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23M 2019: una marcia rivoluzionaria

23M 2019: una marcia rivoluzionaria
Il 23 marzo 2019 anche eddyburg si unisce alle migliaia di persone che scenderanno in strada per le vie e le piazze di Roma in una grande Marcia per il clima, contro le grandi opere inutili e per una giustizia ambientale. Ancora una volta sono i movimenti, i comitati, gli abitanti a rivendicare le ragioni per una rivoluzione del sistema, del modello di sviluppo in assenza di una sintesi politica capace di cogliere la svolta radicale necessaria per coniugare la salute, il benessere sociale, la salvaguardia del nostro pianeta terra e delle specie che lo abitano e i diritti umani. (i.b)

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giovedì 25 dicembre 2014

Renzi regala tutele calanti

«Jobs act. Niente articolo 18, allargamento alle procedure collettive e alle aziende che passano sopra i 15 addetti. Ecco il nuovo contratto. Il consiglio dei ministri vara il primo decreto: licenziare sarà più facile e costerà meno alle imprese. Damiano: "Norme da cancellare"». Il manifesto, 24 dicembre 2014

Il pacco di natale lo stanno infioc­chet­tando diret­ta­mente a palazzo Chigi. Que­sta mat­tina sarà il con­si­glio dei mini­stri a scar­tarlo, seb­bene il con­te­nuto dif­fi­cil­mente sarà noto subito ai lavo­ra­tori ita­liani in tutte le sue parti: come al solito ci si limi­terà agli annunci. Renzi ven­derà il con­tratto a tutele cre­scenti come un modo per dare lavoro ai gio­vani e com­bat­tere la precarietà.

In realtà sosti­tui­sce in toto il con­tratto a tempo inde­ter­mi­nato: c’è già la fila di aziende pronte a licen­ziare i pro­pri lavo­ra­tori e a rias­su­merli col nuovo con­tratto. Il primo decreto delega del Jobs act san­cirà comun­que la can­cel­la­zione dell’articolo 18 dalla legi­sla­zione italiana.

Dopo 44 anni di vita, il rein­te­gro in caso di licen­zia­mento senza giu­sta causa rimarrà solo per i licen­zia­menti di tipo discri­mi­na­to­rio, tute­lati dalla Costi­tu­zione, che per for­tuna non era oggetto della delega in bianco votata dal par­la­mento al governo.

Per il resto la libertà di licen­zia­mento pro­pa­gan­data dai con­si­glieri eco­no­mici di Mat­teo Renzi - il boc­co­niano Tom­maso Nan­ni­cini, Yoram Gut­geld e il respon­sa­bile eco­no­mia Pd ed ex civa­tiano Filippo Tad­dei - sarà sostan­zial­mente totale. Con il mini­stro del lavoro Giu­liano Poletti nel ruolo di media­tore rispetto alle richie­ste spon­so­riz­zate da Mau­ri­zio Sac­coni e Pie­tro Ichino.

Anche l’unica pic­cola vit­to­ria della mino­ranza Pd - il ripri­stino del rein­te­gro in alcuni casi di licen­zia­menti disci­pli­nari - sarà supe­rato dalla cosid­detta opting out: la pos­si­bi­lità per l’azienda di sce­gliere di pagare un inden­nizzo al posto del rein­te­gro. Con il con­ten­tino per i lavo­ra­tori di rice­vere la cifra a tas­sa­zione agevolata.

La quan­ti­fi­ca­zione degli inden­nizzi è già stata fis­sata e riduce di molto i livelli pre­vi­sti dalla riforma For­nero: per le aziende fino a 15 dipen­denti si pre­vede una mezza men­si­lità per ogni anno di anzia­nità, per quelle da 16 a 200 dipen­denti si sali­rebbe a 1,5 men­si­lità per anno, sopra i 200 dipen­denti si andrebbe a due men­si­lità per anno. Il tetto mas­simo per i dipen­denti con più anzia­nità sarebbe inva­riato a 24 men­si­lità. Per ovviare al rischio che ai datori di lavoro con­venga assu­mere e poi licen­ziare dopo un anno, sfrut­tando gli incen­tivi sui nuovi assunti pre­vi­sti in legge di sta­bi­lità, il governo sem­bra orien­tato ad aumen­tare a 3 men­si­lità l’indennizzo per il licen­zia­mento dopo un solo anno.

Ma la novità di gior­nata peg­giore per i lavo­ra­tori ita­liani riguarda la ven­ti­lata pos­si­bi­lità di allar­gare tutta la par­tita in modo spro­po­si­tato: la nuova nor­ma­tiva sul con­tratto a tutele cre­scenti riguar­de­rebbe infatti non solo i licen­zia­menti indi­vi­duali ma anche i licen­zia­menti col­let­tivi. Andando quindi ad inter­ve­nire su tutte le gestioni delle crisi azien­dali rego­late dalla legge 223 del 1991, ora usata in caso di esu­beri. In que­sto modo c’è il rischio reale che le imprese scel­gano chi licen­ziare sca­val­cando i cri­teri che oggi impo­gono un ten­ta­tivo di con­ci­lia­zione di 75 giorni con i sin­da­cati e - soprat­tutto - cri­teri pre­cisi per l’individuazione del per­so­nale in esu­bero, tute­lando chi ha cari­chi fami­liari. Insomma, un colpo di mano che per­met­te­rebbe agli impren­di­tori di disfarsi come e quando vogliono di chi scio­pera, di chi con­te­sta, di chi non gli aggrada.

In più nella bozza di palazzo Chigi è pre­vi­sta una norma che con­sen­tirà alle aziende ora sotto i 15 dipen­denti che aumen­tino la loro forza lavoro di appli­care a tutti i loro lavo­ra­tori il nuovo con­tratto a tutele cre­scenti, eli­mi­nando quindi per tutti la tutela dell’articolo 18 che deri­vava dall’aver appunto supe­rato quota 15 addetti. Ver­rebbe così supe­rato l’ostacolo sem­pre strom­baz­zato dalla destra libe­rale: «In Ita­lia le pic­cole aziende non assu­mono per­ché sopra i 15 dipen­denti c’è l’articolo 18».

L’ultima beffa per i lavo­ra­tori - ieri data per meno pro­ba­bile - riguarda la pos­si­bi­lità di licen­zia­mento per scarso ren­di­mento. Anche in que­sto caso a sta­bi­lire se il lavo­ra­tore sia poco pro­dut­tivo sarebbe esclu­si­va­mente l’imprenditore, men­tre al lavo­ra­tore non rimar­rebbe che dimo­strare di essere stato licen­ziato per discriminazione.

Pos­si­bile poi che il con­si­glio dei mini­stri vari il secondo decreto delega, quello sugli ammor­tiz­za­tori sociali. L’Aspi della For­nero dovrebbe essere esteso anche ai co .co .pro - con­tratto che Renzi ha pro­messo di can­cel­lare - allun­gan­done la coper­tura. Ma senza risorse pare una mano­vra assai com­pli­cata per­fino uti­liz­zando i fondi - 500 milioni - per la cassa in deroga: anche que­sti lavo­ra­tori dovreb­bero esserne coperti e quindi non si capi­sce come aumenterebbero.

Una situa­zione che porta Cesare Damiano - pre­si­dente della com­mis­sione Lavoro, una delle due che deve dare un parere vin­co­lante su ogni decreto entro 30 giorni, per poi far tor­nare il testo in con­si­glio dei mini­stri - a fare la voce grossa: «Opting out, allar­ga­mento delle norme ai licen­zia­menti col­let­tivi e licen­zia­mento per scarso ren­di­mento sono prov­ve­di­menti gravi che vanno al di fuori del testo della delega. Vanno tutti e tre eli­mi­nati. Diver­sa­mente avrebbe ragione il mini­stro Alfano: il Jobs act sarebbe scritto con la mano destra»
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