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23M 2019: una marcia rivoluzionaria

23M 2019: una marcia rivoluzionaria
Il 23 marzo 2019 anche eddyburg si unisce alle migliaia di persone che scenderanno in strada per le vie e le piazze di Roma in una grande Marcia per il clima, contro le grandi opere inutili e per una giustizia ambientale. Ancora una volta sono i movimenti, i comitati, gli abitanti a rivendicare le ragioni per una rivoluzione del sistema, del modello di sviluppo in assenza di una sintesi politica capace di cogliere la svolta radicale necessaria per coniugare la salute, il benessere sociale, la salvaguardia del nostro pianeta terra e delle specie che lo abitano e i diritti umani. (i.b)

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VENEZIA

DAI MEDIA

martedì 30 settembre 2014

Alla maniera di Montale...

...ai compagni rimasti nel PD:

«non so come stremato tu resisti /

in questa palude di finanzcapitaliamo /

ch'è il tuo partito»

da alcuni versi della poesia "Dora Markus" di Eugenio Montale, che vi ripresentiamo:
DORA MARKUS 

1 
Fu dove il ponte di legno 
mette a Porto Corsini sul mare alto 
e rari uomini, quasi immoti, affondano 
o salpano le reti. Con un segno 
della mano additavi all'altra sponda 
invisibile la tua patria vera. 
Poi seguimmo il canale fino alla darsena 
della città, lucida di fuliggine, 
nella bassura dove s'affondava 
una primavera inerte, senza memoria. 

E qui dove un'antica vita 
si screzia in una dolce 
ansietà d'Oriente, 
le tue parole iridavano come le scaglie 
della triglia moribonda. 

La tua irrequietudine mi fa pensare 
agli uccelli di passo che urtano ai fari 
nelle sere tempestose: 
è una tempesta anche la tua dolcezza, 
turbina e non appare, 
e i suoi riposi sono anche piú rari. 
Non so come stremata tu resisti 
in questo lago 
d'indifferenza ch'è il tuo cuore; forse 
ti salva un amuleto che tu tieni 
vicino alla matita delle labbra, 
al piumino, alla lima: un topo bianco, 
d'avorio; e così esisti! 

2 
Ormai nella tua Carinzia 
di mirti fioriti e di stagni, 
china sul bordo sorvegli 
la carpa che timida abbocca 
o segui sui tigli, tra gl'irti 
pinnacoli le accensioni 

del vespro e nell'acque un avvampo 
di tende da scali e pensioni. 

La sera che si protende 
sull'umida conca non porta 
col palpito dei motori 
che gemiti d'oche e un interno 
di nivee maioliche dice 
allo specchio annerito che ti vide 
diversa una storia di errori 
imperturbati e la incide 
dove la spugna non giunge. 

La tua leggenda, Dora! 
Ma è scritta già in quegli sguardi 
di uomini che hanno fedine 
altere e deboli in grandi 
ritratti d'oro e ritorna 
ad ogni accordo che esprime 
l'armonica guasta nell'ora 
che abbuia, sempre piú tardi. 

E scritta là. Il sempreverde 
alloro per la cucina 
resiste, la voce non muta, 
Ravenna è lontana, distilla 
veleno una fede feroce. 

Che vuole da te? Non si cede 
voce, leggenda o destino... 
Ma è tardi, sempre piú tardi. 
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