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Le barbarie di una nuova shoa

Le barbarie di una nuova shoa
Negli ultimi anni sono morti nel Mediterraneo almeno 15.000 migranti. E continuano a morire, anche se, allontanate le ONG, cade il silenzio su una strage continua, atroce, senza pietà neppure per i bambini. Il ministro della malavita però non si accontenta delle vite spezzate e del successo dei suoi slogan feroci. Vorrebbe di più. Per ogni vita strappata alla morte 5.000 euro di multa comminata ai salvatori. In un paese che alza muri, in città che si chiudono ai diversi, trattandoli come scarti dell’umanità, occorre ribellarsi prima che la barbarie di una nuova shoa diventi la specificità intollerabile di questi tempi feroci. (m.c.g)

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martedì 30 dicembre 2014

Tortura, 2014 nero

Se nel 2015 il Parlamento non sarà diverso e non avrà introdotto la tortura tra i reati penali  i tor­tu­ra­tori di tutto il mondo potranno scegliere di venire in Ita­lia come se fosse un para­diso criminale. Il manifesto, 30 dicembre 2014

Tor­tura in Ita­lia: anche il 2014 è tra­scorso nel segno della impu­nità. «L’inadempienza dell’Italia nell’adeguarsi agli obbli­ghi della Con­ven­zione Onu crea una situa­zione para­dos­sale in cui un reato come la tor­tura che a deter­mi­nate con­di­zioni può con­fi­gu­rare anche un cri­mine con­tro l’umanità, per l’ordinamento ita­liano non è un reato spe­ci­fico… È quindi neces­sa­ria una legge che tra­duca il divieto inter­na­zio­nale di tor­tura in una fat­ti­spe­cie di reato, defi­nen­done i con­te­nuti e sta­bi­lendo la pena, che potrà deter­mi­nare anche il regime tem­po­rale della pre­scri­zione. Per­tanto, nella attuale situa­zione nor­ma­tiva non può invo­carsi, così come fa parte ricor­rente, l’imprescrittibilità della tor­tura, cioè di un reato che non c’è». Così ha scritto nero su bianco la Corte di Cas­sa­zione in una sen­tenza del 17 luglio del 2014 resa pub­blica poche set­ti­mane fa. Nella sen­tenza si cer­ti­fica l’impossibilità di estra­dare in Argen­tina il sacer­dote Franco Rever­beri, accu­sato dai magi­strati suda­me­ri­cani di avere par­te­ci­pato nella sua veste di cap­pel­lano mili­tare ai ‘tor­menti’ dei tor­tu­rati ai tempi di Videla. In assenza del delitto di tor­tura nei con­fronti del sacer­dote pos­sono essere pre­vi­ste ipo­tesi di reato che hanno tempi di pre­scri­zione ben più brevi. Invece la tor­tura, cri­mine con­tro l’umanità al pari del geno­ci­dio, dovrebbe essere impre­scrit­ti­bile o quanto meno avere tempi molto lun­ghi di prescrizione.

Il 17 luglio del 1998, ovvero sedici anni prima rispetto alla sen­tenza della Cas­sa­zione nel caso Rever­beri, l’Italia aveva orga­niz­zato solen­ne­mente a Roma in Cam­pi­do­glio la con­fe­renza isti­tu­tiva della Corte Penale Inter­na­zio­nale com­pe­tente in mate­ria di cri­mini con­tro l’umanità. La Corte è nata, sep­pur sten­ta­ta­mente. L’Italia non si è mai ade­guata fino in fondo allo Sta­tuto della Corte voluta dall’Onu. Tra i cri­mini che la Corte è depu­tata a giu­di­care vi è la tor­tura. Non essen­dovi il delitto nel nostro codice penale sarà ben dif­fi­cile arre­stare quel mili­tare o dit­ta­tore che si è mac­chiato di que­sto cri­mine all’estero e viene a tro­vare rifu­gio in Ita­lia. I tor­tu­ra­tori di tutto il mondo pos­sono sce­gliere di venire in Ita­lia come se fosse un para­diso criminale.

Tre anni dopo la con­fe­renza di Cam­pi­do­glio, nel luglio del 2001, ovvero tre­dici anni prima della sen­tenza della Cas­sa­zione, c’è stata la tra­ge­dia geno­vese. Un pezzo dell’apparato di Stato orga­nizza e com­mette vio­lenze bru­tali con­tro chi mani­fe­stava con­tro il G8. Par­tono i pro­cessi. Un certo numero tra poli­ziotti e fun­zio­nari viene messo sotto inchie­sta. La con­danna inter­viene ma per reati lievi. Manca infatti il delitto di tor­tura. A uno dei tor­tu­rati di Bol­za­neto gli agenti della poli­zia peni­ten­zia­ria, dopo essersi van­tati di essere nazi­sti e di pro­vare pia­cere a pic­chiare un «omo­ses­suale, comu­ni­sta, mer­doso», dopo averlo offeso dicen­do­gli «fro­cio ed ebreo», lo hanno por­tato fuori dall’infermeria e gli hanno striz­zato i testi­coli, come nella tra­di­zione tra­gica della tor­tura a Villa Tri­ste o a Villa Gri­maldi. «Entro sta­sera vi sco­pe­remo tutte». Machi­smo e fasci­smo, come sem­pre insieme appas­sio­na­ta­mente. Tra il 2001 e il 2014 ci sono stati casi che hanno scosso le coscienze di que­sto paese. Un giu­dice ad Asti nel gen­naio del 2012 ha cer­ti­fi­cato che la tor­tura com­messa da alcuni poli­ziotti peni­ten­ziari non era da lui puni­bile in assenza del delitto nel codice. Siamo alla fine del 2014 e il Par­la­mento resta ancora in silen­zio. Anti­gone, insieme ad Amne­sty Inter­na­tio­nal, Arci, Cit­ta­di­nanza Attiva, Cild e decine di altre orga­niz­za­zioni ha orga­niz­zato un minuto di silen­zio in Par­la­mento lo scorso 10 dicem­bre 2014 spe­rando di met­tere i depu­tati davanti alle loro respon­sa­bi­lità e volendo stig­ma­tiz­zare il silen­zio col­pe­vole delle isti­tu­zioni. L’esito della discus­sione par­la­men­tare è quanto meno mor­ti­fi­cante: è stata rin­viata a dopo le vacanze. L’Italia, va ricor­dato, aveva preso for­mal­mente que­sto impe­gno inter­na­zio­nale nel 1988. Nella scorsa pri­ma­vera il Senato ha appro­vato un testo non con­forme a quanto pre­vi­sto nella Con­ven­zione delle Nazioni Unite con­tro la tor­tura: si usa il plu­rale per le vio­lenze (un’unica vio­lenza non deter­mi­ne­rebbe tor­tura) e si con­fi­gura il delitto come delitto gene­rico ovvero non tipico di chi ha obbli­ghi legali di custo­dia. La Camera sta ragio­nando — len­ta­mente, molto len­ta­mente, troppo len­ta­mente — intorno a pos­si­bili miglio­ra­menti. Que­sta è buona cosa ma lo fa senza veri­fi­care cosa potrebbe acca­dere in Senato nel caso di un nuovo cam­bio di testo. Infatti, fino a quando resi­ste il bica­me­ra­li­smo, ad ogni cam­bia­mento il testo torna all’altra Camera.

In Senato non vi sono garan­zie che ci siano i numeri per far pas­sare la legge. Ci sono gruppi dello stesso par­tito che hanno votato o preso posi­zioni molto diverse, se non oppo­ste, alla Camera e in Senato. A Palazzo Madama il Ncd ha dato il peg­gio di sé. Gli emen­da­menti peg­gio­ra­tivi del testo sono tutti suoi. «Acco­gliamo con grande favore l’introduzione del nuovo reato, che è uno stru­mento in più per per­se­guire le vio­la­zioni alla tutela dei diritti dell’uomo. L’unica per­ples­sità è nella fase appli­ca­tiva, non certo in ter­mini di prin­ci­pio. Ci sono alcune cri­ti­cità nel testo». Così il capo della Poli­zia Ales­san­dro Pansa audito in Com­mis­sione Giu­sti­zia alla Camera. Le sue dichia­ra­zioni costi­tui­scono un passo in avanti impor­tante. Dun­que ci rivol­giamo a tutti i par­la­men­tari del campo demo­cra­tico, libe­rale, cat­to­lico, pro­gres­si­sta: se siete con­tro la codi­fi­ca­zione del delitto di tor­tura abbiate il corag­gio di dirlo pub­bli­ca­mente (alle Nazioni Unite, ai nostri let­tori e alle nostre asso­cia­zioni); se invece siete favo­re­voli scri­vete la migliore legge pos­si­bile a appro­va­tela defi­ni­ti­va­mente nel giro di un mese.



* pre­si­dente Antigone
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