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23M 2019: una marcia rivoluzionaria

23M 2019: una marcia rivoluzionaria
Il 23 marzo 2019 anche eddyburg si unisce alle migliaia di persone che scenderanno in strada per le vie e le piazze di Roma in una grande Marcia per il clima, contro le grandi opere inutili e per una giustizia ambientale. Ancora una volta sono i movimenti, i comitati, gli abitanti a rivendicare le ragioni per una rivoluzione del sistema, del modello di sviluppo in assenza di una sintesi politica capace di cogliere la svolta radicale necessaria per coniugare la salute, il benessere sociale, la salvaguardia del nostro pianeta terra e delle specie che lo abitano e i diritti umani. (i.b)

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martedì 30 dicembre 2014

«Democrazia. Sfida Greca»

Interviste a Yanis Varou­fa­kis, eco­no­mi­sta molto vicino a Syriza, e a Dimi­tris Papa­dimoulis, vicepresidente del Parlamento europeo, capogruppo degli europarlamentari di Syriza, di Thomas Fazi e Argiris Panagopoulos. Il manifesto, 30 dicembre 2014 (m.p.r.)


VAROUFAKIS:
«SOLO TANTE MENZOGNE SULLA RIPRESA GRECA»
di Thomas Fazi


Dopo l’annuncio che il 25 gen­naio la Gre­cia tor­nerà alle urne (fal­lito il terzo e deci­sivo voto per il nuovo pre­si­dente della Repub­blica), la pro­spet­tiva di una vit­to­ria di Syriza, la forza della sini­stra radi­cale gui­data da Ale­xis Tsi­pras e data per favo­rita dai son­daggi, si fa sem­pre più con­creta. Facendo tre­mare sia i mer­cati che l’establishment euro­peo, che ave­vano già mani­fe­stato il loro disap­punto dopo la deci­sione del primo mini­stro Anto­nis Sama­ras di anti­ci­pare a que­sto mese l’elezione del pre­si­dente della Repub­blica. I primi man­dando a picco la borsa di Atene e facendo schiz­zare in alto i tassi sui titoli di stato a dieci anni; il secondo augu­ran­dosi, per bocca del pre­si­dente della Com­mis­sione Junc­ker, che i greci non votino «in modo sba­gliato». Tsi­pras, però, non ha nes­suna inten­zione di por­tare la Gre­cia fuori dall’euro, e per quel che riguarda il suo piano di ristrut­tu­ra­zione del debito greco, egli non intende col­pire i cre­di­tori pri­vati ma piut­to­sto i cre­di­tori uffi­ciali: l’Unione euro­pea e in par­ti­co­lare la Ger­ma­nia. Di que­sto e altro abbiamo par­lato con Yanis Varou­fa­kis, eco­no­mi­sta molto vicino a Syriza.

La Gre­cia, che oggi mostra un tasso di cre­scita eco­no­mica tra i più alti di tutta l’Unione, viene pre­sen­tata dai fau­tori dell’austerità come una dimo­stra­zione dell’efficacia del con­so­li­da­mento fiscale e della sva­lu­ta­zione interna, che avreb­bero reso l’economia greca più effi­ciente e com­pe­ti­tiva. Cosa ne pensa?
Penso che sia una per­versa distor­sione della realtà. La Gre­cia è in piena Grande Depres­sione. Sono sette anni che i red­diti e gli inve­sti­menti nel paese sono in caduta libera; que­sto ha deter­mi­nato una vera e pro­pria crisi uma­ni­ta­ria. E adesso, sulla base di un tri­me­stre di cre­scita del Pil reale, sono tutti lì a festeg­giare la «fine» della reces­sione! Ma se si guar­dano atten­ta­mente i numeri, ci si rende conto che siamo ancora in reces­sione, anche in base ai dati uffi­ciali. La spie­ga­zione è piut­to­sto sem­plice: nello stesso periodo in cui il Pil reale è cre­sciuto dello 0.7%, i prezzi sono caduti in media dell’1.9%. Per chi non lo sapesse, il Pil reale equi­vale al Pil nomi­nale (ossia cal­co­lato in euro) diviso per l’indice dei prezzi (il cosid­detto defla­tore del Pil). Con­si­de­rando che que­sto indice è sceso dell’1.9%, e che il Pil reale è aumen­tato solo dello 0.7%, que­sto vuol dire che il Pil misu­rato in ter­mini nomi­nali, ossia in euro, è sceso! Dun­que la cre­scita del Pil reale non dipende dal fatto che il red­dito nazio­nale, in euro, è cre­sciuto; dipende dal fatto che esso è caduto più len­ta­mente dei prezzi. E ora l’establishment poli­tico, sia euro­peo che nazio­nale, vor­rebbe ven­dere ai greci que­sto pic­colo trucco con­ta­bile come la “fine della reces­sione”. Ma non funzionerà.

Pil al –25%, disoc­cu­pa­zione ai mas­simi livelli dai tempi della seconda guerra mon­diale: pensa che que­sti siano sem­pli­ce­mente gli effetti inde­si­de­rati di poli­ti­che «sba­gliate», o pos­sono essere con­si­de­rati il frutto di un dise­gno preciso?
Nes­suna delle due, credo. Que­ste poli­ti­che erano le uni­che che non com­por­ta­vano un’ammissione del fatto che l’architettura dell’eurozona è fon­da­men­tal­mente disfun­zio­nale, e che la crisi era siste­mica e non «greca». Ma soprat­tutto, erano le uni­che ad essere com­pa­ti­bili con quello che era l’obiettivo prin­ci­pale dell’establishment: sal­va­guar­dare i ban­chieri da qua­lun­que ten­ta­tivo di espro­pria­zione da parte dell’Unione euro­pea o degli stati mem­bri. Ed è così che una nazione pic­cola ma fiera è stata costretta a imple­men­tare una feroce poli­tica di sva­lu­ta­zione interna che ha cau­sato e sta cau­sando enormi sof­fe­renze alla popo­la­zione, oltre ad aver fatto lie­vi­tare il debito pri­vato e pub­blico del paese a livelli inso­ste­ni­bili, e tutto que­sto per man­te­nere l’illusione che l’architettura dell’eurozona fosse soste­ni­bile, e per sca­ri­care le per­dite colos­sali delle ban­che pri­vate sulle spalle dei cit­ta­dini comuni, dei lavo­ra­tori e dei con­tri­buenti. Una volta decisa la stra­te­gia, l’hanno poi amman­tata di pro­pa­ganda neo­li­be­ri­sta per ren­derla più appetibile…

Per­ché i mer­cati hanno così paura di Syriza secondo lei?
Quello che temono è lo scop­pio delle due bolle eco­no­mi­che gon­fiate ad arte da Ber­lino, Fran­co­forte e Bru­xel­les negli ultimi anni, quella dei titoli sovrani e quella dei titoli di borsa, che ave­vano lo scopo di ali­men­tare l’illusione della «ripresa greca». Ma que­sto è il destino di tutte le bolle: alla fine scop­piano. E prima lo faranno meglio sarà, per­ché ci costrin­gerà a guar­dare final­mente in fac­cia la realtà e a darci da fare per miglio­rare le con­di­zioni di vita di tutti, sia in Gre­cia che nel resto dell’eurozona.

Pensa che la vit­to­ria di Syriza sia un’ipotesi rea­li­sti­ca­mente pos­si­bile? O ritiene che le forze con­ser­va­trici dell’establishment greco - ed euro­peo - siano dispo­ste a tutto pur di sbar­rar­gli la strada?
Entrambe le cose. Non c’è alcun dub­bio che le forze dell’establishment faranno di tutto per fer­mare Syriza, ricor­rendo alle più bie­che forme di ter­ro­ri­smo psi­co­lo­gico nei con­fronti dell’elettorato greco. Ma sem­bra che que­sta volta tale stra­te­gia, già impie­gata con suc­cesso in pas­sato, sia desti­nata a fal­lire. Una vit­to­ria di Syriza al momento sem­bra sem­pre più probabile.

Come giu­dica l’augurio di Junc­ker affin­ché i greci non votino «in modo sbagliato»?
Direi che dimo­stra un pro­fondo disprezzo per la demo­cra­zia, e un atteg­gia­mento neo­co­lo­niale che si fa beffa dell’idea secondo cui l’Unione rispetta la sovra­nità dei suoi stati mem­bri. In teo­ria, è la Com­mis­sione euro­pea che è tenuta a rispon­dere delle sue scelte di fronte ai cit­ta­dini degli stati mem­bri, e non i cit­ta­dini che sono tenuti a rispon­dere delle loro scelte di fronte alla Com­mis­sione. E per defi­ni­zione la Com­mis­sione non può espri­mere alcun giu­di­zio di merito sull’esito di un’elezione. E non può di certo dire quale sia il can­di­dato «giu­sto» e quello «sba­gliato». Con que­sta affer­ma­zione, Junc­ker ha fatto cadere ancora più in basso la repu­ta­zione della Com­mis­sione, già ai minimi sto­rici, e ha allar­gato ancora di più il defi­cit demo­cra­tico dell’Ue. Il suo inter­vento è stata una delle mosse più anti-europee che si potes­sero imma­gi­nare, in quanto è riu­scito a dele­git­ti­mare in un colpo solo sia la Com­mis­sione che l’Unione stessa.

Ci può descri­vere in breve i punti prin­ci­pali del pro­gramma di Syriza?
In primo luogo, un governo gui­dato da Syriza farà di tutto per far sì che l’Europa affronti i nodi che finora si è rifiu­tata di affron­tare: la disfun­zio­na­lità dell’architettura dell’eurozona, e il fatto che i cosid­detti “sal­va­taggi” della troika - che erano tutto fuor­ché dei sal­va­taggi - sono stati molto dele­teri sia per i paesi della peri­fe­ria che per quelli del cen­tro, inclusa la Ger­ma­nia. In secondo luogo, si sfor­zerà di rico­struire e di rimet­tere in moto l’economia sociale della Gre­cia per mezzo di un «New Deal per l’Europa» fina­liz­zato a tirare tutta la peri­fe­ria, e non solo la Gre­cia, fuori dalla depres­sione. Infine, si ado­pe­rerà per rifor­mare sia il set­tore pri­vato che quello pub­blico al fine di incre­men­tarne la crea­ti­vità e la pro­dut­ti­vità, e per costruire una società migliore.

Il ritorno alla nor­ma­lità passa neces­sa­ria­mente per un default su una parte del debito pubblico?
Sì, e que­sto non vale solo per la Gre­cia. La Gre­cia farà senz’altro default a un certo punto, ma pro­ba­bil­mente non lo farà in maniera for­male, ma con un taglio del debito greco nei con­fronti del resto dell’Europa. E a quel punto, poco dopo, segui­ranno l’Italia e poi la Spa­gna e il Por­to­gallo. Di fatto rap­pre­sen­terà il primo passo verso una spe­cie di unione fiscale: quando uno stato ha avuto in pre­stito dagli altri e non è in grado di ripa­gare al tasso con­cor­dato, è una spe­cie di unione fiscale, ma una spe­cie ter­ri­bile, la peg­gior spe­cie, un’unione fiscale per default.


PAPADIMOULIS: «UN VOTO PER CAMBIARE TUTTA L'EUROPA»
di Argiris Panagopoulos


Syriza vin­cerà le ele­zioni per cam­biare la Gre­cia e l’Europa, sostiene con­vinto il vice­pre­si­dente del Par­la­mento Euro­peo Dimi­tris Papa­di­mou­lis, che si pre­para per dare bat­ta­glia elet­to­rale e rom­pere il cer­chio dell’austerità in Europa. Papa­di­mou­lis crede che la vit­to­ria di Syriza offrirà una grande pos­si­bi­lità alla Gre­cia e ai paesi della Ue col­piti dalla crisi per cam­biare gli equi­li­bri in Europa. Dimi­tris Papa­di­mou­lis, è vice­pre­si­dente del Par­la­mento euro­peo, capo­gruppo degli euro­par­la­men­tari di Syriza, con una lunga espe­rienza anche nel par­la­mento greco, dove è stato por­ta­voce di Syriza. Pro­viene dai gio­vani dei comu­ni­sti demo­cra­tici del Par­tito Comu­ni­sta Greco e ha rap­pre­sen­tato per anni Syna­spi­smos nel par­la­mento greco e nel Par­la­mento Euro­peo fino alla nascita di Syriza, di cui è diven­tato uno dei suoi più noti esponenti.

Come valu­tate il risul­tato della terza votazione?
Era quanto ave­vamo pre­vi­sto. La sfida ora è di andare alle ele­zioni con una vera con­trap­po­si­zione poli­tica tra i pro­grammi e i pro­getti per il futuro del paese. Senza il mer­ca­tino della paura e l’allarmismo, senza un clima poli­tico da guerra civile, per­ché tutto que­sta pro­voca danni al paese e la sua eco­no­mia. Noi abbiamo lavo­rato sem­pre per unire le forze demo­cra­ti­che e il nostro popolo. Non vogliamo divi­sioni. Il governo è stato costretto ad acce­le­rare per l’elezione del pre­si­dente della repub­blica per­ché altri­menti doveva far votare un altro pac­chetto di misure di auste­rità. Sape­vano molto bene che dopo le tre vota­zioni in par­la­mento dove­vamo andare alle urne. E loro sanno bene che per­de­ranno le ele­zioni. Per Syriza si pre­senta una vera sfida per cam­biare il nostro Paese e non solo. Per que­sto serve una grande alleanza elet­to­rale con un pro­gramma rea­li­stico, effi­ciente e prag­ma­tico. Syriza è coe­rente con tutto quanto ha detto e fatto. Non fa alleanze occa­sio­nali. Gli ultimi anni abbiamo visto di tutto, Nuova Demo­cra­zia e Pasok gover­nare insieme, un primo mini­stro venuto dalle ban­che senza nes­suna legit­ti­mità e una piog­gia di Memo­ran­dum e decreti fuori da ogni legit­ti­mità demo­cra­tica e parlamentare.

Syriza rap­pre­senta un peri­colo per l’Europa?
L’obiettivo prin­ci­pale del nostro pro­gramma è far diven­tare la Gre­cia uno stato mem­bro pari­ta­rio con pieni diritti den­tro l’Unione Euro­pea e den­tro l’eurozona. Un paese dove ci sarà in vigore lo stato di diritto e la giu­sti­zia sociale, con una cre­scita eco­no­mica senza que­sta atroce disoc­cu­pa­zione e la galop­pante reces­sione. Il pro­gramma di Syriza è pieno di pro­po­ste per cam­biare la situa­zione, pieno di pro­po­ste per vere riforme. Il governo uscente ricorre ad un allar­mi­smo peri­co­loso. È ine­vi­ta­bile che per­de­ranno le ele­zioni. Le pote­vano per­dere con dignità e senza cer­care di fare ulte­riore danno al nostro paese. Le nostre pro­po­ste potranno aiu­tare l’Europa a rial­zarsi in piedi, per­ché dob­biamo risol­vere la que­stione del debito. Ora in tanti ammet­tono che la sola pro­po­sta pos­si­bile è la Con­fe­renza Euro­pea per il debito. Quando l’avevamo pre­sen­tata sem­brava che ave­vamo pro­po­sto la fine del mondo. L’unica pro­po­sta cre­di­bile per sal­vare l’Europa dal bara­tro è la nostra. Il voto dei greci sarà anche un voto per sal­vare l’Europa e risol­verà parte dei pro­blemi di tutti i paesi del Sud Europa com­presa l’Italia.

I son­daggi dicono che Syriza vin­cerà le ele­zioni. Che dirà il giorno dopo all’Unione Europea?
Il governo che avrà come asse prin­ci­pale Syriza si muo­verà per cer­care rispo­ste effi­cienti e rea­li­sti­che a livello euro­peo, lato debito e poli­tica fiscale. Vogliamo met­tere ordine nelle nostre finanze e vedere la nostra eco­no­mia tor­nare a cre­scere. Obbiet­tivi impos­si­bili da rag­giun­gere quando il debito pub­blico vola al 180% del Pil. In tutti i paesi euro­pei che si sono appli­cate le misure di auste­rità sono aumen­tati i debiti e si è distrutta l’economia. Abbiamo biso­gno di far ripar­tire la nostra eco­no­mia e per que­sto ser­vono inve­sti­menti pub­blici. Per que­sto il patto di sta­bi­lità rap­pre­senta un cap­pio al collo dei popolo euro­pei. Il pre­ce­dente governo era impe­gnato ad avere un sur­plus che doveva arri­vare al 4,5% in media per i pros­simi anni. Ma per avere un sur­plus di que­ste dimen­sioni in que­sta dram­ma­tica situa­zione signi­fi­che­rebbe di distrug­gere com­ple­ta­mente la nostra società. Dob­biamo libe­rarci da que­ste impo­si­zioni e tro­vare il modo di creare lavoro vero e ben remu­ne­rato, ridi­stri­buire la ric­chezza e lavo­rare per la coe­sione sociale della nostra società. Anche que­sti non sono solo pro­blemi della Gre­cia ma di tanti altri paesi europei.

Lei è anche vice­pre­si­dente del Par­la­mento euro­peo. Crede che una vit­to­ria di Syriza può avviare un cam­bia­mento in Europa tanto nei sin­goli paesi quando nelle isti­tu­zioni euro­pee? Durante la cam­pa­gna per le ele­zioni euro­pee abbiamo visto un gran­dis­simo inte­resse da parte dell’opinione pro­gres­si­sta euro­pea per la situa­zione in Gre­cia e la vit­to­ria di Syriza nelle ele­zioni euro­pee. Con Syriza è nata una grande spe­ranza e noi abbiamo il com­pito di far diven­tare que­sta spe­ranza una con­creta realtà per cam­biare le con­di­zioni di vita dei nostri cit­ta­dini. Come valu­tate la mobi­li­ta­zione di tanti ita­liani a favore di Syriza o per­lo­meno del diritto del popolo greco di sce­gliere libe­ra­mente il suo governo senza le pres­sioni e i ricatti?
Hanno visto giu­sto tutti quelli che hanno fir­mato l’appello «Cam­biar la Gre­cia - Cam­biare l’Europa», per­ché hanno una con­ce­zione glo­bale per la dina­mica della crisi e una visione soli­dale per risol­vere i pro­blemi den­tro l’Unione Euro­pea. Rap­pre­sen­tano tra l’altro una gran parte delle forze migliori dell’Italia. A molti di noi ha ono­rato il soste­gno dei cit­ta­dini ita­liani, di scrit­tori come Andrea Cami­leri o medici come Gino Strada. Que­sto ha molto signi­fi­cato per un paese in piena crisi uma­ni­ta­ria e con una parte della sua popo­la­zione senza nes­suna assi­stenza sani­ta­ria gra­zie alle poli­ti­che di auste­rità. Siamo con­tenti che tante per­sone che lavo­rano al mani­fe­sto, come la sua diret­trice, Norma Ran­geri, abbiano fir­mato l’appello. In Syriza, dall’inizio, abbiamo detto che non lasce­remo nes­suno solo nella crisi. Noi abbiamo il com­pito di unire tutto quanto viene diviso da que­ste dram­ma­ti­che poli­ti­che di auste­rità. E cer­chiamo di farlo nel modo migliore, con la soli­da­rietà a livello nazio­nale e a livello inter­na­zio­nale. Solo così potremo rico­struire l’Europa con i suoi popoli. ll lea­der di Pode­mos Pablo Igle­sias ha detto recen­te­mente, e ha ragione, che le ele­zioni in Spa­gna alla fine dell’anno par­ti­ranno dalla Grecia.
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