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8 GIUGNO: MAI PIU'

8 GIUGNO: MAI PIU'
Dopo l'incidente di domenica mattina, nel quale una gigantesca nave da crociera ha investito un' imbarcazione e si è schiantata contro la riva, è stata indetta una manifestazione contro le grandi navi in Laguna. E' dal 2006 che A Venezia ci si oppone a questi mostri d'acciaio, pericolosi, inquinanti, devastanti. Non mancherebbero provvedimenti ai quali appellarsi per tenere fuori le navi, ma le istituzioni non esercitano i loro poteri, colluse come sono con gli interessi economici dominanti. Domani tutti alle Zattere, ore 16.00, anche se il prefetto ha negato il permesso di concludere il corteo a Piazza San Marco, luogo aperto a tutti i turisti e mercanti ma non a chi protesta! (a.b.)

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giovedì 31 luglio 2014

Rodotà: «Renzi aizza tutti contro le camere»

Intervista a Stefano Rodotà: «La qualità dei nuovi costituenti è bassa, affrontano l’aula da incompetenti. Il premier è già in campagna referendaria. E stavolta dovremo sconfiggere il blocco Pd-Forza Italia. Ma le opposizioni hanno sbagliato a rivolgersi a Napolitano. E poi trasformare le camere in curve da stadio». Il manifesto, 30 luglio 2014

«Un po’ di memo­ria non gua­ste­rebbe. Sento dire:’mai l’ostruzionismo ha fatto cadere un prov­ve­di­mento’. Falso: io ricordo l’ostruzionismo che fece cadere il primo decreto di San Valen­tino, il decreto Craxi sui punti della scala mobile, nell’84. Poi fu rei­te­rato e passò. E ricordo un ostru­zio­ni­smo in cui i radi­cali fecero addi­rit­tura una gara interna fra Marco Boato e Mas­simo Teo­dori su chi avrebbe par­lato più a lungo. Una mat­tina era­vamo esau­sti, ma Boato non si fer­mava per­ché voleva bat­tere il record. E sic­come non si fidava di quello che gli dice­vano i suoi com­pa­gni, a un certo punto disse: ’se me lo dice Ste­fano Rodotà ci credo’. Io, che ero depu­tato della sini­stra indi­pen­dente, andai e gli dissi: guarda, hai par­lato più a lungo. E lui final­mente smise». Memo­rie di un ex vice­pre­si­dente della camera, Ste­fano Rodotà. Era il 1981, si discu­teva sul fermo di poli­zia, Boato parlò 18 ore e cin­que minuti. Le regole, per for­tuna del pre­si­dente Grasso, sono cambiate.

Oggi il pre­si­dente Grasso è con­te­stato dalle oppo­si­zioni per i suoi spac­chet­ta­menti, i suoi ’can­guri’ (un mec­ca­ni­smo che con un voto fa deca­dere gli emen­da­menti simili fra loro, ndr), e le sue tagliole.
È una mate­ria che attiene alla pro­ce­dura par­la­men­tare e che dovrebbe essere di stretta inter­pre­ta­zione, stret­tis­sima quando si tratta di modi­fi­che della Costi­tu­zione. Sono le garan­zie del pro­ce­di­mento, non pos­sono essere rimesse alla deci­sione della mag­gio­ranza. Nel dub­bio, c’è la giunta del regolamento.

La giunta ha deciso a mag­gio­ranza che ’il can­guro’ è legit­timo anche per le leggi costituzionali. C’è una vec­chia bat­tuta: la mag­gio­ranza si tutela con i numeri, la mino­ranza con le regole. A colpi di ’can­guro’ al senato cadono cen­ti­naia di emen­da­menti alla volta. Tutto normale?
Di fronte all’uso ostru­zio­ni­stico degli emen­da­menti è pos­si­bile pro­ce­dere con il cosid­detto can­guro. Ma diciamo la verità: que­sta vicenda è stata gestita dalla mag­gio­ranza e dal governo senza una piena con­sa­pe­vo­lezza poli­tica. Quando si sa quello che sta per suc­ce­dere, non si può rea­gire con un ’mascal­zoni, state facendo l’ostruzionismo’, serve com­pe­tenza tec­nica. Che non c’è stata.

Hanno fatto bene le oppo­si­zioni a arri­vare in cor­teo al Colle e invo­care il pre­si­dente Napolitano?
Sin­ce­ra­mente no. Capi­sco l’atto sim­bo­lico, ma il pro­ce­di­mento legi­sla­tivo deve essere rigo­ro­sis­simo e tute­lato dalle regole interne alle assem­blee par­la­men­tari, non è oppor­tuno chie­dere inter­venti dall’esterno. Al tempo della legge truffa ci furono con­te­sta­zioni duris­sime, ma nes­suno chiese l’intervento del capo dello stato.

La mag­gio­ranza rifiuta ogni discus­sione per miglio­rare la legge. E in aula e fuori volano parole tipo ’fasci­sta’. Grillo parla di colpo di stato.
Biso­gna fare atten­zione al lin­guag­gio e a certe mani­fe­sta­zioni. Non apprezzo la ridu­zione delle aule par­la­men­tari alle curve di uno stadio.

Legit­tima difesa, dicono le oppo­si­zioni. Anche per­ché con­tro di loro Renzi usa modi spicci: ’gli ostru­zio­ni­sti hanno l’Italia contro’.
È una brutta tra­du­zione del ’vox populi, vox dei’. Le bat­ta­glie sui diritti sono sem­pre nate come bat­ta­glie di mino­ranza. Bene­detto Croce, da sena­tore, nel ’29 votò con­tro i Patti Late­ra­nensi dicendo: ’di fronte a uomini che sti­mano Parigi valer bene una messa, sono altri per i quali l’ascoltare o no una messa è cosa che vale infi­ni­ta­mente più di Parigi, per­ché è affare di coscienza’.

Il Pd minac­cia Sel di rom­pere le alleanze nelle ammi­ni­stra­tive. È una pre­ve­di­bile ritor­sione politica?
Riven­dico l’uso della parola «auto­ri­ta­rio». Siamo stati noi, intendo Zagre­bel­sky, Car­las­sare, Urbinati…
I famosi «professoroni».

Orrenda parola ma sì, siamo stati noi ’pro­fes­so­roni’ a dirla e la riba­di­sco: que­sto è un modo auto­ri­ta­rio di pro­ce­dere. La discus­sione sulla Costi­tu­zione non può essere inqui­nata da altro. Il lavoro di scrit­tura della Costi­tu­zione soprav­visse alla rot­tura del governo in cui c’erano socia­li­sti e comu­ni­sti, però non  si disse ’abbiamo i numeri e allora andiamo avanti’. Il con­flitto poli­tico, che era molto aspro, fu tenuto distinto dal lavoro costi­tuente. Ma che argo­mento costi­tu­zio­nale è ’se non accetti sei fuori dalle giunte’? La sag­gezza dei tempi e la qua­lità poli­tica di quella gene­ra­zione dovrebbe darci lezioni. E ora chissà quante cri­ti­che mi faranno i cosid­detti ’innovatori’.

Come giu­dica la qua­lità dei nuovi costituenti?
Voglio essere gene­roso: è molto molto bassa. La scarsa legit­ti­ma­zione poli­tica di que­ste camere, che non sono non ade­gua­ta­mente rap­pre­sen­ta­tive per­ché sono state costi­tuite con una legge dichia­rata inco­sti­tu­zio­nale, avreb­bero dovuto con­si­gliare la cau­tela e la ricerca di allar­gare la mag­gio­ranza con una discus­sione pub­blica ade­guata. Ma la discus­sione pub­blica non è aiz­zare i cit­ta­dini con­tro le camere.

Il pre­mier le rispon­de­rebbe: ho preso il 41 per cento.
E no: que­sto è un argo­mento che abbiamo con­te­stato a Ber­lu­sconi. Che diceva: i cit­ta­dini sanno che sono inda­gato ma mi votano. Come se il voto fosse un lava­cro. Il voto è impor­tante per l’investitura poli­tica, ma il 40,8 per cento non signi­fica che sei legit­ti­mato a fare qual­siasi cosa. Piut­to­sto, forte della sua inve­sti­tura poli­tica poteva pro­porre di togliere dalla Costi­tu­zione l’obbligo al pareg­gio di bilan­cio, che altri paesi non hanno e che è un osta­colo a usare quella fles­si­bi­lità che chie­diamo all’Europa. Sarebbe stata una mossa costi­tu­zio­nal­mente ben moti­vata. E invece que­ste riforme sono un’operazione di poli­tica interna che distrae l’attenzione dalle misure più dif­fi­cili da maneg­giare. E quindi si dice: ’non pos­siamo fare niente per­ché c’è l’ostruzionismo’.

Comun­que a colpi di can­guro e tagliole alla fine la riforma pas­serà. Poi però ci sarà il refe­ren­dum. Voi che siete con­trari, che farete?
Innan­zi­tutto ci spie­ghino in che modo sarà pre­vi­sto. Dovrebbe essere pre­vi­sto nella stessa riforma del Senato. Dal punto di vista for­male il governo Letta era stato cor­retto, nel ddl costi­tu­zio­nale di modi­fica dell’articolo 138 aveva pre­vi­sto la pos­si­bi­lità del referendum.

Non crede che sem­pli­ce­mente potrebbe non esserci il sì dei due terzi delle camere?
E allora il refe­ren­dum non sarà una con­ces­sione. Ma è chiaro che tutta l’attuale maniera di impo­stare la discus­sione, quei ’avete con­tro l’Italia’ è un modo per pre­co­sti­tuire la cam­pa­gna refe­ren­da­ria. Que­sta volta il grande blocco Pd-Forza ita­lia sarà dif­fi­cile da scon­fig­gere. Biso­gnerà stare tutti in campo.

Pro­fes­sore Rodotà, se ci sarà un refe­ren­dum a soste­nere le ragioni del no sarete molto più soli. Non teme che la scon­fitta si possa tra­sfor­mare in un boomerang?
La ’legge truffa’ fu bat­tuta con l’apporto fon­da­men­tale di due pic­coli pic­coli par­titi, Alleanza demo­cra­tica e l’Unità popo­lare. Che fra l’altro ave­vano dei gran ’pro­fes­so­roni’. Mi ricordo il comi­zio di Arturo Carlo Jemolo, che non era certo un uomo dalla facile ora­to­ria pub­blica. E invece l’eloquenza magni­fica di Piero Cala­man­drei. Certo non mi voglio para­go­nare a lui. Ma comun­que il nucleo ori­gi­na­rio dei ’cat­tivi’ pro­fes­sori con­trari a que­ste riforme è aumen­tato. Stu­diosi non ostili al governo, anzi che erano nei vari comi­tati di saggi e nelle riu­nioni della mini­stra Boschi, sono cri­tici sull’impianto com­ples­sivo delle riforme del senato e della legge elet­to­rale. Sarà dif­fi­cile, ma faremo la nostra parte.
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