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Le barbarie di una nuova shoa

Le barbarie di una nuova shoa
Negli ultimi anni sono morti nel Mediterraneo almeno 15.000 migranti. E continuano a morire, anche se, allontanate le ONG, cade il silenzio su una strage continua, atroce, senza pietà neppure per i bambini. Il ministro della malavita però non si accontenta delle vite spezzate e del successo dei suoi slogan feroci. Vorrebbe di più. Per ogni vita strappata alla morte 5.000 euro di multa comminata ai salvatori. In un paese che alza muri, in città che si chiudono ai diversi, trattandoli come scarti dell’umanità, occorre ribellarsi prima che la barbarie di una nuova shoa diventi la specificità intollerabile di questi tempi feroci. (m.c.g)

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venerdì 26 settembre 2014

Il dominio sulle persone

Stralci di un intervento del filosofo marxista Cornelius Castoriadis realizzato durante una conversazione con Christopher Lasch e Michael Ignatieff.  Comune-info.net, 24 settembre 2014 

La versione completa la trovate in libreria: La cultura dell’egoismo. L’anima umana sotto il capitalismo (di C. Castoriadis e C. Lasch). Filosofo marxista e psicoanalista di origine greca, Castoriadis (1922-1997) è stato, tra le altre cose, uno dei fondatori in Francia del gruppo e della rivista “Socialisme ou Barbarie” (1949-1965).

( …. ) Penso che la conflittualità sociale e politica sia stata estremamente importante, anche se, contrariamente al luogo comune marxista, la storia della società non è la storia della lotta di classe. Di solito gli schiavi, gli oppressi, i contadini poveri eccetera, sono rimasti al loro posto, hanno accettato lo sfruttamento e l’oppressione, arrivando a benedire gli zar. Ma la caratteristica specifica del nostro mondo, del mondo occidentale, è stata precisamente questa dinamica interna del conflitto, questo mettere costantemente in discussione la società. Il che ha generato quello che definirei il carattere duale delle società occidentali. I marxisti le chiamano società capitaliste. E questo è un aspetto. L’altro aspetto è che esse sono anche società dove, a partire dal XII secolo, le lotte per l’emancipazione, per la democrazia, per la limitazione dei poteri dello Stato eccetera, si sono sedimentate in istituzioni, in tipi antropologici che non coincidono con i sudditi dello zar, o dell’imperatore cinese, o dell’imperatore azteco.

Ci sono dunque stati questi due elementi. Il secondo elemento, ovvero ilconflitto, per gran parte del XIX secolo e fino agli anni Trenta-Quaranta del XX secolo ha assunto la forma dei movimenti operai, ma anche quella della prima ondata del movimento femminista, quella più genuina. Perché il vero femminismo non è Betty Friedan, ma la prima ragazza che, ignorando le obiezioni della sua famiglia, ha avuto il coraggio di iscriversi alla facoltà di medicina e di guardare i corpi nudi di uomini morti. O la prima donna che nel 1808 è entrata a far parte di un sindacato.

Certo, queste donne, per una ragione o per l’altra, hanno mancato l’obiettivo: a causa del totalitarismo bolscevico per un verso e a causa dell’appiattimento della socialdemocrazia al capitalismo per l’altro. Ed è stata proprio questa deriva che ha portato la gente a concludere che non c’è più niente da fare, per cui tanto vale trincerarsi nel privato. Il che, peraltro, corrisponde al movimento intrinseco del capitalismo: espansione dei mercati, società del consumo, obsolescenza programmata eccetera, e più in generale espansione del dominio sulle persone, non solo in quanto produttori, ma anche in quanto consumatori.

( …. )

La libertà nonè qualcosa di facile, non è un concetto semplice. In un certo senso, se parliamo di libertà vera, direi che ci troviamo di fronte a un concetto tragico. Proprio come la democrazia è un regime tragico. Perché non ci sono limiti esterni, non ci sono teoremi matematici che possano dirti: «è qui che bisogna fermarsi». La democrazia è quel regime politico che ci consente di affermare che noi facciamo le nostre leggi a partire dalla nostra morale, la nostra morale condivisa. Questa morale però, e qui mi rivolgo al mio amico cripto-cristiano Christopher, anche se venisse a coincidere con la legge mosaica o con il Vangelo non varrebbe solo perché è scritta lì, ma perché noi, in quanto corpo politico, l’accettiamo, e facendola nostra diciamo: «non uccidere». L’autorità non viene da Dio. Anche se il 90 per cento della popolazione è credente e accetta l’autorità dei comandamenti divini, per la società politica l’autorità non viene da Dio, ma dalla decisione dei cittadini. I cittadini sono dunque sovrani.
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