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Le barbarie di una nuova shoa

Le barbarie di una nuova shoa
Negli ultimi anni sono morti nel Mediterraneo almeno 15.000 migranti. E continuano a morire, anche se, allontanate le ONG, cade il silenzio su una strage continua, atroce, senza pietà neppure per i bambini. Il ministro della malavita però non si accontenta delle vite spezzate e del successo dei suoi slogan feroci. Vorrebbe di più. Per ogni vita strappata alla morte 5.000 euro di multa comminata ai salvatori. In un paese che alza muri, in città che si chiudono ai diversi, trattandoli come scarti dell’umanità, occorre ribellarsi prima che la barbarie di una nuova shoa diventi la specificità intollerabile di questi tempi feroci. (m.c.g)

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martedì 23 settembre 2014

Allarme per le coste: «Nuovi incubi dallo Sblocca Italia»

«L’introduzione di un titolo concessorio unico comprensivo delle attività di ricerca e coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi» abolisce la consultazione pubblica preventiva sulle grandi opere. La Nuova Sardegna, 22 settembre 2014

Sassari. L’allarme per la tutela dell’ambiente è preciso, circostanziato: «Il decreto Sblocca Italia crea nuovi incubi naturalistici e sociali per le coste dell’isola». Perché, secondo il Gruppo d’intervento giuridico - Amici della terra, «fa nascere un pasticcio che produce violazioni costituzionali».

«Con la tecnica di mettere tutto nello stesso calderone, in modo da rendere le disposizioni quasi illeggibili, sono state consentite aperture e deroghe contrarie alle norme generali del diritto», sostiene il portavoce dell’associazione, Stefano Deliperi.  E tutto ciò, aggiunge l’ecologista, specialista in questi aspetti giuridici, si ripercuote a cascata su una serie sterminata di settori. Si va dall’energia alle procedure per la valutazione ambientale dei singoli progetti. Dai criteri per la gestione del demanio sino a possibili strade privilegiate per la predisposizione di varianti urbanistiche automatiche. Le riserve. Dubbi e perplessità sul testo centro delle polemiche erano state espresse dagli ambientalisti nelle scorse settimane.

Adesso Grig ha deciso di denunciare pubblicamente quel che sta succedendo, con particolare attenzione come sempre ai riflessi negativi per l’isola. «Come già osservato a prima vista e in successivi approfondimenti, da questo provvedimento scaturisce qualche luce, per esempio sui provvedimenti sostitutivi in tema di fondi comunitari o per il risanamento idrogeologico, ma a risaltare sono soprattutto le ombre – sottolinea con determinazione Deliperi – In particolare per quanto concerne le terre e rocce da scavo e il settore energetico. Dalle ricerche e dalle estrazioni petrolifere e metanifere alle infrastrutture d’importazione, trasformazione e stoccaggio dei gas».

I dettagli. A questo proposito l’esponente ambientalista cita un passaggio del decreto. «. Si aumentano i rischi per l’ambiente. Vengono messi a repentaglio e i contesti economico-sociali locali. E questo per non parlare delle norme di gestione del territorio e di tutela del paesaggio». Per il Bel Paese si addensano veri incubi, osserva Deliperi. «Più che di “Sblocca Italia”, di fronte a quest’allarme mi sembra piuttosto il caso di gridare: “Svegliati, Italia!”». afferma il dirigente ecologista.

I dubbi fortissimi di costituzionalità, per gli ambientalisti, derivano dal fatto che nel decreto non si è tenuto conto delle prerogative per la difesa del paesaggio che possono vantare sia Regioni a Statuto speciale come la Sardegna sia il ministero dei Beni culturali. Una situazione che d’ora innanzi la giunta Pigliaru e il Mibac dovranno monitorare con attenzione, visti i precedenti che negli anni si sono accumulati in Sardegna negli attentati al territorio.

Reticenze e omertà. Se non ci fosse stata in queste ore la pubblica denuncia degli ecologisti, con ogni probabilità l’intero pacchetti di provvedimenti avrebbe tardato a essere svelato e valutato a fondo. «Perché su tutta faccenda è stata fatta calare una coltre di silenzio - attacca ancora Stefano Deliperi – Il che non mi pare per niente secondario, visto che presumibilmente un testo del genere andrà a cozzare pure contro le norme generali del diritto comunitario. Specie per quel che concerne le operazioni di scavo e i lavori per realizzare tunnel e gallerie. Nelle quali viene autorizzato l’uso di additivi chimici per le frese delle macchine perforatrici».

Quadro desolante. Pericoli anche per i beni del Demanio: «Sarà sufficiente che i Comuni firmino “accordi di programma” col ministero competente perché ottengano varianti urbanistiche – denuncia in conclusione il leader di Grig – E da quel momento alla posa dei primi mattoni passerà ben poco tempo. Così come all’avvio di tutta un’altra serie di percorsi per rendere inoffensive le disposizioni complessive a tutela dell’ambiente».
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