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23M 2019: una marcia rivoluzionaria

23M 2019: una marcia rivoluzionaria
Il 23 marzo 2019 anche eddyburg si unisce alle migliaia di persone che scenderanno in strada per le vie e le piazze di Roma in una grande Marcia per il clima, contro le grandi opere inutili e per una giustizia ambientale. Ancora una volta sono i movimenti, i comitati, gli abitanti a rivendicare le ragioni per una rivoluzione del sistema, del modello di sviluppo in assenza di una sintesi politica capace di cogliere la svolta radicale necessaria per coniugare la salute, il benessere sociale, la salvaguardia del nostro pianeta terra e delle specie che lo abitano e i diritti umani. (i.b)

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lunedì 17 novembre 2014

Italicum, un rimedio da strapaese

«Uno Stato che sull’orlo della tomba fa una riforma elet­to­rale, ha diritto ad essere descritto da un mar­rano della sto­ria del mondo» Non solo volgarità, ma demolizione della democrazia rappresentativa. Il manifesto, 17 novembre 2014, con postilla

«Un vin­ci­tore certo la sera delle ele­zioni», que­sta è la filo­so­fia vaga­mente cre­pu­sco­lare che ispira l’accordo del Naza­reno e ora riba­dita nel testo finale siglato dopo l’ennesimo incon­tro. Già qui, nel rie­cheg­giare come cul­tura isti­tu­zio­nale i versi di Ed è subito sera, sor­gono pro­blemi enormi di inter­pre­ta­zione poli­tica. Il nome Ita­li­cum è appro­priato al con­ge­gno in via di per­fe­zio­na­mento per­ché trat­tasi di un rime­dio da stra­paese. In nes­sun sistema poli­tico, di antica o nuova costi­tu­zione, la volontà di pre­de­ter­mi­nare un vin­ci­tore per­viene ad esiti così grotteschi.

La gover­na­bi­lità come mito assume al Naza­reno inquie­tanti tinte cre­pu­sco­lari. Ed è la sera della demo­cra­zia rap­pre­sen­ta­tiva quella che si annun­cia con l’apporto crea­tivo di due simili rifor­ma­tori. Nes­sun sistema elet­to­rale al mondo attri­bui­sce la vit­to­ria certa per­ché è solo attra­verso la defi­ni­zione della rap­pre­sen­tanza che si espri­mono le forme di governo.

Se entro la scelta della rap­pre­sen­tanza nes­suno ce la fa ad otte­nere la mag­gio­ranza asso­luta dei seggi, si fa ricorso a coa­li­zioni. Avviene così in tutta Europa. In Ger­ma­nia ci hanno fatto ormai il callo. E per­sino nel pre­teso uni­verso del bipar­ti­ti­smo per­fetto, che è l’Inghilterra, vige un governo di coalizione.

Un vin­ci­tore certo si ha solo con l’elezione diretta di una carica mono­cra­tica. Ma, in un regime par­la­men­tare, non può esi­stere la simu­la­zione di una ele­zione diretta del governo senza con ciò pro­cu­rare pro­fonde distor­sioni e palesi for­za­ture isti­tu­zio­nali. L’Italicum con­ti­nua invece a mar­ciare nella via fal­li­men­tare di un pre­si­den­zia­li­smo di fatto. E, a sor­reg­gere que­sto pre­si­den­zia­li­smo masche­rato, risulta del tutto fun­zio­nale la scom­parsa delle cir­co­scri­zioni uni­no­mi­nali e il mal­trat­ta­mento delle pre­fe­renze. I nomi­nati sono privi di auto­re­vo­lezza e auto­no­mia poli­tica, per­ché nel dise­gno dei rifor­ma­tori pro­prio così ser­vono: sem­plici numeri a fare da con­torno. Essi com­pa­iono come equi­va­lenti degli eletti alle con­ven­tion nei regimi pre­si­den­ziali. Fanno cioè da accom­pa­gna­mento sce­no­gra­fico ad un capo che pre­sume (e nel caso ita­liano si tratta solo di pre­sun­zione) di avere un con­tatto mistico con il popolo.

Il con­ge­gno del Naza­reno, che pre­vede 100 cir­co­scri­zioni con altret­tanti capi­li­sta bloc­cati, è l’espediente mal­de­stro per con­sen­tire al capo di affi­darsi a per­sone ad ele­vata fedeltà e com­pro­vato spi­rito di ser­vitù. Que­sta logica di un domi­nio a base pri­vata peral­tro non risponde in alcun modo alle obie­zioni che hanno indotto la Con­sulta alla pro­nun­cia di inco­sti­tu­zio­na­lità della vec­chia legge elet­to­rale Cal­de­roli. Infatti, con il ritro­vato delle 100 cir­co­scri­zioni, si per­viene, sulla base degli attuali rap­porti di forza, a nomi­nare senza alcuna scelta degli elet­tori circa 450 depu­tati (300 per i tre grandi par­titi, circa 60 per la Lega e tutti gli eletti dei cespu­gli che var­cano la soglia del 3 per cento).

Le pre­fe­renze rein­tro­dotte riguar­de­reb­bero, nel migliore dei casi, non più di 200 depu­tati. Va aggiunto poi che il ricorso a micro cir­co­scri­zioni non incen­tiva in alcun modo il rap­porto diretto tra il ter­ri­to­rio e il sin­golo par­la­men­tare. Infatti sem­bra che nel con­ge­gno in gesta­zione non è dalla vit­to­ria nei ter­ri­tori che si aggiu­dica il seg­gio, deter­mi­nando dal basso la gover­na­bi­lità. Ma è dalla quota nazio­nale spet­tante a cia­scuna lista che si per­viene poi alla ripar­ti­zione nei vari col­legi plu­ri­no­mi­nali dei seggi spet­tanti. E que­sto attri­buire i seggi dall’alto è dav­vero para­dos­sale. Manca ogni col­le­ga­mento tra la volontà dell’elettore e l’esito della com­pe­ti­zione nella sua circoscrizione.

Un can­di­dato potrebbe per­sino rag­giun­gere la mag­gio­ranza asso­luta dei voti nel pro­prio col­le­gio e però non agguan­tare il seg­gio se la sua lista poi non supera lo sbar­ra­mento nazio­nale. E ci sareb­bero cir­co­scri­zioni con un eser­cito di eletti ed altre con il rischio di risul­tare sot­to­rap­pre­sen­tate. Insomma, un guaz­za­bu­glio. Un con­cen­trato così informe di filo­so­fie elet­to­rali cre­pu­sco­lari e di improv­vi­sa­zione tec­nica che si spinge ai limiti del dilet­tan­ti­smo terrà bloc­cata la poli­tica per altri mesi ancora.

Un afo­ri­sma di Kraus rende bene il senso dell’occupazione ren­ziana dell’agenda poli­tica con obiet­tivi fasulli di riforma isti­tu­zio­nale (dal senato a costo zero all’Italicum). «Uno Stato che sull’orlo della tomba fa una riforma elet­to­rale, ha diritto ad essere descritto da un mar­rano della sto­ria del mondo»

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Se rileggiamo la poesia di Salvatore Quasimodo, il riferimento non è alla vittoria, ma alla disperazione: "Ognuno è solo sul cuore della terra// trafitto da un raggio di sole// ed è subito sera"
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