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23M 2019: una marcia rivoluzionaria

23M 2019: una marcia rivoluzionaria
Il 23 marzo 2019 anche eddyburg si unisce alle migliaia di persone che scenderanno in strada per le vie e le piazze di Roma in una grande Marcia per il clima, contro le grandi opere inutili e per una giustizia ambientale. Ancora una volta sono i movimenti, i comitati, gli abitanti a rivendicare le ragioni per una rivoluzione del sistema, del modello di sviluppo in assenza di una sintesi politica capace di cogliere la svolta radicale necessaria per coniugare la salute, il benessere sociale, la salvaguardia del nostro pianeta terra e delle specie che lo abitano e i diritti umani. (i.b)

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domenica 8 giugno 2014

Spinelli decide e sceglie il Prc

Un titolo fuorviante, che è anche la rivelazione di in problema, che non si chiama Barbara Spinelli, ma rapporto tra società e partiti, "buoni" o "cattivi che siano. Il manifesto, 8 giugno 2014. con postilla

Sinistre. La capolista siederà nel Gue a Strasburgo. Escluso il giovane candidato di Sel Marco Furfaro. La notizia arriva da Parigi alla fine dell’assemblea. Che le chiedeva un confronto

A oltre dieci giorni dal voto, dopo uno psi­co­dramma che stava con­su­mando una comu­nità poli­tica da un milione di voti, Bar­bara Spi­nelli decide: sie­derà a Stra­sburgo, a dif­fe­renza di quanto pro­messo in cam­pa­gna elet­to­rale. Ieri, con una mail arri­vata da Parigi giu­sto al ter­mine di un’assemblea romana della lista — alla quale non aveva par­te­ci­pato ma dove era stata dura­mente con­te­stato l’annuncio di una sua scelta in soli­ta­ria — ha messo la parola fine quan­to­meno alla sua tor­men­tata rifles­sione: «Il mio col­le­gio natu­rale, la mia città è Roma. È qui che ho rice­vuto il mag­gior numero di voti. A Sud non ero capo­li­sta ma seconda dopo Ermanno Rea, e da molti ver­rei per­ce­pita come «para­ca­du­tata» dall’alto. Mi assumo l’intera respon­sa­bi­lità di quest’opzione, che mi pare la più giu­sta, nella piena con­sa­pe­vo­lezza dei prezzi e dei sacri­fici che essa comporterà» [la lettera è qui su eddyburg- n.d.r.].

Quello che com­porta è l’elezione di Eleo­nora Forenza, Prc. E l’esclusione del gio­vane Marco Fur­faro, di Sel, che non è un com­pli­mento per un par­tito che sulla scom­messa della lista Tsi­pras si sta gio­cando la tenuta interna. «Sono certa che i tanti elet­tori di Sel», scrive Spi­nelli, «appro­ve­ranno e comun­que accet­te­ranno una scelta che è stata molto sof­ferta», «conto non solo sulla loro fedeltà alla lista ma sulla loro par­te­ci­pa­zione immu­tata al pro­getto ini­ziale, che ha come pro­spet­tiva un’aggregazione di forze alter­na­tiva all’odierno centro-sinistra e alle grandi intese».

Quello che suc­ce­derà dav­vero lo si vedrà nelle pros­sime ore. Certo è che la deci­sione arriva ’a pre­scin­dere’ dalla lunga e tra­va­gliata discus­sione che si era con­su­mata nella gior­nata di ieri alla Sala Umberto, dove si erano riu­niti i comi­tati della lista Tsi­pras per discu­tere delle pros­sime mosse. Una discus­sione duris­sima, segnata dall’assenza di Spi­nelli — da dieci giorni riti­rata a casa sua a Parigi, con pochi con­tatti con i ’garanti’ della lista, che pur aven­dole chie­sto di accet­tare il seg­gio hanno con­te­stato la sua rifles­sione soli­ta­ria, «uni­la­te­rale», aveva detto Marco Revelli. E va anche detto che men­tre a Roma dal palco sfi­lava lo «Psico-Tsipras», come titola Huf­fing­ton Post, in tutt’altra atmo­sfera alla festa del quo­ti­dianoRepub­blica, a Napoli, Cur­zio Mal­tese, anche lui eletto (in forza della rinun­cia di Moni Ova­dia), anche lui assente dal dibat­tito romano, già anti­ci­pava la scelta.

Dibat­tito duro. La pla­tea si divide fra chi chiede a Spi­nelli di restare a qual­siasi costo, chi — di più, soprat­tutto i gio­vani — «non capi­sce per­ché lei non voglia discu­terne con noi», Luca Spa­don, già por­ta­voce di Link, «inne­scando una disu­ma­niz­za­zione in rap­pre­sen­tanti di par­titi di due ragazzi in prima fila nelle lotte con­tro la pre­ca­rietà e per l’università. Al pros­simo passo dob­biamo arri­varci tutti assieme». «La poli­tica in cui tutto rimane sot­tin­teso è vec­chia poli­tica», spiega Jacopo Argilli. La que­stione gene­ra­zio­nale a metà assem­blea esplode, dal palco i ragazzi attac­cando: «Non si è auto­re­voli solo se si hanno più di 65 anni e una cat­te­dra». Ma non è nean­che un derby giovani-vecchi, negli inter­venti rim­balza il tema del «pren­dersi cura» di una crea­tura poli­tica nascente.

Lei sa «che molti sono delusi: il pro­po­sito espresso all’inizio di non andare al Par­la­mento euro­peo sarebbe disat­teso, e que­sto equi­var­rebbe a una sorta di tra­di­mento. Non sento tut­ta­via di aver tra­dito una pro­messa. I patti si per­fe­zio­nano per volontà di almeno due parti e gli elet­tori il patto non l’hanno accet­tato, accor­dan­domi oltre 78mila pre­fe­renze», e crede anzi con il suo ripen­sa­mento di «pro­teg­gere la lista» dalle «logi­che di parte. Pro­prio le divi­sioni iden­ti­ta­rie che si sono create sul mio nome mi indu­cono a pen­sare che la mia pre­senza a Bru­xel­les garan­ti­rebbe al meglio la voca­zione, che va asso­lu­ta­mente sal­va­guar­data, del pro­getto — inclu­sivo, sopra le parti — che si sta costruendo».
Sono rispo­ste che non rispon­dono alle domande poste dal palco romano, né potrebbe essere diver­sa­mente: Spi­nelli non le ha ascol­tate.

La lista Tsi­pras va avanti, pros­simo appun­ta­mento un’assemblea nazio­nale il 19 luglio. Ma inu­tile nascon­dere che la scelta di Spi­nelli apre pro­blemi almeno quanti vor­rebbe chiu­derne. L’esclusione di Fur­faro non pia­cerà a molti dei ragazzi che hanno ani­mato i comitati.

E quell’allusione a una forza «alter­na­tiva al cen­tro­si­ni­stra» suona come un mes­sag­gio a Sel, che pure scom­met­tendo sulla lista Tsi­pras non ha chiuso con l’idea di un ancora pos­si­bile centrosinistra.

Intanto il costi­tu­zio­na­li­sta Ste­fano Rodotà a Roma bene­dice la lista e chiede di andare avanti sulla strada uni­ta­ria: non divi­dere «l’Altra Europa» dall’«Altra Ita­lia», «rico­struire una cul­tura poli­tica non astratta ma inner­vata nel lavoro sociale. Ma un primo tratto, straor­di­na­rio, è stato fatto. Io, per quello che posso, pro­verò a starci den­tro», annun­cia. «Dob­biamo costruire una coa­li­zione sociale», spiega il giu­ri­sta, e ne snoc­ciola una bozza di pro­gramma: cam­biare l’art.81, ovvero il pareg­gio in bilan­cio in Costi­tu­zione; via l’art.8 della legge Sac­coni, ovvero le dero­ghe ai con­tratti nazio­nali; oppo­si­zione «a una riforma costi­tu­zio­nale che por­terà a una nuova divi­sione fra cit­ta­dini e isti­tu­zioni»; «rico­stru­zione morale» della cul­tura della sini­stra, che è «incom­pa­ti­bile con le intese lar­ghe, strette, corte o qual­siasi esse siano». È lo slan­cio che in molti aspet­ta­vano da mesi. Dal palco arriva anche il sì di Fran­ce­sco Cam­pa­nella, ex M5S, a testi­mo­nianza che la com­pa­gnia si potrebbe allar­gare. Ma la par­tenza è amara.


Ho già scritto che ho condiviso la scelta di Barbara Spinelli di accettare, forte della massa di preferenze che ha avuto e delle insistenti pressioni da parte di molti, l'impegno di parlamentare europeo. Penso che la scelta del collegio da preferire come rappresentante al Parlamento europeo spettasse esclusivamente a lei, e rientrasse nelle prerogative (e nelle responsabilità) dell'eletto e dei suoi rapporti con gli elettori. Non ritengo che sulla scelta di Spinelli abbia pesato l'appartenenza partitica del subentrante. Per questo giudico fuorviante l'articolo di Preziosi. 
Ma il problema c'è, ed è emerso più volte nel corso della campagna elettorale e dopo.  E' costituito dalla dissimetria, nel corpo dei candidati e degli elettori della lista, di due condizioni soggettive: quelli appartenenti a comitati, gruppi e associazioni della società civile e  quelli iscritti ai due partiti che avevano aderito in quanto tali alla lista. 
A mio parere la presenza dei partiti in quanto tali ha provocato vantaggi da un lato ( senza le loro organizzazioni non si sarebbe raccolto il numero di firme necessario raggiungere in ogni regione per poter essere ammessi al confronto elettorale), danni dall'altro (oltretutto mi risulta personalmente che molti potenziali elettori non abbiano votato la lista per pregiudiziali verso l'uno o l'altro partito (o per entrambi). Occorre proseguire il ragionamento sulla questione. A me sembra che  tra i requisiti positivi dell'iniziativa sia stata quella di rivolgersi ai cittadini in quanto espressione di azioni che andavano nella direzione proposta dai promotori della lista e chiaramente espressa nei suoi programmi. E penso che per il futuro bisogna pensare a un soggetto politico che non sia una federazione di forze, ma un'unica formazione: dotata di un insieme condiviso di principi, valori, priorità (una ideologia), da un programma, e una organizzazione.  Se queste condizioni saranno realizzate si potrà chiedere agli iscritti a PRC e a SEL (e anche di altre formazioni) di aderire uti singuli, senza sventolare nelle manifestazioni della nuova formazione politica le loro bandiere. Hic Rhodus hic salta (e.s.) 
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