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Le barbarie di una nuova shoa

Le barbarie di una nuova shoa
Negli ultimi anni sono morti nel Mediterraneo almeno 15.000 migranti. E continuano a morire, anche se, allontanate le ONG, cade il silenzio su una strage continua, atroce, senza pietà neppure per i bambini. Il ministro della malavita però non si accontenta delle vite spezzate e del successo dei suoi slogan feroci. Vorrebbe di più. Per ogni vita strappata alla morte 5.000 euro di multa comminata ai salvatori. In un paese che alza muri, in città che si chiudono ai diversi, trattandoli come scarti dell’umanità, occorre ribellarsi prima che la barbarie di una nuova shoa diventi la specificità intollerabile di questi tempi feroci. (m.c.g)

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lunedì 24 novembre 2014

Salvini, il nuovo prodotto dello show bipolarista

«Il nuovo pro­dotto è pronto. La poli­tica in crisi di con­senso deve pro­durre lea­der, ven­derli e pro­durne di nuovi, per ali­men­tare lo spet­ta­colo dello scon­tro bipo­la­ri­sta e il flusso illusione-disillusione su cui si basa». I giornali amici di Renzi gli stanno preparando l'avversario senza il quale non può vincere. Il manifesto, 23 novembre 2014

Il nuovo pro­dotto è pronto. La poli­tica in crisi di con­senso deve pro­durre lea­der, ven­derli e pro­durne di nuovi, per ali­men­tare lo spet­ta­colo dello scon­tro bipo­la­ri­sta e il flusso illusione-disillusione su cui si basa. Il nuovo pro­dotto è natu­ral­mente Mat­teo Sal­vini. I nuovi pro­dotti poli­tici ven­gono sem­pre lan­ciati da mas­sicce cam­pa­gne pub­bli­ci­ta­rie, ma forse la cam­pa­gna per la pro­du­zione e per la pro­mo­zione di Sal­vini non ha pre­ce­denti. D’altra parte si par­tiva da con­di­zioni dif­fi­cili: una Lega al 3 per cento. L’avventura era par­ti­co­lar­mente affascinante.

Il segre­ta­rio della Lega è inin­ter­rot­ta­mente in tele­vi­sione, spesso due volte al giorno, dalla cam­pa­gna elet­to­rale per le euro­pee. Non può essere solo per­ché «fa audience» (fa audience?). Dopo, ci si pro­duce in con­ti­nue ana­lisi sul per­ché la Lega cre­sca nei son­daggi, cele­brando le doti del lea­der, le sue abi­lità comu­ni­ca­tive, la sua bra­vura ad inter­cet­tare gli umori popo­lari. La Lega cre­sce per­ché Sal­vini è in tele­vi­sione due volte al giorno. Una parte secon­da­ria del merito va anche alla sua capa­cità di indi­vi­duare poche chiare que­stioni per posi­zio­narsi sul mer­cato (No all’Euro e all’immigrazione). Ma nes­suno se ne accor­ge­rebbe se non ci fosse la prima condizione.

Si può imma­gi­nare quali siano gli effetti spe­rati di que­sta cam­pa­gna di suc­cesso. Par­tiamo dal set­tore di mer­cato che deve con­qui­stare: il suo prin­ci­pale desti­na­ta­rio sono i ceti popo­lari, cioè il prin­ci­pale tar­get di tutte le più recenti cam­pa­gne per il lan­cio dei lea­der, che infatti sono cre­sciuti elet­to­ral­mente innan­zi­tutto in quell’area.

Primo effetto: la Lega, nel suo nuovo vestito lepe­ni­sta, è in grado di spo­stare il discorso sulla crisi dal piano sociale a quello della sicu­rezza. Una fun­zione fon­da­men­tale, men­tre rie­merge in Ita­lia una dia­let­tica sociale che riguarda il lavoro e le con­di­zioni di vita dei set­tori popo­lari. A que­sto si aggiunga la cam­pa­gna, lan­ciata dal Cor­riere e ripresa dai talk show, sulle case occu­pate. Primo risul­tato: la rap­pre­sen­ta­zione è quella di un mondo popo­lare infil­trato dalla cri­mi­na­lità e il cui pro­blema prin­ci­pale sono gli immi­grati. Il suo secondo e terzo pro­blema sono i poli­tici e i sindacati.

Secondo effetto: Renzi è stato in que­sti mesi il mono­po­li­sta del mer­cato poli­tico. Ma la rap­pre­sen­ta­zione spet­ta­co­lare dello sport poli­tico non regge se non c’è un nemico, l’antagonista, lo sfi­dante, il cat­tivo. A che cosa appas­sio­narsi altri­menti? Il mer­cato è com­pe­ti­zione, il pro­dotto vin­cente deve essere sfi­dato dal pro­dotto che lo sosti­tuirà. In più: nella pros­sima cam­pa­gna elet­to­rale l’ex mono­po­li­sta potrà dire che biso­gna votare Pd per evi­tare il pericolo-Lega. Così, men­tre l’elettorato di sini­stra sarà ten­tato di votare un nuovo pos­si­bile sog­getto poli­tico, si potrà ancora ricor­rere alla magia del voto utile.

Il tema cen­trale è dun­que lo spo­sta­mento del con­flitto sociale su altri piani. Il prodotto-Grillo e il prodotto-Renzi l’hanno spo­stato sul piano delle oppo­si­zioni tra vec­chio e nuovo, tra sistema (poli­tico) e anti-sistema, tra Casta e anti-Casta. Adesso biso­gna tro­vare qual­che nuovo ter­reno di gioco, non si può fare sem­pre la stessa gara (il pub­blico si anno­ie­rebbe e guar­de­rebbe altrove). Ed ecco rie­mer­gere la questione-sicurezza, eterna Fenice che risorge nei momenti di pos­si­bile muta­mento poli­tico. Il Cor­riere della Sera a que­sti rea­lity par­te­cipa sem­pre con entu­sia­smo e da pro­ta­go­ni­sta: il brand della Casta, come la cam­pa­gna sulla lega­lità nelle peri­fe­rie, è nato sulle sue colonne.

Con­tem­po­ra­nea­mente, tutti i media cele­brano dalla mat­tina alla sera la messa can­tata delle virtù dell’impresa. Gli impren­di­tori licen­ziano, chiu­dono, delo­ca­liz­zano, non pagano i dipen­denti, li for­zano a dimet­tersi, ren­dono le aziende luo­ghi invi­vi­bili (si trovi qual­cuno che è con­tento del suo lavoro) e privi di libertà, non inve­stono in ricerca, cor­rom­pono i poli­tici, cer­cano uni­ca­mente posi­zioni di mer­cato pro­tette (la meri­to­cra­zia è per qual­cun altro, è com­pe­ti­zione tra i desti­na­tari di que­ste cam­pa­gne pub­bli­ci­ta­rie). Ma la rap­pre­sen­ta­zione una­nime degli impren­di­tori è quella degli eroi (in prima fila, nella messa can­tata, c’è Sal­vini). Nei talk show cir­cola costan­te­mente anche una nuova figura: il gio­vane star­tup­per, magari emi­grato in Ame­rica per aprire un’impresa inno­va­tiva che dà tanti posti di lavoro a gio­vani di talento (agli altri no, se non hai talento puoi stare a casa). Lo stur­tup­per, vestito a metà tra il vir­tuoso dello ska­te­board e il pro­prie­ta­rio di un Fondo inve­sti­menti, occupa più o meno la posi­zione del Mes­sia: lo si mette al cen­tro dello stu­dio, lo si cele­bra, gli si chiede a bocca aperta «Cosa dob­biamo fare?», si punta il dito verso la tele­ca­mera e, soprat­tutto se si è un gior­na­li­sta del Cor­riere della Sera, si dice: gio­vani, avete capito? Dovete fare così.

In que­sti anni si è esa­ge­rato a cele­brare la fine della cen­tra­lità del con­flitto di classe in società che erano e restano capi­ta­li­sti­che. Que­sto con­flitto si pre­senta sem­pre in forme spu­rie, cam­bia nel tempo, a volte è dif­fi­cile da leg­gere, ma incide sem­pre in modo deter­mi­nante sulla poli­tica. Molte cose rile­vanti pos­sono essere lette a par­tire da que­sta chiave, che ovvia­mente non è mai esau­stiva. Per esem­pio, può essere letta così tutta la tra­iet­to­ria che va dal Pci al Pd: il suo spo­sta­mento dalla cen­tra­lità del lavoro alla cen­tra­lità dell’impresa è il nucleo fon­da­men­tale di ogni suo cam­bia­mento. Oppure le vicende poli­ti­che che vanno dal 2006 a oggi: la cam­pa­gna per la lotta alla Casta e per la dif­fu­sione dell’antipolitica, lan­ciata men­tre in Par­la­mento c’erano 150 rap­pre­sen­tanti della sini­stra radi­cale; la crea­zione, nello stesso periodo, del Pd, con la pro­mo­zione del Vel­troni inno­va­tore che cor­reva da solo; la grande coa­li­zione Pd-Forza Ita­lia; Renzi; Sal­vini. Non si pos­sono leg­gere que­sti eventi senza con­si­de­rarli anche un momento del con­flitto di classe dei ric­chi con­tro i poveri (e con­tro i loro rap­pre­sen­tanti), con­tem­po­ra­neo all’esplodere di una crisi finan­zia­ria, eco­no­mica e sociale quasi-permanente.



Un nuovo sog­getto poli­tico della sini­stra può solo ripar­tire da que­sto luogo, da que­sto tema e da que­sti sog­getti. Dagli alleati e dagli avver­sari che può avere in que­sto con­te­sto. Biso­gna farlo in modo inno­va­tivo, certo, ma senza più indu­giare su alibi come «la società è cam­biata», «non ci sono più le grandi fab­bri­che», «ormai gli ope­rai votano a destra»
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