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LA RAPINA DELLA TERRA AGLI ULTIMI

LA RAPINA DELLA TERRA AGLI ULTIMI
Sottrarre l'uso del suolo alle esigenze elementari (dall'alimentazione all'acqua, dall'abitazione alla riserva per gli usi futuri) delle comunità che lo abitano, è diventato in vaste regioni del sud del mondo, un ulteriore strumento di sfruttamento degli ultimi a vantaggio dei più ricchi. Il Land Matrix, un osservatorio indipendente del "land grabbing" registra che ad ora sono state concluse 557 transazioni, per un totale di 16 milioni di ettari (più o meno la metà della superficie dell’Italia) e altre, riguardanti circa 10 milioni di ettari, sono in corso. Questo fenomeno provoca l’espropriazione forzata e conseguentemente l'impoverimento e l'annientamento di comunità locali, la cui sopravvivenza è strettamente legata all'accesso a queste terre. (a.b.)

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sabato 26 luglio 2014

Togliatti-Berlinguer, una continuità nella diversità

«Una polemica con un articolo di Marco Albeltaro apparso su L’Unità. Togliatti e Berlinguer hanno visto nella Costituzione la carta che poteva innovare la democrazia» Un opportuno segmento di una riflessione del nostro passato utile per costruire un futuro migliore. Il manifesto, 27 luglio 2014, con postilla

In un suo inter­vento apparso su l’Unità del 25 luglio Marco Albel­taro sostiene la tesi della neces­sità di ricor­dare Pal­miro Togliatti a sessant’anni dalla scom­parsa in misura molto mag­giore di quanto si stia facendo. Sono del tutto d’accordo. Sia Futura uma­nità. Asso­cia­zione per la sto­ria della memo­ria del Pci», sia Cri­tica mar­xi­sta, nelle quali sono impe­gnato, hanno dedi­cato o dedi­che­ranno a Togliatti con­tri­buti di cono­scenza e di ana­lisi e. E credo che anche il mani­fe­sto non man­cherà que­sto appun­ta­mento. In par­ti­co­lare «Futura uma­nità» ha aperto le cele­bra­zioni togliat­tiane con un con­ve­gno, svol­tosi a Roma nel novem­bre 2013, le cui rela­zioni sono state pub­bli­cate quest’anno (Paolo Ciofi, Gianni Fer­rara, Gian­pa­squale San­to­mas­simo, Togliatti il rivo­lu­zio­na­rio costi­tuente, Edi­tori Riu­niti) e pre­sen­tate di recente in una sede par­la­men­tare. Qual­cosa si è fatto, dun­que, e sicu­ra­mente nei pros­simi mesi altro si farà. E biso­gne­rebbe fare di più, ne con­vengo con l’autore.

Dove non posso essere d’accordo con Albel­taro è invece su ciò che emerge dalla sua argo­men­ta­zione, basata sulla con­trap­po­si­zione, che egli avanza espli­ci­ta­mente, tra la rifles­sione su Togliatti (segna­ta­mente il Togliatti degli anni 1944–1964) e il ricordo e la rifles­sione su Ber­lin­guer. Nel farlo, Albe­traro ricorda anche il mio recente Ber­lin­guer rivo­lu­zio­na­rio (Carocci), ma afferma che le diverse e oppo­ste let­ture di Ber­lin­guer emerse in que­sto tren­te­simo anni­ver­sa­rio della morte sono tutte non solo par­ziali, ma anche esa­ge­rate, poi­ché «guar­dare a Togliatti e alle sue scelte sem­bra più utile che guar­dare a Berlinguer».

La peculiarità del PCI

Non capi­sco per­ché si deb­bano con­trap­porre que­ste due figure della tra­di­zione del comu­ni­smo ita­liano: come Albel­taro stesso dice, hanno vis­suto in epo­che diverse e fron­teg­giato pro­blemi diversi. Entrambi sono state emi­nenti per­so­na­lità poli­ti­che che hanno con­tri­buito a creare, cia­scuno nella pro­pria epoca, quella pecu­lia­rità del comu­ni­smo ita­liano che in Gram­sci ha le sue radici.

Certo, vi sono anche delle diver­sità, dovute per lo più alle diver­sità di con­te­sto. Sul piano della poli­tica interna, l’unico che Albel­taro affronta, va notata que­sta dif­fe­renza: Ber­lin­guer si rese conto, sia pure in modo con­trad­dit­to­rio, dei limiti di una poli­tica chiusa in un livello istituzionale-parlamentare-partitico. Men­tre fu stre­nuo difen­sore della Costi­tu­zione e della cen­tra­lità del Par­la­mento (di entrambe, è appena il caso di notarlo, si sta facendo in que­sti anni e in que­sti giorni carne di porco), vide anche – e qui appare più vicino alla rifles­sione gram­sciana, anche a quella del car­cere – come que­sto tipo di demo­cra­zia, se non intrec­ciato con forme diverse e più par­te­ci­pate, e con l’apertura alla società e ai movi­menti, diviene ter­reno di con­qui­sta delle éli­tes, se non addi­rit­tura delle cama­rille, come aveva già ben foto­gra­fato a suo tempo Gae­tano Mosca. 

Già prima della sta­gione del com­pro­messo sto­rico, a ridosso del «secondo bien­nio rosso» (1968–1969), vi è in Ber­lin­guer que­sta sen­si­bi­lità e que­sta rifles­sione. Dopo la paren­tesi degli anni Set­tanta e la lezione appresa dagli errori fatti con la soli­da­rietà nazio­nale, Ber­lin­guer com­pie una corag­giosa auto­cri­tica, por­tando il suo par­tito a riflet­tere sul rin­no­va­mento pro­fondo neces­sa­rio per la sua cul­tura e per tutto un modo di inten­dere la poli­tica. Pur­troppo in pochi lo ascol­ta­rono e lo segui­rono, nel gruppo diri­gente del Pci. Ma la «con­nes­sione sen­ti­men­tale» rista­bi­lita col suo popolo ci fanno inten­dere come di quelle parole e di que­gli atti vi fosse biso­gno. Vale la pena ricor­dare una inter­vi­sta tele­vi­siva del 1980, al ritorno da un viag­gio in Cina, nella quale Ber­lin­guer afferma che quella par­la­men­tare non è l’unica forma pos­si­bile di rap­pre­sen­tanza demo­cra­tica e che ciò che dav­vero con­trad­di­stin­gue una demo­cra­zia sono non le forme della rap­pre­sen­tanza, che mutano con le epo­che e i con­te­sti, ma le libertà fon­da­men­tali di pen­siero, parola, stampa, orga­niz­za­zione poli­tica e sindacale.

Personalità complementari

Togliatti si mosse in una tem­pe­rie sto­rica diversa: si trat­tava non di allar­gare la demo­cra­zia, ma di restau­rarla dopo la paren­tesi fasci­sta, di con­so­li­darla, di lot­tare con­tro lo scel­bi­smo e con­tro la legge truffa dega­spe­riana (il mag­gio­ri­ta­rio, anche allora, era il gri­mal­dello per scas­sare la demo­cra­zia), di far entrare sta­bil­mente le masse nella sto­ria di que­sto paese, facen­done un pila­stro di demo­cra­zia. I par­titi sono la demo­cra­zia che si orga­nizza, come giu­sta­mente scrive Albe­traro. La rifles­sione ber­lin­gue­riana su come que­sti par­titi deb­bano intrec­ciarsi con la società riba­diva que­sta lezione e la appro­fon­diva, facendo tesoro dell’esperienza inter­corsa e cer­cando di con­tra­stare quella ridu­zione della poli­tica ad affare di pochi che, ieri come oggi, ha nel deci­sio­ni­smo il suo ves­sillo prin­ci­pale. La dire­zione di mar­cia di Ber­lin­guer e di Togliatti è la stessa, e appare oggi deci­sa­mente con­tro­cor­rente. E quindi da ripren­dere.

Infine, non può essere dimen­ti­cato in que­sto anno di anni­ver­sari (a quello di Togliatti e Ber­lin­guer aggiun­ge­rei anche il ricordo dei 110 anni dalla morte di Anto­nio Labriola, ancor più dimen­ti­cato) che la grande riso­nanza che viene data al decen­nale della morte di Ber­lin­guer costi­tui­sce una indub­bia novità, anche poli­tica. Come non ricor­dare che dieci o venti anni fa que­sto fio­rire di ini­zia­tive non vi fu? Come non ricor­dare che vi furono decen­nali in cui pre­valse il grido di «dimen­ti­care Ber­lin­guer»? Se quest’anno così non è anche per­ché si è capito che di Ber­lin­guer c’è biso­gno per com­bat­tere quel ten­ta­tivo di restrin­gi­mento della demo­cra­zia che è mani­fe­sto nella ope­ra­zione «rifor­mi­stica» in atto (ma ini­ziamo a chia­marla col suo nome, Con­tro­ri­forma, poi­ché la nostra Riforma fu la Costi­tu­zione repub­bli­cana nata dalla Resi­stenza), per difen­dere anche ciò che Togliatti ha saputo costruire. Per que­sto non vi è con­trap­po­si­zione reale tra Togliatti e Ber­lin­guer. Essi sono, si sarebbe detto un tempo, «uniti nella lotta».


Un intervento del tutto opportuno nel mare di confusione e d'ignoranza (e di deformazione della storia recente) nel quale ci tocca vivere. "Continuità nelle diversità": non c'è modo più giusto per rappresentare il rapporto tra la visione comunista (italiana) di quei due grandi politici. Nelle ragioni delle diversità Liguori giustamente sottolinea quelle dovute ai differenti contesti nei quali i due personaggi agirono: il primo nel contesto di un capitalismo ancora fordista, il secondo in un capitalismo giunto ormai alla fase dello "sviluppo opulento (quello che fu poi denominato come neoliberismo (Harvey) o financapitalismo (Gallino), e fu invece molto incompreso nella stessa sinistra comunista ai tempi di Berlinguer.Da qui anche la solitudine dell'ultimo grande leader del partito di Gramsci, Togliatti, Longo e Barlinguer e la sua attuale modernità.
l'associazione Futura umanità (il cui logo è l'icona in btesta a questo articolo, e la rivista Critica Marxista sono due fonti essenziali per seguire la riflessione su questi temi del nostro vicino passato, per tentar di costruire un futuro migliore.

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