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23M 2019: una marcia rivoluzionaria

23M 2019: una marcia rivoluzionaria
Il 23 marzo 2019 anche eddyburg si unisce alle migliaia di persone che scenderanno in strada per le vie e le piazze di Roma in una grande Marcia per il clima, contro le grandi opere inutili e per una giustizia ambientale. Ancora una volta sono i movimenti, i comitati, gli abitanti a rivendicare le ragioni per una rivoluzione del sistema, del modello di sviluppo in assenza di una sintesi politica capace di cogliere la svolta radicale necessaria per coniugare la salute, il benessere sociale, la salvaguardia del nostro pianeta terra e delle specie che lo abitano e i diritti umani. (i.b)

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venerdì 25 luglio 2014

Il futuro della Lista Tsipras fuori e contro il PD

«Di fronte alla ori­gi­na­lità della nostra con­di­zione e agli ine­diti pro­blemi che essa pone fanno solo sor­ri­dere le cri­ti­che inge­ne­rose e futili sull’elevata età dei par­te­ci­panti all’Assemblea , o sulla rela­tiva lun­ghezza delle rela­zioni intro­dut­tive, o l’assenza di una strut­tu­ra­zione demo­cra­tica». Il manifesto, 24 luglio 2014

Trovo fran­ca­mente sor­pren­dente l’inutile viru­lenza con cui Mas­si­mi­liano Sme­ri­glio nell’intervista rila­sciata a que­sto gior­nale si sca­glia con­tro gli esiti dell’Assemblea nazio­nale tenuta dalla lista Tsi­pras lo scorso sabato. Non che man­chino argo­menti per una sana rifles­sione cri­tica e auto­cri­tica. Molti di que­sti li ha for­niti Revelli stesso, nel corso di una disa­mina spie­tata dello scarso radi­ca­mento sociale del nostro voto e quindi della nostra debo­lezza strut­tu­rale. Il pro­blema che quindi abbiamo tutti, com­presa Sel — a meno che l’intervista di Sme­ri­glio non pre­an­nunci uno sgan­cia­mento dal per­corso – è come supe­rare quei limiti evi­denti e pro­ba­bil­mente in que­sta fase non eli­mi­na­bili del tutto, dando vita a un pro­cesso costi­tuente fatto di pra­ti­che coe­renti che costrui­sca un “rap­pre­sen­tato strut­tu­rato”, dopo essere riu­sciti per poco più di 8mila deci­sivi voti e dopo ripe­tute scon­fitte, a dare vita ad una rap­pre­sen­tanza isti­tu­zio­nale europea. 

È evi­dente che quest’ultima non può soprav­vi­vere a lungo senza la costru­zione del primo, ovvero di un sog­getto poli­tico nuovo di sini­stra in un Paese dove quest’ultima può dirsi se non ine­si­stente, quan­to­meno irri­le­vante. La suc­ces­sione dei fatti e la nostra infe­lice sto­ria pre­gressa, e non pro­getti a tavo­lino, ha voluto infatti che noi per­cor­res­simo un pro­cesso pra­ti­ca­mente inverso a quello che hanno com­piuto Siryza, o altre forze della sini­stra euro­pea fino alla recen­tis­sima Pode­mos, le quali prima di fare il balzo in Europa si sono date un pro­filo poli­tico e un’organizzazione con­se­guente su scala nazio­nale. Di fronte alla ori­gi­na­lità della nostra con­di­zione e agli ine­diti pro­blemi che essa pone fanno solo sor­ri­dere le cri­ti­che inge­ne­rose e futili sull’elevata età dei par­te­ci­panti all’Assemblea (peral­tro la lista Tsi­pras vanta un ele­vato tasso di voto gio­va­nile), o sulla rela­tiva lun­ghezza delle rela­zioni intro­dut­tive, o l’assenza di una strut­tu­ra­zione demo­cra­tica peral­tro pie­na­mente rico­no­sciuta e moti­vata come tran­si­to­ria, cui l’Assemblea ha comin­ciato a porre rime­dio pro­ce­dendo alla costru­zione di un coor­di­na­mento prov­vi­so­rio per auto pro­po­si­zione, ma rap­pre­sen­ta­tivo dei comi­tati territoriali.

Evi­den­te­mente il pro­blema sta altrove. È emerso in un qual­che modo nella discus­sione che si è accesa in uno dei gruppi tema­tici nei quali si è divisa l’assemblea e con­cerne la pre­senza even­tuale alle pros­sime ele­zioni regio­nali. In realtà la que­stione è stata male impo­stata fin dal suo ini­zio, e non solo dall’intervista di Sme­ri­glio. Infatti non credo si possa discu­tere frut­tuo­sa­mente il da farsi di fronte a que­sta sca­denza, se prima non si affronta una discus­sione che da tempo incalza su cosa sono diven­tate le isti­tu­zioni regio­nali – ora ter­reno pri­vi­le­giato per l’esercizio della cor­ru­zione delle eli­tes poli­ti­che — e cosa soprat­tutto diven­te­ranno se andrà in porto la riforma costi­tu­zio­nale attual­mente in discus­sione al Senato che tocca così pesan­te­mente il Titolo V, già oggetto di ampie modi­fi­ca­zioni una decina di anni fa. Le nuove norme che il governo ha pro­po­sto ten­dono a ridurre le regioni a una sem­plice arti­co­la­zione ammi­ni­stra­tiva. L’eliminazione delle com­pe­tenze legi­sla­tive “con­cor­renti” e la “clau­sola di supre­ma­zia” ripor­tano molte tema­ti­che di forte impatto sociale nell’ambito squi­si­ta­mente sta­tale a sua volta limi­tato dalle inge­renze degli organi della gover­nance a-democratica euro­pea (ad esem­pio con il fiscal com­pact). Il sogno della vec­chia sini­stra di fare delle regioni un’articolazione demo­cra­tica dello Stato per avvi­ci­nare la cosa pub­blica ai cit­ta­dini è del tutto tra­volto. Prima di deci­dere con chi andare biso­gne­rebbe discu­tere se e perché.

Ma sca­vando ancora, il nodo vero del con­ten­dere è sulla natura del Pd. Del Pd nel suo com­plesso, non solo del feno­meno Renzi. È dif­fi­cile imma­gi­nare che Renzi abbia vinto indi­pen­den­te­mente o addi­rit­tura con­tro il Pd. Per quanto sia forte la per­so­na­liz­za­zione in atto, abbiamo assi­stito, attra­verso un pro­cesso non breve fatto anche di bru­schi salti, come l’elezione di Renzi, alla tra­sfor­ma­zione di un intero par­tito in un sistema di governo delle isti­tu­zioni e della società. Le ana­lo­gie con la Dc sono del tutto fuori luogo. Non esi­ste più alcun rife­ri­mento ideale e tan­to­meno fina­li­stico. Vi è la totale com­pe­ne­tra­zione nel pre­sente del sistema di gover­nance euro­peo e nazio­nale, cui tutto è sot­to­messo. Il par­tito piglia-tutto dà luogo ad una muta­zione antro­po­lo­gica delle sue eli­tes e del senso stesso del con­cetto di par­tito. Que­sto spiega anche la flui­dità delle posi­zioni interne, rapi­dis­sime nell’uniformarsi all’onda vin­cente senza lasciare nep­pure una trac­cia del pro­prio per­corso. Che ne è dei “gio­vani tur­chi”? Le arti­co­la­zioni delle posi­zioni per­so­nali – al di là delle migliori inten­zioni – o ter­ri­to­riali non rie­scono a con­tra­stare que­sta liqui­dità poli­tica né ergersi a oppo­si­zione strut­tu­rata e duratura.

La sini­stra, se sarà, non potrà che svi­lup­parsi fuori e con­tro que­sto partito-governo. Il che non esclude il con­fronto o pos­si­bili con­ver­genze su sin­goli aspetti e temi, ma cer­ta­mente sì la ripro­po­si­zione dell’alleanza coar­tata dal ricatto del voto utile anche a livello regio­nale. Qui sta il nodo delle diver­genze, che va affron­tato non a colpi di accetta, ma senza sfug­girvi e con serietà. La tra­sfor­ma­zione di una lista nata per un nuovo pro­getto euro­peo in un sog­getto di sini­stra radi­cato nel nostro paese passa ine­vi­ta­bil­mente per que­sta strada. Prima la intra­pren­diamo, evi­tando dera­glia­menti elet­to­rali, meglio è visto che non sarà breve né lineare.

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