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23M 2019: una marcia rivoluzionaria

23M 2019: una marcia rivoluzionaria
Il 23 marzo 2019 anche eddyburg si unisce alle migliaia di persone che scenderanno in strada per le vie e le piazze di Roma in una grande Marcia per il clima, contro le grandi opere inutili e per una giustizia ambientale. Ancora una volta sono i movimenti, i comitati, gli abitanti a rivendicare le ragioni per una rivoluzione del sistema, del modello di sviluppo in assenza di una sintesi politica capace di cogliere la svolta radicale necessaria per coniugare la salute, il benessere sociale, la salvaguardia del nostro pianeta terra e delle specie che lo abitano e i diritti umani. (i.b)

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VENEZIA

DAI MEDIA

domenica 21 settembre 2014

Venezia: Di massa o d'élite, il destino è il turismo

Una piccola rassegna proposta dalla sezione di Venezia di Italia Nostra con articoli di Gloria Bertasi, Enrico Tantucci, e l'intervista a Lidia Fersuoch. Il Corriere del Veneto e La Nuova Venezia, 17 aprile 2014 (m.p.r.)

Premessa

Il destino di Venezia si profila in modo lampante in una giornata come quella di oggi 17 settembre
solo scorrendo gli organi di stampa. Il destino è quello di costituire un ambitissimo punto d'arrivo
per milioni di turisti di tutto il mondo, conteso in modo spettacolare tra due forme opposte di visita, inconciliabili tra loro ma per adesso coesistenti. Da una parte il turismo di massa, oggi
rinforzato dalle navi da crociera ma da sempre radicato nelle "escursioni" offerte in ogni pacchetto di viaggi in che si rispetti. Pernottamento a Jesolo o a Sirmione, gita di otto ore a San Marco, giro in gondola e acquisti di maschere e vetrini. Dall'altra il turismo di super-lusso, che per ora sgomita contro il primo nelle Mercerie e sul ponte dei Bareteri ma si rilassa e respira davanti alla piscina del Cipriani o nel giardino del Bauer Giudecca.

La prima forma di turismo si annuncia crescente con la scavo del canale Contorta (o con la creazione di un porto a Punta Sabbioni, che è la stessa cosa); la seconda proprio oggi suona le sue più potenti fanfare presentando il primo mega-store in Europa di super-extra lusso con terrazza sopra il ponte di Rialto e una previsione di otto milioni di visitatori extra-ricchi ogni anno, ansiosi di acquistare gli ultimi indispensabili prodotti dell'altissima moda. Al primo piano moda femminile con accessori, al secondo moda maschile, al terzo calzarure, profumi e tanto altro ben di Dio. Ma i gestori si preoccupano anche dei residenti: vogliono che "i veneziani sentano che il Fondaco è loro, che è una parte della città". E allora ci saranno manifestazioni culturali "unitamente a un'offerta commerciale di elevato standard". 

Vi diamo qui sotto alcuni articoli di giornale che riguardano la prossima apertura del Fondaco e i
ricorsi presentati da Italia Nostra contro le presunte infrazioni ai vincoli architettonici e contro
l'esiguità delle somme che il Comune ha ricavato dalla vendita e concessione del palazzo. In un
altro articolo riferiamo sulle grandi navi.
Italia nostra, sezione Venezia


Il Corriere del Veneto
Louis Vuitton lancia a Venezia
il suo grande emporio del lusso. 

di  Gloria Bertasi

Venezia - Lo shopping di lusso incontra il gourmet e l'artigianato «made in Veneto». E si sposa alla cultura con musica, cinema e danza. Dfs Group, sigla di Moët Hennessy Louis Vuitton, il colosso francese del lusso Lvmh di Bernard Arnault, sbarca dal Pacifico all'Europa. E per aggredire il mercato del vecchio continente ha scelto come porta il Fontego dei Tedeschi di Venezia, lo storico immobile ai piedi del Ponte di Rialto, di proprietà di Edizione Property, il ramo immobiliare della holding della famiglia Benetton. 

Sarà il primo test per il nuovo format in Europa. E così, dopo le acquisizioni delle aziende, alla Bottega Veneta, allo sbarco produttivo per le calzature sulla Riviera del Brenta, alla svolta nella gestione diretta delle griffe nell'occhialeria, i grandi colossi francesi del lusso iniziano dal Veneto un'altra delle loro sfide. Che potrebbero cambiare l'assetto di un altro pezzo del settore della moda e del lusso, così centrali anche per il made in Italy. Il modello è già consolidato in Asia e nel Pacifico: grandi magazzini sotto il logo «T Galleria» («T» sta per traveller, viaggiatore) con show room di brand internazionali d'alta moda, gioielleria, cosmetici e gastronomia. A Venezia però i punti vendita si arricchiscono di una nuova sperimentazione: la cultura. 

«Il Fondaco dei Tedeschi nasce ottocento anni fa come spazio di commercio e di arte - ha spiegato ieri al teatro la Fenice Philippe Schaus, presidente e ad della divisione merchandising e marketing di Dfs -. Vogliamo restituire all'immobile la sua funzione originaria». I lavori per trasformare quello che per quasi settant'anni è stato l'Ufficio centrale delle Poste sono in corso. Ci vorrà ancora un anno e mezzo prima che il manufatto sia pronto; ma nell'estate del 2016 saranno inaugurati i 7.900 metri quadrati della prima «T Galleria» d'Europa. Finora, il gruppo che nel 1960 ha creato negli aeroporti i primi Duty free shop, (da cui la sigla Dfs), si era concentrato sul mercato asiatico e del Pacifico; ma dall'acquisizione, nel 1995, da parte di Vuitton è partita la sfida per l'espansione. «Abbiamo studiato quali fossero le mete più desiderate dai turisti - ha spiegato Schaus -. Sono la Francia e l'Italia». 

Dfs sta lavorando per insediarsi a Parigi; in Italia invece aveva valutato quattro ipotesi: Milano, Roma, Firenze e Venezia. «Abbiamo scartato Milano, dove il nostro settore è già ricco e la città ha meno attrazioni storiche e culturali - ha continuato -, a Firenze e Venezia ci sembrava difficile trovare una sede. Stavamo trattando Roma». Poi però Edizione ha contattato Dfs; e alla vista del progetto dell'archistar olandese Rem Koolhaas, autore del restauro del Fondaco, il gruppo non ha avuto tentennamenti. «Abbiamo pensato: è l'occasione di una vita», ha aggiunto Schaus. Venezia, per Dfs, si riconferma la porta principale d'accesso da oriente a occidente, il passato torna d'attualità in una nuova chiave, il «travel retail», il commercio di lusso per viaggiatori. 

«Non sarà solo un grande magazzino per turisti - ha spiegato Elenoire De Boysson, vicepresidente di Dfs -, ma uno spazio ricco di attività pensate anche per i veneziani. Il Fondaco tornerà ad essere cuore pulsante della città». Al piano terra, tra negozi di artigianato ci sarà un caffè dove organizzare anche proiezioni; al quarto e ultimo piano, dove ci sarà una terrazza-altana con vista su Rialto, è previsto uno spazio pubblico, per l'arte. La portata dell'investimento rimane top secret come il numero di clienti necessari per rientrare delle spese. «A Venezia ci sono più turisti di quanti ne abbiamo bisogno - ha scherzato Schaus -. Sappiamo che la città sta vivendo un momento difficile e che ritiene che i visitatori siano troppi; noi però investiamo sul segmento del lusso e vogliamo contribuire alla sua rinascita». 

I colloqui per le 300 assunzioni sono iniziati, grazie anche alla collaborazione con l'Università Ca' Foscari. I selezionati frequenteranno corsi di formazione nell'Università di Dfs, come tutti i suoi novemila dipendenti. Da gennaio 2016 l'architetto inglese Jamie Fobert lavorerà agli arredi, quindi in estate l'apertura. Soddisfatto della partnership Gilberto Benetton, presidente di Edizione: «Siamo certi che Dfs sia il partner giusto per sviluppare l' obiettivo di ridare vitalità a Venezia con un centro dove tutti possano godere di arte, architettura e commercio». 

La Nuova Venezia
Il Fontego colosso del lusso
Sbarca il colosso del lusso Dfs
«Sarà anche per i veneziani»

di Enrico Tantucci

Ritorno al passato per il Fontego dei Tedeschi perché la nuova destinazione commerciale è in linea con la sua storia e perché il nuovo gestore vuole coniugare al suo interno commercio e cultura, facendone uno spazio anche per i veneziani e non solo per i turisti. Hanno presentato così, ieri - nelle Sale Apollinee della Fenice - Philippe Schaus e Eleonore De Boysson, rispettivamente presidente e amministratore delegato e vicepresidente del gruppo Dfs, la trasformazione dell'edificio che la società che fa capo al gruppo Lvmh del miliardario Bernard Arnault, proprietario di Louis Vuitton, attuerà nel complesso cinquecentesco, con un'apertura prevista per l'estate 2016. Siglato infatti il contratto di lungo termine con Edizione, la società del gruppo Benetton proprietaria dell'edificio che sta attuando la trasformazione secondo il progetto - da molti contestato - di Rem Koolhaas e lo consegnerà all'inizio del 2016, per l'allestimento, al nuovo gestore francese, che sbarca così in Europa con il suo duty free multimarca legato al lusso.

"Catenaccio" sulla dimensione dell'investimento e sul numero di visitatori che dovrebbero essere necessari ogni anno, milioni secondo le stime precedenti, per rendere economicamente conveniente l'apertura del nuovo centro commerciale i per sostenere economicamente l'operazione. Ma a quanto risulta, l'offerta economica a Edizione sarebbe di 110 milioni di euro per la gestione pluriennale nel periodo contrattuale, oltre il doppio del prezzo d'acquisto pagato a  suo tempo per l'edificio dalle Poste dal gruppo di Ponzano. E l'investimento non potrà essere inferiore ai 18 milioni di euro già annunciati dal precedente possibile gestore, il gruppo La Rinascente, che aveva previsto 6 milioni di clienti annui per reggere l'operazione. 

Il mega spazio, quasi 8 mila metri quadrati su quattro piani complessivi più terrazza attorno al grande lucemaio, sarà riservato ai prodotti di brand di altissima gamma, compreso l'artigianato locale. Sul piano occupazionale, la ricaduta sarà pari a 300 nuovi posti di lavoro. L'annuncio dell'accordo «per ridare vita» al Fondaco dei Tedeschi, nel «pieno rispetto dei vincoli previsti», segna appunto anche lo sbarco del gruppo per la prima volta in Europa. «Vogliamo - ha detto Schaus - che i veneziani sentano che il Fondaco è loro, è parte della città», e uno specifico spazio sarà dedicato alla realizzazione di eventi culturali e di incontro. Il presidente ha espresso l'auspicio che l'iniziativa possa aiutare Venezia a superare le sue difficoltà e si è detto consapevole del problema dei tanti turisti, indicando che l'operazione vuole far sì che i potenziali frequentatori del luogo «siano portatori di valore per la città lagunare». «Vogliamo - ha rilevato Elonore De Boysson, - restituire al Fondaco il ruolo di centro di incontro e di emblema della città». I

Il perché della scelta di Venezia per lo sbarco in Europa del gruppo, sono chiari. Prima, sul fronte ipotesi un gioco a due tra Francia (Parigi) e Italia (Milano, Roma, Firenze e Venezia); poi, una scrematura e infine l'occasione inaspettata: la chiamata di Benetton e la disponibilità di un palazzo che aveva tutte le caratteristiche «per rendere questa esperienza unica e fantastica. Abbiamo trovato casa a Venezia». Gilberto Benetton, Presidente del gruppo Edizione, ha aggiunto: «Il nostro obiettivo è di infondere nuova vitalità al cuore storico di Venezia, creando un centro dove sia i veneziani sia i visitatori possano godere dell'architettura, delle arti e dell'ospitalità italiane, unitamente ad un'offerta commerciale di elevato standard. Siamo certi che la società Dfs, del gruppo Lvmh, sarà un affidabile garante di tale progetto e il giusto partner per gestire e sviluppare questo palazzo ricco di storia». I veneziani aspettano di giudicare se sarà davvero così.

La Nuova Venezia
Il Tar potrebbe bloccare il progetto
Enrico Tantucci intervista Lidia Fersuoch

Si deciderà a metà novembre, l'effettiva realizzazione della trasformazione del Fontego dei Tedeschi - nonostante i lavori già iniziati - quando sarà discusso il ricorso già presentato da Italia Nostra contro il progetto del gruppo Benetton curato da Rem Koolhaas e contro il via libera al cambio di destinazione d'uso concesso dal Comune di Venezia per consentire la realizzazione del centro commerciale. «Non possiamo consentire che un intervento così devastante contro un edificio storico dell'importanza del Fontego dei Tedeschi sia realizzato- commenta il presidente della sezione veneziana di Italia Nostra Lidia Fersuoch - e abbiamo rinunciato all'atto della presentazione del ricorso alla richiesta di sospensiva dei lavori, perché Edizione, la società del gruppo Benetton proprietaria dell'edificio, ha accettato di stralciare le parti più contestate dei lavori in attesa del giudizio di merito, come il grande foro previsto a piano terra, il nuovo piano ricavato dalla demolizione del lucernario e la nuova terrazza. Ora aspettiamo il giudizio del Tar».

Il ricorso è contro la delibera approvata da Ca' Farsetti che, in base alla convenzione sottoscritta con il gruppo Benetton, ha concesso il cambio di trasformazione d'uso in deroga al complesso del Fontego dei Tedeschi, con un aumento di cubatura, giustificandolo con un beneficio pubblico derivante dalla nascita del grande magazzino che ora gestirà Dfs. Un'interpretazione contestata dal ricorso al Tar di Italia Nostra. Per l'associazione ambientalista, come per molte delle forze di opposizione e dei consiglieri che erano stati contrari al via libera alla convenzione Benetton, il beneficio pubblico - stime alla mano, partendo proprio dalle valutazioni fatte su quell'area di San Marco dall'Agenzia del Territorio e acquisite dalla Giunta al tempo della valutazione - sarebbe di poco meno di 30 milioni e non di 6, come invece ottenuto dal Comune nella convenzione stipulata dal sindaco e che aveva incorporato anche il sì preventivo del Consiglio comunale. 

La Giunta avrebbe "forzato" lo stesso parere degli uffici, ad esempio nel conteggiare, con uno "sconto" di 15 milioni di euro dal beneficio pubblico, il costo dei lavori del gruppo Benetton nel trasformare il Fontego dei Tedeschi in centro commerciale. Contestato anche il grande foro circolare sulla muratura verso l'esterno di cinque metri di diametro vicino alla scala mobile al piano terra, voluto da Koolhaas come nuovo "segno" architettonico. «Tutte criticità sottolineate nel parere negativo del Comitato tecnico di Settore dei Beni culturali» - ricorda Lidia Fersuoch - «che sembravano recepite dalla Soprintendenza. Invece nell'ultimo parere si dice che l'edificio è stato "ricostruito" negli anni Trenta e che gli interventi sembrano compatibili con le esigenze di tutela monumentale. Dunque, sentito il direttore regionale, si dà il parere favorevole». 
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