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PONTE MORANDI UN ANNO DOPO

PONTE MORANDI UN ANNO DOPO
Gli incendi nella foresta amazzonica, baluardo vitale della biodiversità, contro i cambiamenti climatici e per la sopravvivenza di 30 milioni di persone, quest'anno sono aumentati dell'83% rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso. Bolsonaro ha ripetutamente affermato che il suo paese dovrebbe aprire l'Amazzonia agli interessi commerciali, per consentire alle aziende minerarie, agricole di sfruttare le sue risorse naturali. La distruzione della parte brasiliana della foresta è notevolmente incrementata sotto il nuovo presidente. Nei primi 11 mesi, la deforestazione aveva già raggiunto i 4.565 km quadrati, con un aumento del 15% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. (i.b.)

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giovedì 31 luglio 2014

Rodotà: «Renzi aizza tutti contro le camere»

Intervista a Stefano Rodotà: «La qualità dei nuovi costituenti è bassa, affrontano l’aula da incompetenti. Il premier è già in campagna referendaria. E stavolta dovremo sconfiggere il blocco Pd-Forza Italia. Ma le opposizioni hanno sbagliato a rivolgersi a Napolitano. E poi trasformare le camere in curve da stadio». Il manifesto, 30 luglio 2014

«Un po’ di memo­ria non gua­ste­rebbe. Sento dire:’mai l’ostruzionismo ha fatto cadere un prov­ve­di­mento’. Falso: io ricordo l’ostruzionismo che fece cadere il primo decreto di San Valen­tino, il decreto Craxi sui punti della scala mobile, nell’84. Poi fu rei­te­rato e passò. E ricordo un ostru­zio­ni­smo in cui i radi­cali fecero addi­rit­tura una gara interna fra Marco Boato e Mas­simo Teo­dori su chi avrebbe par­lato più a lungo. Una mat­tina era­vamo esau­sti, ma Boato non si fer­mava per­ché voleva bat­tere il record. E sic­come non si fidava di quello che gli dice­vano i suoi com­pa­gni, a un certo punto disse: ’se me lo dice Ste­fano Rodotà ci credo’. Io, che ero depu­tato della sini­stra indi­pen­dente, andai e gli dissi: guarda, hai par­lato più a lungo. E lui final­mente smise». Memo­rie di un ex vice­pre­si­dente della camera, Ste­fano Rodotà. Era il 1981, si discu­teva sul fermo di poli­zia, Boato parlò 18 ore e cin­que minuti. Le regole, per for­tuna del pre­si­dente Grasso, sono cambiate.

Oggi il pre­si­dente Grasso è con­te­stato dalle oppo­si­zioni per i suoi spac­chet­ta­menti, i suoi ’can­guri’ (un mec­ca­ni­smo che con un voto fa deca­dere gli emen­da­menti simili fra loro, ndr), e le sue tagliole.
È una mate­ria che attiene alla pro­ce­dura par­la­men­tare e che dovrebbe essere di stretta inter­pre­ta­zione, stret­tis­sima quando si tratta di modi­fi­che della Costi­tu­zione. Sono le garan­zie del pro­ce­di­mento, non pos­sono essere rimesse alla deci­sione della mag­gio­ranza. Nel dub­bio, c’è la giunta del regolamento.

La giunta ha deciso a mag­gio­ranza che ’il can­guro’ è legit­timo anche per le leggi costituzionali. C’è una vec­chia bat­tuta: la mag­gio­ranza si tutela con i numeri, la mino­ranza con le regole. A colpi di ’can­guro’ al senato cadono cen­ti­naia di emen­da­menti alla volta. Tutto normale?
Di fronte all’uso ostru­zio­ni­stico degli emen­da­menti è pos­si­bile pro­ce­dere con il cosid­detto can­guro. Ma diciamo la verità: que­sta vicenda è stata gestita dalla mag­gio­ranza e dal governo senza una piena con­sa­pe­vo­lezza poli­tica. Quando si sa quello che sta per suc­ce­dere, non si può rea­gire con un ’mascal­zoni, state facendo l’ostruzionismo’, serve com­pe­tenza tec­nica. Che non c’è stata.

Hanno fatto bene le oppo­si­zioni a arri­vare in cor­teo al Colle e invo­care il pre­si­dente Napolitano?
Sin­ce­ra­mente no. Capi­sco l’atto sim­bo­lico, ma il pro­ce­di­mento legi­sla­tivo deve essere rigo­ro­sis­simo e tute­lato dalle regole interne alle assem­blee par­la­men­tari, non è oppor­tuno chie­dere inter­venti dall’esterno. Al tempo della legge truffa ci furono con­te­sta­zioni duris­sime, ma nes­suno chiese l’intervento del capo dello stato.

La mag­gio­ranza rifiuta ogni discus­sione per miglio­rare la legge. E in aula e fuori volano parole tipo ’fasci­sta’. Grillo parla di colpo di stato.
Biso­gna fare atten­zione al lin­guag­gio e a certe mani­fe­sta­zioni. Non apprezzo la ridu­zione delle aule par­la­men­tari alle curve di uno stadio.

Legit­tima difesa, dicono le oppo­si­zioni. Anche per­ché con­tro di loro Renzi usa modi spicci: ’gli ostru­zio­ni­sti hanno l’Italia contro’.
È una brutta tra­du­zione del ’vox populi, vox dei’. Le bat­ta­glie sui diritti sono sem­pre nate come bat­ta­glie di mino­ranza. Bene­detto Croce, da sena­tore, nel ’29 votò con­tro i Patti Late­ra­nensi dicendo: ’di fronte a uomini che sti­mano Parigi valer bene una messa, sono altri per i quali l’ascoltare o no una messa è cosa che vale infi­ni­ta­mente più di Parigi, per­ché è affare di coscienza’.

Il Pd minac­cia Sel di rom­pere le alleanze nelle ammi­ni­stra­tive. È una pre­ve­di­bile ritor­sione politica?
Riven­dico l’uso della parola «auto­ri­ta­rio». Siamo stati noi, intendo Zagre­bel­sky, Car­las­sare, Urbinati…
I famosi «professoroni».

Orrenda parola ma sì, siamo stati noi ’pro­fes­so­roni’ a dirla e la riba­di­sco: que­sto è un modo auto­ri­ta­rio di pro­ce­dere. La discus­sione sulla Costi­tu­zione non può essere inqui­nata da altro. Il lavoro di scrit­tura della Costi­tu­zione soprav­visse alla rot­tura del governo in cui c’erano socia­li­sti e comu­ni­sti, però non  si disse ’abbiamo i numeri e allora andiamo avanti’. Il con­flitto poli­tico, che era molto aspro, fu tenuto distinto dal lavoro costi­tuente. Ma che argo­mento costi­tu­zio­nale è ’se non accetti sei fuori dalle giunte’? La sag­gezza dei tempi e la qua­lità poli­tica di quella gene­ra­zione dovrebbe darci lezioni. E ora chissà quante cri­ti­che mi faranno i cosid­detti ’innovatori’.

Come giu­dica la qua­lità dei nuovi costituenti?
Voglio essere gene­roso: è molto molto bassa. La scarsa legit­ti­ma­zione poli­tica di que­ste camere, che non sono non ade­gua­ta­mente rap­pre­sen­ta­tive per­ché sono state costi­tuite con una legge dichia­rata inco­sti­tu­zio­nale, avreb­bero dovuto con­si­gliare la cau­tela e la ricerca di allar­gare la mag­gio­ranza con una discus­sione pub­blica ade­guata. Ma la discus­sione pub­blica non è aiz­zare i cit­ta­dini con­tro le camere.

Il pre­mier le rispon­de­rebbe: ho preso il 41 per cento.
E no: que­sto è un argo­mento che abbiamo con­te­stato a Ber­lu­sconi. Che diceva: i cit­ta­dini sanno che sono inda­gato ma mi votano. Come se il voto fosse un lava­cro. Il voto è impor­tante per l’investitura poli­tica, ma il 40,8 per cento non signi­fica che sei legit­ti­mato a fare qual­siasi cosa. Piut­to­sto, forte della sua inve­sti­tura poli­tica poteva pro­porre di togliere dalla Costi­tu­zione l’obbligo al pareg­gio di bilan­cio, che altri paesi non hanno e che è un osta­colo a usare quella fles­si­bi­lità che chie­diamo all’Europa. Sarebbe stata una mossa costi­tu­zio­nal­mente ben moti­vata. E invece que­ste riforme sono un’operazione di poli­tica interna che distrae l’attenzione dalle misure più dif­fi­cili da maneg­giare. E quindi si dice: ’non pos­siamo fare niente per­ché c’è l’ostruzionismo’.

Comun­que a colpi di can­guro e tagliole alla fine la riforma pas­serà. Poi però ci sarà il refe­ren­dum. Voi che siete con­trari, che farete?
Innan­zi­tutto ci spie­ghino in che modo sarà pre­vi­sto. Dovrebbe essere pre­vi­sto nella stessa riforma del Senato. Dal punto di vista for­male il governo Letta era stato cor­retto, nel ddl costi­tu­zio­nale di modi­fica dell’articolo 138 aveva pre­vi­sto la pos­si­bi­lità del referendum.

Non crede che sem­pli­ce­mente potrebbe non esserci il sì dei due terzi delle camere?
E allora il refe­ren­dum non sarà una con­ces­sione. Ma è chiaro che tutta l’attuale maniera di impo­stare la discus­sione, quei ’avete con­tro l’Italia’ è un modo per pre­co­sti­tuire la cam­pa­gna refe­ren­da­ria. Que­sta volta il grande blocco Pd-Forza ita­lia sarà dif­fi­cile da scon­fig­gere. Biso­gnerà stare tutti in campo.

Pro­fes­sore Rodotà, se ci sarà un refe­ren­dum a soste­nere le ragioni del no sarete molto più soli. Non teme che la scon­fitta si possa tra­sfor­mare in un boomerang?
La ’legge truffa’ fu bat­tuta con l’apporto fon­da­men­tale di due pic­coli pic­coli par­titi, Alleanza demo­cra­tica e l’Unità popo­lare. Che fra l’altro ave­vano dei gran ’pro­fes­so­roni’. Mi ricordo il comi­zio di Arturo Carlo Jemolo, che non era certo un uomo dalla facile ora­to­ria pub­blica. E invece l’eloquenza magni­fica di Piero Cala­man­drei. Certo non mi voglio para­go­nare a lui. Ma comun­que il nucleo ori­gi­na­rio dei ’cat­tivi’ pro­fes­sori con­trari a que­ste riforme è aumen­tato. Stu­diosi non ostili al governo, anzi che erano nei vari comi­tati di saggi e nelle riu­nioni della mini­stra Boschi, sono cri­tici sull’impianto com­ples­sivo delle riforme del senato e della legge elet­to­rale. Sarà dif­fi­cile, ma faremo la nostra parte.
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