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Le barbarie di una nuova shoa

Le barbarie di una nuova shoa
Negli ultimi anni sono morti nel Mediterraneo almeno 15.000 migranti. E continuano a morire, anche se, allontanate le ONG, cade il silenzio su una strage continua, atroce, senza pietà neppure per i bambini. Il ministro della malavita però non si accontenta delle vite spezzate e del successo dei suoi slogan feroci. Vorrebbe di più. Per ogni vita strappata alla morte 5.000 euro di multa comminata ai salvatori. In un paese che alza muri, in città che si chiudono ai diversi, trattandoli come scarti dell’umanità, occorre ribellarsi prima che la barbarie di una nuova shoa diventi la specificità intollerabile di questi tempi feroci. (m.c.g)

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lunedì 7 luglio 2014

Scandali e prospettive tra Venezia, il Veneto e l'Europa

Il 25 giugno scorso si è svolta a Venezia, Forte Marghera, un’assemblea organizzata dal coordinamento veneziano della lista “L’altra Europa con Tsipras”. Pubblichiamo la relazione di Edoardo Salzano e l’intervento di Mattia Donadel. In calce i link ad altri documenti presentati da Armando Danella


MoSE, IL CAVALLO DI TROIA
PER IL SACCHEGGIO DEL VENETO
intervento di Mattia Donadel


Si dice spesso dei Veneziani che, a torto o a ragione, si ritengano un po’ troppo al centro dell’attenzione. Ma nel caso del terremoto causato dall’inchiesta “MOSE”, non vi è dubbio che l’epicentro sia collocato proprio a Venezia.

Il MOSE, la grande opera pensata per salvare Venezia e la laguna, è stato infatti il cavallo di Troia attraverso il quale è stato costruito negli ultimi 30 anni un vero e proprio sistema di potere mafioso che si è impadronito dell’intera Regione, e oltre.

La storia è nota: a metà degli anni ’80 viene creato il Consorzio Venezia Nuova, il concessionario unico dello Stato per la realizzazione del MOSE e delle altre opere di salvaguardia in Laguna, che in deroga a tutte le normative europee in materia di appalti, ha stornato miliardi di euro dei contribuenti alle proprie ditte consorziate, ed entrate a far parte del Consorzio medesimo senza alcuna procedura di evidenza pubblica. Soldi e appalti che hanno permesso di far lievitare in pochi anni i fatturati e gli utili di alcune ditte come ad esempio la Mantovani spa; ma anche soldi che attraverso false fatturazioni, prezzi gonfiati, lavori inventati sono serviti per assicurare un potere incontrastato alla classe politica che ha Governato il Veneto fino ad oggi; classe politica si badi bene, che è stata diretta espressione di questa cricca “cricca” e non banalmente vittima del burattinaio del Consorzio Venezia Nuova. Un potere così pervasivo da riuscire a inquinare e condizionare tutti i settori della società: dagli apparati di controllo, alla comunicazione, al mondo scientifico e della cultura, e perfino la Chiesa.

Per quanto il MOSE sia stato ed è un’opera pensata per risucchiare quantità colossali di soldi anche oltre alla sua realizzazione, ben presto, come una specie di cancro, il “sistema” ha cominciato a diffondersi in ogni direzione alla ricerca di fonti sempre nuove di alimentazione: proprio le opere pubbliche sono diventate il terreno di coltura privilegiato, si tratti di nuove autostrade, ospedali, infrastrutture energetiche poco importa, importante è che siano grandi e costose.

Altrettanto affinati sono stati gli strumenti messi a punto per avviare e gestire il business delle grandi opere: Legge Obiettivo, uso dell’emergenza e dei Commissari straordinari, pieno controllo della Commissioni tecniche di Valutazione (es. commissioni VIA-VAS) hanno permesso di eludere vincoli e controlli di ogni sorta espropriando le comunità locali di ogni potere decisionale e mettendo fuori gioco comitati, associazioni, chiunque tentasse di mettersi di traverso.

Il problema del progressivo esaurimento di fondi pubblici ha indotto poi all’invenzione del cosiddetto Project Financing, grazie al quale sarebbero state proprio le cordate private a finanziare le opere in cambio di concessioni o canoni decennali. In realtà una vera e propria truffa, perché a fronte di piani economico-finanziari truccati, nelle convenzioni che regolano le concessioni tutti i costi finiscono per essere scaricati sugli enti pubblici in modo differito nel tempo.

Passante: la testa di ariete

E se il MOSE è stato il Cavallo di Troia, la testa d’ariete per dare la stura a questo sistema si chiama Passante di Mestre, l’unica grande opera realizzata e già funzionante in Veneto.

Il Passante, infatti, ha permesso di sperimentare tutte queste leve e anche oltre: la Legge Obiettivo, il Commissario Straordinario, l’affidamento dei lavori a un “general contractor” mediante procedura discrezionale. E’ bene ricordare poi che le principali ditte che hanno costruito il by-pass di Mestre sono socie del Consorzio Venezia Nuova, e alcune di queste in particolare si trovano al centro dell’inchiesta, mantovani spa e Co.Ve.Co. sopra tutte. E sarà pure una coincidenza, ma guarda caso la stessa Sezione generale della Corte dei Conti denunciava un aumento ingiustificato dei costi per il completamento della nuova autostrada e delle opere complementari (da circa 750 milioni di euro preventivati, a oltre 1,4 miliardi di euro finali), nonché gli scarsi controlli, il forte rischio di corruzione e di infiltrazione mafiosa.

La lievitazione dei costi in questo caso non rimanda semplicemente al malaffare, ma anche ad un ulteriore sviluppo: quello della finanziarizzazione delle grandi opere.

Ricostruimao un po’ la storia: i soldi per il Passante sono stati erogati direttamente dallo Stato (circa 290 milioni di euro) e dalla SpA al 100% pubblica ANAS (per circa 1 Meuro). Nel 2008 è stata creata la CAV SpA, partecipata al 50% dalla stessa ANAS e per l’altro 50% dalla Regione del Veneto. Nella Convenzione di Concessione la CAV è tenuta non solo alla gestione del Passante e di altre tratte stradali, ma anche alla restituzione ad ANAS dei soldi che questa aveva anticipato per la realizzazione dell’opera attraverso il gettito dei pedaggi. Nonostante l’elevato flusso di traffico, è apparso subito chiaro che il debito non era ripagabile. Di qui partono alcune operazioni di rifinanziamento: nel 2013, grazie all’avvallo della Giunta Regionale, CAV riceve 350 milioni di euro dalla Banca Europea degli Investimenti (BEI) e 73,5 milioni di euro da Cassa Depositi e Prestiti (CDP), il tutto a tassi di interesse di mercato. Di debito in debito il “buco” si allarga, e proprio nei prossimi giorni partirà un’ulteriore rifinanziamento, ancora più pericoloso: la CAV si appresta infatti ad emettere titoli finanziari legati all’opera (i famigerati Project Bond) per circa 700 milioni di euro. Si tratta della prima operazione di svendita di un’opera pubblica in Italia; per l’acquisto dei titoli sono già in “pole position” Royal Scotland Bank, Unicredit, Societè Generale, Intesa e Bnp Paribas. Cosa succederà nel momento in cui la bolla speculativa che è stata creata esploderà?

Ma non è finita qui, perché la costruzione del Passante è stato il vero grimaldello per dare il via a una colossale speculazione immobiliare nella zona tra Dolo e Pianiga, là dove la nuova arteria si collega all’autostrada A4. Parliamo di Veneto City: i terreni agricoli di questa area sono stati acquistati ad un valore molto basso circa 15 anni fa da una società, la Veneto City spa, costituita da noti imprenditori veneti; molti di questi sono stati protagonisti delle famose “delocalizzazioni”delle attività produttive che per lungo tempo hanno caratterizzato il modello “nord est”. Nel 2011, nonostante la forte opposizione dei comitati locali, la Giunta Zaia ha varato la variante urbanistica per la realizzazione di Veneto City, facendo aumentare di almeno 10 volte in un istante il valore del capitale detenuto dai soci della Veneto City spa.

In conclusione, ripercorrendo la storia del MOSE e del Passante di Mestre, ci si rende conto di come la questione “grandi opere” è qualcosa che va ben oltre al tema dell’ambiente. Il nodo “grandi opere” è assai più denso e abbraccia temi di estrema importanza come per esempio quello della democrazia, della crisi della politica, del lavoro, delle finanziarizzazione del capitale, del debito pubblico, oltre che, come si è visto, al malaffare… A ben vedere quando parliamo di “grandi opere” stiamo parlando di come le dinamiche globalizzate del sistema neo-liberista si materializzano, qui ed ora nei nostri territori.Indubbiamente un tema imprescindibile per chi si pone l’obiettivo di ricostruire un’alternativa sociale e politica di sistema.


OPINIONI PER L'OGGI E IL DOMANI
DALL'EUROPA A VENEZIA
di Edoardo Salzano

Due vicende 
Condivido il proposito del “Coordinamento” di lavorare per ricostruire dal basso una rappresentanza politica cittadina capace di ridare dignità e prestigio alle istituzioni politiche veneziane e venete. Vorrei però che, in questo periodo di grande confusione, vi fossero alcuni punti di chiarezza.

In primo luogo, la distinzione tra due vicende:
1. la lista L’altra Europa con Tsipras nasce in vista di un’elezione del Parlamento europeo, ed è una parte di un un’iniziativa e un’azione europea;
2. la questione del Consorzio Venezia Nuova, del Mose e degli interventi infrastrutturali nel Veneto, della corruzione e del sistema di potere che attorno a questi temi si sono manifestati è un’altra storia – veneziana, veneta e italiana – che richiede iniziative e attori diversi dalla prima.

Esistono indubbiamente importanti connessioni tra le due vicende. La principale è quella esprimibile nella domanda: quale politica intendiamo praticare? Ma verrò su questo punto alla fine del mio intervento 

 La vicenda europea

Proseguire la storia della lista L’altra Europa e costruire in Italia una nuova formazione politica è un cimento di lungo respiro. La sua organizzazione è solo l’ultimo passo. Occorre in primo luogo definire un’ideologia (intendo per ideologia «quell’insieme di credenze condivise da un gruppo e dai i suoi membri che guidano l’interpretazione degli eventi e che quindi condizionano le pratiche sociali»,), una strategia e una tattica, un programma di lungo e di medio periodo coerenti tra loro, e solo su questa base una organizzazione.

Il percorso per costruire questi elementi richiede in primo luogo di definire una scelta di campo. Questa è già stata individuata nei suoi elementi essenziali nei punti programmatici della lista, ma non è stata seguita a sufficienza nei fatti. Il diverso peso tra le componenti formalizzate (il SEL e il PRC) e il mondo dei comitati è uno degli elementi critici che è emerso. E’ in primo luogo su questo, e sugli altri elementi critici che è necessario discutere.

Le persone che abbiamo concorso ad eleggere al Parlamento devono rendere conto del loro operato ai loro elettori, e non a questa o quell’altra componente daei variegati mondi che hanno concorso alla loro elezione. Se quest’ultimo dovesse essere il loro riferimento mi sembra ovvio che i referenti dovrebbero essere le persone che hanno promosso e coordinato la lista.

La storia veneziana e veneta

La prima scadenza che si pone nella vicenda dell’indagine giudiziaria sugli appalti nel Veneto è quella dell’elezione del sindaco e del Consiglio comunale di Venezia. In relazione a questa scadenza abbiamo già  scritto con Ilaria Boniburini, , e  illustrato al gruppo “Venezia cambia 2015”, ciò che ci sembrava e mi sembra necessario chiedere e chiedersi. Ne riporto alcuni elementi:

"Sindaco e squadra non devono essere stati in alcun modo coinvolti (né con le loro azioni né con i loro silenzi) con il gruppo di potere guidato dal Consorzio Venezia nuova: un gruppo di potere che ha lavorato durante tutte le sindacature che si sono succedute dalla prima Giunta di Massimo Cacciari a quella di Giorgio Orsoni

"Il sindaco deve aver dimostrato di conoscere a fondo Venezia e i suoi problemi, di essersi schierato a favore della salvaguardia e della messa in valore (non adoperiamo la parola ”valorizzazione”) delle qualità naturali e storiche della città e dei suoi territori d’acqua e di terra e della difesa dei beni comuni dalla mercificazione.

"Deve impegnarsi: a difendere le fasce più deboli della popolazione (bambini, donne, anziani, emarginati per povertà, etnia, cultura), a privilegiare gli interessi dei cittadini in quanto tali rispetto a quelli dei poteri economici, a garantire la trasparenza dei processi decisionali, a promuovere l’uscita dalla crisi economica senza ripercorrere le strade che l’hanno prodotta, a difendere il lavoro senza compromettere (ma anzi accrescendo la qualità) dei patrimoni comuni.

"La squadra deve essere tale da garantire, nel suo insieme, tutte le competenze necessarie in coerenza con il progetto politico che proponiamo.

"Gli appartenenti alla squadra (e in particolare alla giunta) dovranno essere proposti in relazione alla loro competenza, esperienza e coerenza al progetto politico, e non all’appartenenza partitica o di gruppo".

 Il potere è passato di mano

Tralascio gli altri punti del documento che abbiamo scritto per "Venezia cambia 2015". Voglio mettere in evidenza una questione che mi sembra cruciale nell’esperienza veneziana e veneta, e che è passata in terzo piano: il radicale spostamento di potere che è avvenuto per opera del clan costruito a ridosso del Consorzio Venezia Nuova.

Si tratta di un clan che ha saputo agire con tutti gli strumenti illegittimi e legittimi che le loro dotazioni finanziarie consentivano.  Per conto mio continuo a ripetere che la benemerita indagine aperta dai magistrati veneziani illumina una parte soltanto del gruppo di potere politico-economico che domina lo scenario veneto. non dimenticherei attori come come l’ente Porto di Venezia, e come la SAVE, padrona degli aeroporti di Venezia e Treviso e promotrice dell’operazione immobiliare Tessera city, sulla quale troppi amministratori sono stati compiacenti, o addirittura complici.

Così come sarebbe difficile comprendere l’egemonia che il Consorzio Venezia Nuova ha conquistato nell’opinione pubblica veneziana e veneta, nazionale e internazionale senza indagare sulla trama dei rapporti tra il mondo delle attività immobiliari, quello delle banche e relative fondazioni, quello dei mass media e – last but not least, quello della cultura, dei centri di ricerca e dell’università.

Per costruire una mappa precisa del potere a Venezia e nel Veneto non sarebbe però giusto affidarsi al lavoro alla magistratura, la cui responsabilità si arresta al limite tracciato dalle azioni contrarie alla legge. Le armi di cui dispongono i poteri economici per conquistare il consenso e impadronirsi del dominio non sono costituite solo dalle truffe e la corruzione diretta. Come cittadino e modesto diffusore di una visione critica delle cose interesserebbe sapere chi si accingerà a questo compito difficile e delicato, ma a mio parere indispensabile. Una volta c’era il giornalismo d’inchiesta, oggi è quasi scomparso, e molte “inchieste” sono caratterizzate più dalla ricerca dell’effetto che dal faticoso svolgimento di un’accurata analisi. 

Le elezioni a Venezia

Non do troppa importanza ai risultati elettorali. La democrazia rappresentativa è molto malata, nel nostro paese. E’ in gran parte il risultato della penetrante azione mediatica di quei «persuasori occulti» che il sociologo statunitense Vance Packard già analizzava nel lontano 1957. Ma non credo che la democrazia diretta sia oggi capace di sostituire quella delegata.

Come ha riconosciuto un marxista non imputabile di simpatie statalistiche, il geografo anglo-americano David Harvey, la dimensione orizzontale e quella verticale della democrazia devono integrarsi. Mi sembra che il documento presentato nell’area Tsipras da Paolo Cacciari sia uno stimolo utile per lavorare in questa direzione, ma credo che ci sia ancora da cercare, ragionare e sperimentare molto prima di trovare un corretto equilibrio tra la dimensione orizzontale e quella verticale della democrazia.

Certo è – almeno per me – che oggi le logiche dei partiti sono, del tutto obsolete, incapaci di incidere positivamente sulla realtà, lontane, e “allontananti”, dalle aspirazioni, le speranze e perfino le attenzioni delle vittime del neoliberismo ai cui interessi ci appelliamo. Lo ha scritto con chiarezza Marco Revelli: «non c’è più spazio per nessuna delle identità esistenti. O cambiare tutti, o morire tutti».

Ciò tanto più a Venezia. Devo dire che l’atteggiamento dei partiti e dei gruppi rappresentati nella Giunta e nel Consiglio comunale e aggregati nelle maggioranze che si sono succedute nell’ultimo quindicennio mi ha spesso stupito e amareggiato.

I suoi esponenti, anche quelli apparentemente più alternativi, non hanno mai seriamente denunciato il MoSE e il sistema di potere su cui si sorregge. Non hanno mai scelto di contrastare i sindaci (in particolare negli anni di Costa e inb quelli di Orsoni) nelle loro scelte peggiori: dal MoSE nella fase degli 11 punti . che avrebbero dovuto rovesciare il progetto MoSE e hanno costituito invece la copertura del voto favorevole del sindaco di Venezia al devastante progetto. Inspiegabili gli ultimi atti della giunta e del consiglio, dove non hanno assunto loro la responsabilità di provocare le dimissioni del sibdaco amico di Mazzacurati, lasciando al PD diMatteo Renzi il merito di provocare la rottura con sindaco, reo di “intelligenza col nemico”. Arrivano oggi perfino a difenderlo – non come persona, il che potrebbe essere comprensibile – ma come rappresentante dell città.

Non do – ripeto e concludo – troppa importanza alle elezioni e ai loro risultati. Ma secondo me la partecipazione delle cittadine e dei cittadini alle campagne elettorali è importantissimo perché è un primo concreto momento di apprendimento della politica da parte delle persone che vi partecipano e che sono “nuove” alla politica. Della politica come sintesi di una pluralità di esigenze, interessi, attese e speranze tra cui occorre – appunto – trovare la sintesi che dia una risposta coerente a tutti.

Credo, insomma alla preparazione alle elezioni come apprendimento di una nuova politica, aperta a tutti i cittadini, a partire da quelli che già fanno “politica insieme” nei gruppi di cittadinanza attiva. La loro esperienza politica nella campagna elettorale potrà o non potrà alimentare la nuova formazione politica che ci si propone di costruire a partire dall’esperienza “con Tzipras”.

Spero di si, Ma toccherà a loro deciderlo.

 

Riferimenti.
Mattia Donadel è intervenuto all'assemblea di Forte Marghera come coordinatore del Comitato Opzione Zero, Edoardo Salzano come candidato della lista "L'altra Europa con Tsipras" alle elezioni per il Parlamento europeo. L'intervento di Paolo Cacciari è stato pubblicato su il manifesto (vedi qui su eddyburg.). Armando Danella ha illustrato i due ricorsi al Consiglio di Stato e alla Procura della Repubblica che trovate allegati  in formato .pdf
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