo Renzi tende a rendere impossibili i controlli delle Soprintendenze su edilizia e territorio e si appresta a nominare i segretari comunali quali fiduciari dei sindaci e delle giunte senza più selezionarli per concorso. Via altri controlli “neutrali”. Perché o per chi? Non credo per i cittadini.



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