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23M 2019: una marcia rivoluzionaria

23M 2019: una marcia rivoluzionaria
Il 23 marzo 2019 anche eddyburg si unisce alle migliaia di persone che scenderanno in strada per le vie e le piazze di Roma in una grande Marcia per il clima, contro le grandi opere inutili e per una giustizia ambientale. Ancora una volta sono i movimenti, i comitati, gli abitanti a rivendicare le ragioni per una rivoluzione del sistema, del modello di sviluppo in assenza di una sintesi politica capace di cogliere la svolta radicale necessaria per coniugare la salute, il benessere sociale, la salvaguardia del nostro pianeta terra e delle specie che lo abitano e i diritti umani. (i.b)

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venerdì 19 settembre 2014

In memoria di un urbanista: Bernardo Secchi


Un'analisi  di una grande personalità, che per  l'importanza  del ruolo svolto nel sapere e nel mestiere, non merita solo agiografie. L'abbozzo di un ritratto nel quale forse non ci sono tutti i "chiari" del vero, ma cominciano ad apparire gli "scuri" senza i quali il vero non c'è. Artribune, 16 settembre 2014, con postilla


Era un privilegio assistere ad una lezione di Bernardo Secchi (1934-2014). Secchi scolpiva le sue lezioni e poi le smerigliava con una pasta fatta di deduzioni logiche e per ultimo le levigava con dosatissimi ammiccamenti che non scendevano mai nella confidenzialità a ribasso. Secchi possedeva anche quella leggera sprezzatura vanitosa senza la quale non può esistere il grande retore. Le sue argomentazioni erano un sapiente bilanciamento tra la sequenza logica dell’illuminismo padano e le iperboli ellittiche dei filosofi francesi.

Sentendolo con attenzione si capiva la sua duttile retorica: quando la concatenazione logica illuminista diventava troppo serrata e quindi sul punto di gripparsi, Secchi la ribaltava con il relativismo dei vari Foucault o Deleuze, e quando questo relativismo era sul punto di evaporare nelle sue stesse circonvoluzioni, allora fluidamente tornava al razionalismo riduzionista. Non si poteva non rimanere affascinati da come Secchi gestiva questo pendolo retorico che ipnotizzava.

La vera seduzione si attua nei confronti di coloro i quali la pensano diversamente. Per quel che mi riguarda, non amo il pensiero relativista dei francesi e considero il principio secondo il quale esistono solo interpretazioni persino pernicioso. Per di più detesto quella città diffusa su cui si è fondata da decenni la peraltro acuta analisi di Bernardo Secchi e considero i cosiddetti “piani di terza generazione”, propagandati dagli Anni Ottanta da Secchi nei suoi editoriali su Casabella, molto meno acuti di quanto si sarebbe potuto supporre. In definitiva considero che il pensiero debole alla Vattimo di cui si è nutrita l’urbanistica di Secchi abbia prodotto un’urbanistica un po’ troppo debole, troppo in libertà vigilata rispetto alla fenomenologia.

Eppure le lezioni di Bernardo Secchi erano uno spettacolo catturante: tornivano anche chi come me afferiva a un altro mondo e  ti tornivano perché raccontavano di una cultura alta e chiara, persino accessibile: una cultura alla quale dagli Anni Settanta era subentrata una cultura di segno opposto: bassa e confusa, pop ma inaccessibile nelle sue finalità.

Secchi aveva stile. Non credo che avrebbe amato questa mia affermazione idealista, ma per me Bernardo Secchi era un magister elegantiarum. Il suo stile era sobrio, velatamente scettico, intriso da un senso del decoro mai ostentato ma mai celato, qualità queste che gli permettevano di vedere le cose a volo d’uccello. Ed è proprio questa capacità di vedere le cose a volo d’uccello, di vedere l’architettura come parte di un contesto sempre più ampio, ciò che Secchi lascia all’architettura italiana.

Penso che Secchi e con lui Paola Viganò abbiano influenzato notevolmente lo stile dell’architettura italiana degli ultimi anni. Sono stati artefici di un processo di avvicinamento dell’architettura all’urbanistica e dell’urbanistica all’architettura senza il quale oggi non avremmo le architetture di Cino Zucchi o di Stefano Boeri o l’azione critica di Mirko Zardini o di studi come +Arch, Metrogramma e Barreca e Lavarra.Non è poco per un urbanista influenzare l’architettura. Forse è il massimo a cui egli possa aspirare.

postilla

L’intelligenza di Bernardo Secchi e il ruolo che ha svolto nell’urbanistica e nella società italiane non consentono, nel ricordarlo, di limitarsi all’agiografia. Significherebbe tradire una parte rilevante del suo lascito, che è lo stimolo continuo a esercitare lo spirito critico. Un ritratto di un personaggio tale da meritare un ritratto non può essere fatto solo di luci: anche le ombre devono essere tracciate. Questo di Mosco è il primo scritto (tra quelli che ho letto) che comincia a lavorare su un ritratto che si avvicina al vero. Personalmente ne condivido la maggior parte, sebbene nel loro insieme mi sembra che manchino molte delle luci che nel suo lavoro mi sembrano balenare.
Il punto sul quale non concordo con Mosco è sulla questione del rapporto tra urbanistica e architettura. Mosco scrive «non è poco per un urbanista influenzare l’architettura. Forse è il massimo a cui egli possa aspirare». Io penso che ciò al quale l’urbanista deve aspirare è influenzare la società. E penso che se l’urbanista deve porsi (come deve)  anche l’aspirazione  a “influenzare l’architettura” deve farlo assumendo un compito riassumibile nel titolo delle lezioni di Carlo Melograni: “progettare per chi va in tram”. (e.s.)
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