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Le barbarie di una nuova shoa

Le barbarie di una nuova shoa
Negli ultimi anni sono morti nel Mediterraneo almeno 15.000 migranti. E continuano a morire, anche se, allontanate le ONG, cade il silenzio su una strage continua, atroce, senza pietà neppure per i bambini. Il ministro della malavita però non si accontenta delle vite spezzate e del successo dei suoi slogan feroci. Vorrebbe di più. Per ogni vita strappata alla morte 5.000 euro di multa comminata ai salvatori. In un paese che alza muri, in città che si chiudono ai diversi, trattandoli come scarti dell’umanità, occorre ribellarsi prima che la barbarie di una nuova shoa diventi la specificità intollerabile di questi tempi feroci. (m.c.g)

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lunedì 18 agosto 2014

Le buone pratiche. Il partito del cemento affonda in un laghetto


Quanto la volontà e la costanza dei movimenti e le istituzioni elettive collaborano, e per di più natura e fortuna ci mettono lo zampino, la città dei cittadini prevale sulla città della rendita. Il Fatto Quotidiano, 18 agosto 2014

Roma. “Palazzinaro amaro sei un palazzinaro baro per tutto il male fatto a Roma adesso paghi caro al funerale del tuo centro commerciale è bellissimo vedere il nostro lago naturale”.

Cantano così gli “Assalti Frontali” con “Il Muro del canto”, insieme a migliaia di attivisti, cittadini e comitati. I Comitatini di tutta Italia, tanto cari a Renzi e ad i suoi predecessori, sbeffeggiati, derisi e spesso manganellati.

Cosa c’entra l’underground con le buone pratiche? C’entra. C’entra molto. Perché le buone pratiche, spesso, nascono dal basso, dai movimenti, da chi spinge per migliorare la qualità della vita senza ricoprire cariche amministrative o politiche. Da chi scrive canzoni come Militant A, voce degli Assalti Frontali.

Sull’area dismessa della ex fabbrica tessile Snia Viscosa,10 mila metri quadri dove hanno lavorato negli anni migliaia di persone, si erano posate le mire della solita speculazione edilizia. Capirai! Pieno centro di Roma! Tra Termini e Porta Maggiore! Rendita Urbana. Quella che un tempo si definiva “parassitaria”. Una prassi consolidata. Protagonista indisturbato: il partito del cemento.

Ma ironia della sorte, “in mezzo ai mostri de cemento” è spuntato un lago naturale, di acqua minerale. E sono state proprio le ruspe che iniziarono a scavare a provocare la formazione del lago. Volevano gettare le fondamenta di un bel centro commerciale ed invece hanno liberato l’acqua con le bollicine. I proprietari dell’area hanno cercato di rimediare, pompare l’acqua, nascondere. Ma ormai quel lago era già diventato un bene comune. Una risorsa della città, di Tor Pignattara.

Così sono iniziate vent’anni di battaglie. Ambientalisti, comitato di quartiere e Centro Sociale Ex Snia si sono opposti con tenacia alla realizzazione dell’ennesima colata di cemento ed in difesa del nuovo ecosistema. Mobilitazioni, manifestazioni, gite con canotto e canoa in mezzo ai pilastri dell’ex fabbrica, con cormorani e martin pescatori. La richiesta incessante ed insistente: lago per tutti e cemento per nessuno .
Il Comune si è mosso. Il proprietario si è opposto. Ma questa volta la battaglia la vincono i cittadini, i comitati, i cantanti. Il Campidoglio ha aperto il varco sulla via Prenestina avviando di fatto l’esproprio del terreno e del lago. E come canta Daniele Coccia, “In mezzo ai mostri de cemento st’acqua mò riflette er cielo, È la natura che combatte, e sto quartiere è meno nero, In mezzo ai mostri de cemento il lago è ‘n sogno che s’avvera, È la natura che resiste, stanotte Roma è meno nera”



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