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Le barbarie di una nuova shoa

Le barbarie di una nuova shoa
Negli ultimi anni sono morti nel Mediterraneo almeno 15.000 migranti. E continuano a morire, anche se, allontanate le ONG, cade il silenzio su una strage continua, atroce, senza pietà neppure per i bambini. Il ministro della malavita però non si accontenta delle vite spezzate e del successo dei suoi slogan feroci. Vorrebbe di più. Per ogni vita strappata alla morte 5.000 euro di multa comminata ai salvatori. In un paese che alza muri, in città che si chiudono ai diversi, trattandoli come scarti dell’umanità, occorre ribellarsi prima che la barbarie di una nuova shoa diventi la specificità intollerabile di questi tempi feroci. (m.c.g)

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mercoledì 31 dicembre 2014

L’anomalia greca esplora Bruxelles

La sinistra radicale greca ha come suo leader  un politico serio e capace di convincere e vincere. La scommessa  della Grecia è una speranza per l'Europa e per l'Italia, e un augurio per l'anno che inizia domani. Il manifesto, 31 dicembre 2014
Atene. Apertura al dialogo con Syriza, per i vertici europei la Grecia non è più una fonte di contagio. Ma pesa il pessimismo premeditato dei mercati. Verso le elezioni anticipate del 25 gennaio, Alexis Tsipras lavora da premier. Haircut del debito e cancellazione del memorandum, ma anche rassicurazioni ai creditori

Anto­nis Sama­ras e alcuni part­ner euro­pei alleati del pre­mier greco, in pri­mis la can­cel­liera tede­sca Angela Mer­kel, con­ti­nuano a pro­muo­vere la stra­te­gia della paura. La poli­tica della sini­stra greca, secondo loro, porta il paese nel caos. Die­tro le quinte, però, a sen­tire fonti diplo­ma­ti­che a Bru­xel­les, «si pre­pa­rano a un governo di Syriza, per­ché Ale­xis Tsi­pras sta lasciando la reto­rica rivo­lu­zio­na­ria di due anni fa».

Per i part­ner euro­pei, Atene non è più una fonte di con­ta­gio, come soste­ne­vano in pas­sato, ma sem­pli­ce­mente «un’anomalia in seno all’Ue, e quindi si può dia­lo­gare anche con un governo delle sini­stre». Secondo il Finan­cial Times, la pro­spet­tiva di un tale governo «non è un vero e pro­prio tabù per Bru­xel­les» e «una crisi poli­tica greca, che tre anni fa ha rischiato di affos­sare la moneta unica, potrebbe non costi­tuire più una minac­cia per l’esistenza della zona euro».
C’è, invece, chi con­ti­nua a soste­nere che «l’establishment euro­peo farà tutto quello che potrà fino all’ultimo, in modo che Syriza non governi il paese» e che «il mec­ca­ni­smo del fondo salva-stati non garan­ti­sca al 100% l’Eurozona, nel caso Syriza e la troika (Fmi, Ue, Bce) non tro­vino un accordo». Intanto ad Atene la mag­gio­ranza dei greci non crede che un governo delle sini­stre potrebbe dan­neg­giare il Paese, anzi, c’è la con­sa­pe­vo­lezza che i gio­chi spe­cu­la­tivi ven­gono fatti dai mer­cati e dagli inve­sti­tori stranieri.

Il taglio del debito pubblico

L’agenzia Bloom­berg e alcuni mass-media con­ser­va­tori euro­pei stanno adot­tando l’idea di un taglio del debito pub­blico greco, pro­po­sta avan­zata da tempo da Ale­xis Tsi­pras, ma di cui, per il momento, non si è par­lato a Ber­lino o a Bruxelles.

L’haircut del debito — il rap­porto tra debito e Pil rimane a livelli altis­simi, attorno al 170% -, come pre­sup­po­sto per la cre­scita del Paese, è infatti uno dei due pila­stri del pro­gramma eco­no­mico della sini­stra radi­cale, l’altro riguarda la can­cel­la­zione del memo­ran­dum. E su que­sto «il governo di Syriza chie­derà una con­fe­renza inter­na­zio­nale» afferma Tsi­pras, secondo il quale «il taglio non andrebbe a pena­liz­zare i cre­diti dete­nuti dai pri­vati, ma dovrebbe essere con­cesso dalla troika, che ha in mano una grossa fetta di que­sto debito pub­blico greco».

Tant è vero che, a sen­tire gli eco­no­mi­sti, que­sti pre­stiti ad Atene non saranno mai ero­gati per intero, quindi è meglio per i cre­di­tori un taglio del debito oppure un pro­lun­ga­mento degli acconti, visto che «un fatto simile (il taglio del debito) è avve­nuto in Ger­ma­nia nel 1953», come fa notare l’eurodeputato Mano­lis Glezos.

Tsi­pras, inol­tre, ha pro­messo di far aumen­tare ai livelli pre­ce­denti alla crisi, il sala­rio minimo men­sile (abo­li­zione di alcuni tagli con­cor­dati con la troika), la lotta all’evasione fiscale, che arriva al 25% del Pil (la media euro­pea è attorno al 10%) e alla cor­ru­zione, la crea­zione di 300 mila nuovi posti di lavoro pun­tando su un piano di inve­sti­menti per sti­mo­lare la cre­scita e l’alleggerimento fiscale degli strati sociali più col­piti dalla crisi; il lea­der di Syriza è con­tra­rio, invece, a qual­siasi misura aggiun­tiva, cioè a una nuova auste­rity che pre­veda ancora tagli a sti­pendi, pen­sioni e inden­nità oltre a licen­zia­menti, come pre­sup­po­sto per l’incasso di nuovi aiuti finan­ziari dai cre­di­tori internazionali.

I mer­cati sul Grexit

All’atteggiamento ambi­guo dei part­ner euro­pei si sovrap­pone il pes­si­mi­smo pre­me­di­tato dei mer­cati che temono «il ritorno del default in Gre­cia» e di «una tem­pe­sta nella zona euro», se Syriza «annu­lerà tutti gli accordi con la troika». «Il 2014 non è il 2012 e quindi non pas­serà il ter­ro­ri­smo dei mer­cati», sot­to­li­nea Tsi­pras, ma lo scon­tro tra un governo delle sini­stre e i mer­cati sem­bra ine­vi­ta­bile anche nel caso che i part­ner euro­pei voles­sero evi­tarlo. Indi­ca­tivo è il crollo cla­mo­roso della borsa di Atene pro­prio nel giorno in cui uffi­cial­mente si anti­ci­pa­vano le ele­zioni pre­si­den­ziali, ma anche quello di lunedì scorso, crolli inter­pre­tati come un avver­ti­mento nei con­fronti di chi, leggi Syriza, cerca di deviare da ciò che gli stessi mer­cati con­si­de­rano «sta­bi­lità politica».

L’incubo del Gre­xit, dell’uscita della Gre­cia dalla zona euro viene ripro­dotto senza scru­poli dai mer­cati, i quali, a pre­scin­dere dalla situa­zione reale, dai «pro­gressi» sul fronte macroe­co­no­mico di Atene, comun­que si schie­rano con­tro Syriza.

Gold­man Sachs e l’agenzia di rating Moody’s valu­tano nega­ti­va­mente sia la pro­spet­tiva di ele­zioni anti­ci­pate, per­ché dimi­nui­rebbe la cre­di­bi­lità del paese, sia l’eventualità di un governo delle sini­stre, per­ché «potrebbe tagliare i ponti con i cre­di­tori internazionali».

Secondo ana­lisi pes­si­mi­ste, ripro­dotte da alcuni quo­ti­diani, «la con­se­guenza dell’interruzione dei finan­zia­menti dalla Bce alle ban­che gre­che (nel caso che un governo del Syriza con­ti­nui a opporsi alle misure aggiun­tive) sarebbe la chiu­sura improv­visa degli spor­telli e dei ban­co­mat in Gre­cia, impe­dendo così ai cor­ren­ti­sti di acce­dere ai loro soldi» come acca­duto nel marzo del 2013 a Cipro. Allora nell’ isola le ban­che cipriote rima­sero senza con­tanti per parec­chi giorni, pro­vo­cando la rea­zione dei cit­ta­dini e un memo­ran­dum pesante per tutti i ciprioti.

Corsa con­tro il tempo

Il tempo nella capi­tale greca in effetti stringe. Tra un mese, a pre­scin­dere dalle ele­zioni anti­ci­pate e dal governo che si for­merà, Atene deve incas­sare 7 miliardi di euro (sui 230 già con­cessi) per coprire i pro­pri biso­gni. L’Eurogruppo durante la sua riu­nione a metà dicem­bre ha deciso di pro­lun­gare la vali­dità del pro­gramma di risa­na­mento dell’economia greca sino alla fine del pros­simo feb­braio — la deci­sione è stata respinta da Syriza — ma sta alla troika e al governo greco tro­vare un accordo sulle misure aggiun­tive (altri 2,5 miliardi di tagli), fina­liz­zate alla con­clu­sione del con­trollo sull’attuazione del pro­gramma stesso. Que­sta è infatti la con­di­zione indi­spen­sa­bile per l’uscita del Paese dal memo­ran­dum e per l’attuazione della linea di soste­gno pre­cau­zio­nale (Eccl) fin­ché la Gre­cia non sarà in grado di tor­nare sui mer­cati inter­na­zio­nali.

In altri ter­mini, Bru­xel­les e Ber­lino sot­to­li­neano che né il denaro, né la linea di cre­dito pre­cau­zio­nale saranno con­cessi ad Atene fino a quando la Gre­cia non avrà con­cluso il piano di risa­na­mento eco­no­mico nel suo insieme, che vuol dire accet­ta­zione da parte del governo greco della nuova austerity.

La domanda che si pone già è come si potranno incas­sare quei soldi dai cre­di­tori inter­na­zio­nali neces­sari ad Atene per pagare gli sti­pendi, le pen­sioni e per rifi­nan­ziare il debito (i bond in sca­denza), nel momento in cui pro­prio in quel periodo, in feb­braio, ci sarà il ricorso anti­ci­pato alle urne e le trat­tat­tive per la for­ma­zione di un governo? Come si com­por­terà Ale­xis Tsi­pras, tra i cri­tici più severi delle poli­ti­che di auste­rità del Fondo mone­ta­rio inter­na­zio­nale, dell’Unione euro­pea e della Banca cen­trale euro­pea? Se come nuovo pre­mier respin­gerà ogni trat­tat­tiva con la troika, lo stato greco rischia di tro­varsi senza soldi nelle casse; se accetta avrà fatto una mano­vra di 180 gradi.

La tat­tica di Tsipras

Per il momento il lea­der della sini­stra radi­cale greca ras­si­cura i suoi inter­lo­cu­tori inter­na­zio­nali e soprat­tutto gli euro­pei che non ha la minima inten­zione di uscire dall’euro, sapendo benis­simo che l’Ue non può per­met­tersi di far uscire la Gre­cia dall’Eurozona, non sol­tanto per­ché non è pre­vi­sto nei trat­tati dell’Ue, ma anche per le riper­cus­sione che avrebbe in tutto il vec­chio continente.

Quello che conta per Syriza è gua­da­gnare tempo e non ali­men­tare, senza volerlo a causa della pres­sione dei mer­cati, la crisi uma­ni­ta­ria nel Paese. A un passo dal potere Tsi­pras sta cam­biando tat­tica — altri dicono oltre la reto­rica, anche stra­te­gia poli­tica — per quanto riguarda il memo­ran­dum, gli accordi già fir­mati tra Atene e la troika.

La pro­messa del lea­der di Syriza, un anno fa al par­la­mento, che «l’unica pro­po­sta alter­na­tiva è l’annullamento di tutte le misure di auste­rità con una legge che avrà sol­tanto un arti­colo» è stata sosti­tuita dall’ even­tua­lità di trat­tare con i cre­di­tori inter­na­zio­nali e comun­que di non deci­dere prima di con­sul­tarsi con loro. Anche per­ché noti espo­nenti della sini­stra radi­cale, come il pro­fes­sore di Diritto del lavoro Ale­xis Mitro­pou­los, par­la­men­tare di Syriza e pro­ve­niente dal Pasok, fanno notare che «chi crede che il memo­ran­dum potrebbe essere annul­lato sem­pli­ce­mente con una legge non cono­sce affatto gli impe­gni deri­vanti dagli accordi».

Tsi­pras con i ver­tici di Syriza sono già al lavoro per met­tere a punto il pro­gramma dei primi cento giorni di governo e soprat­tutto per non tro­varsi impre­pa­rati a ridosso delle sca­denze di feb­braio. A que­sto pro­po­sito si è incon­trato con l’ex gover­na­tore della Banca di Gre­cia, Jor­gos Pro­vo­pou­los, defi­nito un anno fa «l’ambulante delle banche».

Rea­zioni interne

Che Tsi­pras abbia lasciato la reto­rica, dando spa­zio al rea­li­smo poli­tico, è evi­dente anche dalla sua visita al Pen­ta­gono, il quar­tier gene­rale del mini­stero della difesa greco, tra­di­zio­nal­mente roc­ca­forte della destra (la memo­ria del colpo di stato dei colo­nelli nel 1967 è ancora viva), dove ha ras­si­cu­rato la lea­der­ship mili­tare, «Ci sarà una con­ti­nua­zione nello stato», ha pro­messo se Syriza andrà al potere. Il tour del lea­der della sini­stra radi­cale ha com­por­tato anche la visita ai mona­steri di Monte Athos, al Vati­cano, dove si è incon­trato con il Pon­te­fice, e all’archivescovo della potente Chiesa Orto­dossa Greca per accre­di­tarsi fra le gerar­chie in vista delle urne.

In que­sto ambito di aper­ture poli­ti­che Tsi­pras si è incon­trato al Forum di Como con José Manuel Bar­roso, Jean Claude Tri­chet, Joa­quin Almu­nia, Mario Monti, Enrico Letta, men­tre i respon­sa­bili della poli­tica eco­no­mica di Syriza, Jor­gos Sta­tha­kis e Jan­nis Milios, entrambi pro­fes­sori uni­ver­si­tari, sono andati alla City di Lon­dra a par­lare per illu­strare e discu­tere con inve­sti­tori e rap­pre­sen­tanti di hedge fund il pro­gramma eco­no­mico del partito.

Que­ste mosse di rea­li­smo poli­tico di uno Tsi­pras in pole posi­tion per la pre­mier­ship, non ven­gono viste di buon occhio dai suoi avver­sari interni, come per esem­pio Pana­jo­tis Lafa­za­nis, capo­gruppo par­la­men­tare e lea­der dell’Aristero Revma (Cor­rente di sini­stra), com­po­nente comu­ni­sta di vec­chio stampo in seno a Syriza, che «non vorebbe alcun con­tatto con i rap­pre­sen­tanti del neo­li­be­ra­li­smo euro­peo». «Di poli­glot­ti­smo degli espo­nenti di Syriza per quanto riguarda le pro­po­ste per uscire dalla crisi» parla anche una parte del elet­to­rato, nono­stante si dichiari a favore della sini­stra radicale
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