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Le barbarie di una nuova shoa

Le barbarie di una nuova shoa
Negli ultimi anni sono morti nel Mediterraneo almeno 15.000 migranti. E continuano a morire, anche se, allontanate le ONG, cade il silenzio su una strage continua, atroce, senza pietà neppure per i bambini. Il ministro della malavita però non si accontenta delle vite spezzate e del successo dei suoi slogan feroci. Vorrebbe di più. Per ogni vita strappata alla morte 5.000 euro di multa comminata ai salvatori. In un paese che alza muri, in città che si chiudono ai diversi, trattandoli come scarti dell’umanità, occorre ribellarsi prima che la barbarie di una nuova shoa diventi la specificità intollerabile di questi tempi feroci. (m.c.g)

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domenica 23 novembre 2014

Landini non fare l’onesto

«Come media amici di Renzi hanno trasformato in arma politica l’infelice battuta strappata a Landini durante un corteo dei metalmeccanici». Ecco ciò che Landini ha detto, e come la stampa ha distorto e strumentalizzato. Il regime c'è, bisogna combatterlo. Il manifesto, 23 novembre 2014

Non vede­vano l’ora. Le tele­vi­sioni e i gior­nali in ami­ci­zia con Renzi hanno tra­sfor­mato in un’arma poli­tica l’infelice bat­tuta «strap­pata» a Lan­dini durante un cor­teo dei metalmeccanici.
Un boc­con­cino pre­li­bato per col­pire una delle voci più rap­pre­sen­ta­tive della sini­stra, per­fino troppo ghiotto per per­dere tempo a inse­rirlo nel con­te­sto in cui veniva pro­nun­ciato. Poco male se biso­gnava stru­men­ta­liz­zarne il senso per farla diven­tare «Renzi non ha il soste­gno degli one­sti», men­tre Lan­dini diceva «Il pre­mier dovrebbe ren­dersi conto che oggi il con­senso di chi lavora, dei gio­vani che stan cer­cando lavoro, delle per­sone one­ste, in que­sto Paese lui non ce l’ha». Il Paese in quel momento rap­pre­sen­tato da decine di migliaia di lavo­ra­tori, stu­denti, pre­cari che mani­fe­sta­vano per le strade di Napoli sotto le ban­diere della Fiom. Per­sone one­ste che pagano lo scio­pero sul magro sala­rio, per­ché com­bat­tono la poli­tica del governo che can­cella tutele e diritti, ridu­cendo donne e uomini a forza lavoro e il lavoro a sem­plice merce.
«Togliti il mega­fono» intima il Cor­riere della Sera. «Lan­dini è un mora­li­sta» sen­ten­zia La Stampa, pro­prio come se al solo pro­nun­ciarla la parola «one­stà» pro­vo­casse l’orticaria. Tito­loni e com­menti in prima pagina sugli stessi quo­ti­diani che il giorno prima, quando Renzi aveva dura­mente stig­ma­tiz­zato la pro­cla­ma­zione dello scio­pero del 12 dicem­bre, soste­nendo che «i sin­da­cati pas­sano il tempo a inven­tarsi ragioni per fare scio­pero», si erano invece distratti, deru­bri­cando il pro­vo­ca­to­rio e medi­tato attacco come fatto secon­da­rio. Titoli pic­coli, quasi invi­si­bili, e zero commenti.
Eppure quello di Renzi era un affondo inse­rito in una stra­te­gia di con­trap­po­si­zione fron­tale con le rap­pre­sen­tanze sin­da­cali, escluse da ogni spa­zio di con­fronto sulla poli­tica eco­no­mica del governo. Era dun­que un inter­vento a gamba tesa meri­te­vole almeno di altret­tanta atten­zione. Ma tant’è.
Quanto stampa e tv siano schie­rate a soste­gno del governo è evidente.

Ora, dopo il pol­ve­rone alzato intorno a Lan­dini e al sin­da­cato che si oppone, lo vedono tutti.
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