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23M 2019: una marcia rivoluzionaria

23M 2019: una marcia rivoluzionaria
Il 23 marzo 2019 anche eddyburg si unisce alle migliaia di persone che scenderanno in strada per le vie e le piazze di Roma in una grande Marcia per il clima, contro le grandi opere inutili e per una giustizia ambientale. Ancora una volta sono i movimenti, i comitati, gli abitanti a rivendicare le ragioni per una rivoluzione del sistema, del modello di sviluppo in assenza di una sintesi politica capace di cogliere la svolta radicale necessaria per coniugare la salute, il benessere sociale, la salvaguardia del nostro pianeta terra e delle specie che lo abitano e i diritti umani. (i.b)

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giovedì 24 luglio 2014

«Lista Tsipras da democratizzare»

Intervista a Massimiliano Smeriglio sull'assemblra della lista "con Tsipras": «nella fase d’emergenza del voto abbiamo dato giu­sta­mente tutto il potere ai saggi. Ma che oggi, dopo il voto, le cose restino così è un pro­blema».. Difficile, lungo e piena di rischi il percorso di una democrazia che sappia vincere la "post-democrazia renzusconiana.  Il manifesto, 24 luglio 2014

L’«ademocrazia», il «tappo» sui gio­vani, le «pul­sioni pro­prie­ta­rie» e quelle gril­line met­tono a rischio il futuro della lista Tsi­pras. All’indomani della prima assem­blea nazio­nale, Mas­si­mi­liano Sme­ri­glio, respon­sa­bile orga­niz­za­zione di Sel e vice di Zin­ga­retti nel Lazio, avverte che qual­cosa non va. «È posi­tivo aver scelto un’agenda di mobi­li­ta­zioni per l’autunno: il rap­porto con i sin­da­cati e con la Fiom, con il movi­mento stu­den­te­sco. Ma per il resto l’assemblea è stata rituale, stanca: una bat­tuta d’arresto».

Per­ché una bat­tuta d’arresto?
Marco Revelli ha ragione quando dice abbiamo ‘avuto il comu­ni­smo di guerra’. Nella fase d’emergenza del voto abbiamo dato giu­sta­mente tutto il potere ai saggi. Ma che oggi, dopo il voto, le cose restino così è un pro­blema. Que­sti saggi somi­gliano al governo dei tec­nici: si sono auto­scelti, nes­suno li ha mai votati.

I tre euro­par­la­men­tari sono stati votati.
Sono stati votati per fare gli euro­par­la­men­tari. Ma la dimen­sione ade­mo­cra­tica della lea­der­ship della lista è palese. Secondo: qua e là emer­gono pul­sioni gril­line. In una com­mis­sione dell’assemblea si cri­tica un ‘faci­li­ta­tore’ (respon­sa­bile, ndr) come San­dro Medici con la moti­va­zione che ‘è un pro­fes­sio­ni­sta della poli­tica’. Con que­sto cri­te­rio anche Tsi­pras sarebbe escluso. Que­ste cose non vanno solo denun­ciate: vanno bat­tute poli­ti­ca­mente con potenti inie­zioni di demo­cra­zia. Dob­biamo aprirci con­tro le pul­sioni esclu­denti e pro­prie­ta­rie, ren­dere con­ten­di­bile il campo e la linea poli­tica della lista. Demo­cra­tiz­zarci. E ringiovanirci.

Vuole già rot­ta­mare i saggi?
La pla­tea di sabato aveva un’età media alta, in gran parte il ceto poli­tico scon­fitto degli ultimi trent’anni. La prima rela­zione è durata un’ora, la seconda 40 minuti. Così si vuole par­lare ai gio­vani? I saggi fin qui hanno dimo­strato di non sapere, o non volere, valo­riz­zare quel po’ di movi­menti gio­va­nili che alle euro­pee hanno espresso molto e rac­colto voti. Con­tro que­sti gio­vani, i saggi fanno da tappo.

Una delle elette è una gio­vane donna. Cos’altro dovreb­bero fare?
Favo­rire il salto gene­ra­zio­nale, pren­dere esem­pio dalla spa­gnola ‘Pode­mos’. Biso­gna inve­stire in un’agenda di cose da fare e risco­prire la forza del con­flitto. La lista Tsi­pras ha un futuro se saprà inter­pre­tare le ten­sioni dell’autunno. Ma per sce­gliere que­sta strada biso­gna usare la demo­cra­zia: noi di Sel siamo un par­tito tra­di­zio­nale e pic­colo, ma la nostra linea la sce­glie una lea­der­ship decisa in una forma demo­cra­tica, appros­si­ma­tiva quanto si vuole, ma che è il con­gresso. Non può sce­glierla chi ritiene di avere i giu­sti quarti di nobiltà tsi­prota. Ho sen­tito la capo­de­le­ga­zione a Bru­xel­les fare la rela­zione sulla linea poli­tica della lista. Avrei pre­fe­rito sapere come si met­terà a dispo­si­zione e in col­le­ga­mento con i pro­cessi reali del paese.

Ancora la pole­mica con­tro Bar­bara Spinelli?
No, ma per sce­gliere ‘la linea’ ser­vono pro­cessi demo­cra­tici. E per andare avanti serve inve­stire sui più giovani.

Ora alle regio­nali rischiate di andare sparsi?
Sarò chiaro: per noi ogni ragio­na­mento ‘a pre­scin­dere’ è un errore. Per­sino un par­tito molto radi­cale com’era il Prc di Ber­ti­notti, nel 2001 e nel 2008 men­tre rom­peva con il governo cen­trale faceva l’accordo per il governo di Roma. E’ sba­gliato sia dire ‘sem­pre con il Pd’ sia dire ‘mai con il Pd’. Anche Tsi­pras dice che Renzi non è un inter­lo­cu­tore in Ita­lia ma lo è in Europa. Spi­nelli dice di non essere d’accordo. Noi sì: per noi il Pd di Renzi oggi non è un pos­si­bile alleato di governo, ma regione per regione vogliamo valu­tare quello che suc­cede. Chi deve deci­dere cosa fare in Cala­bria, i cala­bresi o i saggi? Cen­tra­liz­zare la deci­sione è un ritardo di cul­tura poli­tica. Invece misu­rare le scelte dai metri di distanza dal Pd è una sciocchezza.

È quello che farà Sel o una pro­po­sta a tutti?
Lo pro­po­niamo a tutti e noi lo pra­ti­chiamo già. La nostra pre­oc­cu­pa­zione è dare un futuro al suc­cesso delle euro­pee. La scelta di cosa fare in Cala­bria non pos­sono farla i saggi e nean­che i pur eroici quin­dici del comi­tato di Cori­gliano; né in Emi­lia Roma­gna quelli che si sono inte­stati legal­mente il comi­tato Tsi­pras. Ci vuole una con­sul­ta­zione aperta e tra­spa­rente in cui chie­diamo, per esem­pio in Cala­bria, se la can­di­da­tura di Gianni Spe­ranza (di Sel, ndr) può avere forza nella costru­zione della coa­li­zione. E così nelle altre regioni che andranno al voto: apriamo i ban­chetti, i gazebo. Per Sel la coa­li­zione resta un obiet­tivo. Non sap­piamo se riu­sci­remo a farla ovun­que, ma chi vuole far sal­tare tutte le coa­li­zioni ter­ri­to­riali sap­pia che ci tro­verà lungo la strada, den­tro una con­tesa poli­tica. In un con­fronto demo­cra­tico siamo dispo­ni­bili a discu­tere su tutto. Se qual­cuno si sente pro­prie­ta­rio della discus­sione per imporre il bravo com­pa­gno che prende tre voti, non ci stiamo. E un’ultima cosa.

Prego.
In rete leggo cose orri­bili. Noi non chie­diamo a nes­suno di rinun­ciare a se stesso. Chie­diamo però un campo aperto dove si possa fare un con­fronto demo­cra­tico, una testa un voto. I tor­que­mada del mouse abbiano più rispetto per Sel e per le sue scelte gene­rose e senza con­tro­par­tita. Sel ha rinun­ciato a molte cose per dare il buon esem­pio e met­tersi in sin­to­nia con la volontà di cam­bia­mento. Però que­ste scelte gene­rose non sono una resa né una regola eterna. Sel ci sarà fin­ché non nascerà qual­cosa di più grande e più cre­di­bile. A que­sto scopo Sel abita più luo­ghi: la lista Tsi­pras, la rela­zione con eco­lo­gi­sti, con Fas­sina, Cuperlo, Civati: tutti pezzi di una ricerca. I sacer­doti del mino­ri­ta­ri­smo se ne fac­ciano una ragione. Noi non ci arren­diamo al ren­zi­smo, ma non ci inte­ressa rimet­tere insieme i cocci della sini­stra minoritaria.

Di que­sto avete par­lato con Tsipras?
Sì. E segnalo che Tsi­pras, che è un lea­der serio, ha cer­cato di incon­trare Renzi; e se non l’ha incon­trato è per colpa di Renzi. A Tsi­pras teniamo molto, lui è il lea­der euro­peo natu­rale di tutta que­sta coa­li­zione, con lui sen­tiamo una pro­fonda sin­to­nia. L’auspicio è che in Ita­lia non ci sia chi ritiene di esserne l’interprete esclu­sivo, il suo oracolo.
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