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23M 2019: una marcia rivoluzionaria

23M 2019: una marcia rivoluzionaria
Il 23 marzo 2019 anche eddyburg si unisce alle migliaia di persone che scenderanno in strada per le vie e le piazze di Roma in una grande Marcia per il clima, contro le grandi opere inutili e per una giustizia ambientale. Ancora una volta sono i movimenti, i comitati, gli abitanti a rivendicare le ragioni per una rivoluzione del sistema, del modello di sviluppo in assenza di una sintesi politica capace di cogliere la svolta radicale necessaria per coniugare la salute, il benessere sociale, la salvaguardia del nostro pianeta terra e delle specie che lo abitano e i diritti umani. (i.b)

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VENEZIA

DAI MEDIA

mercoledì 18 giugno 2014

Quelle parole convergenti contro il rischio atomico

«Palmiro Togliatti e Giovanni XXIII: le convergenze fra il discorso del leader del Pci a Bergamo sul destino dell'uomo e l'enciclica del papa «Pacem in terris» analizzate da Francesco Mores e Riccardo Terzi». Il manifesto, 18 giugno 2014

Pro­nun­ciato a Ber­gamo il 20 marzo 1963 e pub­bli­cato su Rina­scita con un titolo ambi­zioso quanto gli obiet­tivi che si pro­po­neva, Il destino dell’uomo è uno dei discorsi più impor­tanti di Pal­miro Togliatti. Non si trat­tava sola­mente di comi­zio da cam­pa­gna elet­to­rale (si sarebbe votato di lì a un mese), ma di una con­fe­renza pro­gram­ma­tica densa di rife­ri­menti cul­tu­rali. L’espressione di una con­ce­zione alta della poli­tica, della quale ci resti­tui­scono una foto­gra­fia gli atti del semi­na­rio tenuto presso la biblio­teca Giu­seppe Di Vit­to­rio (Togliatti e Papa Gio­vanni, a cura di Fran­ce­sco Mores e Ric­cardo Terzi, Ediesse).

La sezione sto­rio­gra­fica for­ni­sce alcuni ele­menti di con­te­sto neces­sari per inqua­drare il discorso del lea­der comu­ni­sta, a cui seguirà l’11 aprile la pro­mul­ga­zione dell’enciclica Pacem in ter­ris. A lungo i due testi sono stati letti in dia­logo tra loro, imma­gi­nando che Togliatti fosse a cono­scenza dell’imminente pub­bli­ca­zione del docu­mento papale (pro­ba­bil­mente in virtù del suo con­tatto con don Giu­seppe De Luca, grande figura intel­let­tuale di que­gli anni). Mores mette in discus­sione que­sta ipo­tesi facendo appello alla cro­no­lo­gia (De Luca era morto l’anno pre­ce­dente) e alla sostan­ziale assenza di prove a soste­gno del pre­sunto pas­sag­gio di noti­zie. Eppure, non c’è dub­bio che tra le due figure fosse in corso un effet­tivo rap­porto siner­gico, «indi­retto e pro­prio per que­sto molto più stretto e pro­fondo».

Siamo nell’Italia del centro-sinistra, con il Pci impe­gnato a influen­zare il pro­cesso rifor­mi­stico, ma soprat­tutto siamo nell’età del Con­ci­lio, delle deco­lo­niz­za­zione e di quella disten­sione tra i due bloc­chi che aveva tro­vato in Gio­vanni XXIII un pro­ta­go­ni­sta di primo piano, come in occa­sione della crisi mis­si­li­stica cubana dell’ottobre 1962. Non a caso dun­que la scelta di Ber­gamo, la città di Ron­calli, dalla quale man­dare al mondo cat­to­lico un invito alla col­la­bo­ra­zione con­tro il rischio dello ster­mi­nio ato­mico.
La poli­tica ita­liana, con la Dc da incal­zare da sini­stra, rima­neva il punto cen­trale della tat­tica comu­ni­sta, ma la stra­te­gia guar­dava più lon­tano: a un incon­tro da rag­giun­gere «non nell’immediato», «non sulla base di un com­pro­messo tra le due ideo­lo­gie», ma in una pro­spet­tiva di lungo corso verso un nuovo uma­ne­simo con­di­viso.

Giu­seppe Vacca ricorda che il dia­logo tra cat­to­lici e comu­ni­sti aveva alla spalle una lunga sto­ria: la Costi­tuente, l’apertura del «par­tito nuovo» ai cat­to­lici, l’intesa nel movi­mento dei Par­ti­giani della pace. Con uno scarto rispetto all’elaborazione di Gram­sci, Togliatti era dispo­sto non sola­mente a rico­no­scere la legit­ti­mità sto­rica del fatto reli­gioso, ma per­fino la sua uti­lità ai fini della lotta poli­tica (X Con­gresso, dicem­bre 1962). Dall’altra parte, Gio­vanni XXIII revi­sio­nava il tra­di­zio­nale anti­co­mu­ni­smo cat­to­lico, un pro­cesso che avrebbe por­tato al rico­no­sci­mento della dignità dell’ateismo nella costi­tu­zione con­ci­liare Gau­dium et spes.

Nella Pacem in ter­ris il papa aveva rico­no­sciuto la cele­bre distin­zione tra l’«errore» (il comu­ni­smo) e l’«errante», con il quale ricer­care dei punti di con­ver­genza. In par­ti­co­lare, si era rivolto «agli uomini di buona volontà» per scon­giu­rare l’esito cata­stro­fico di una nuova guerra, di cui denun­ciava l’irrazionalità. Certo, come ricorda Mores, l’appello di Togliatti alla ragione (con­tro la guerra) non può essere com­ple­ta­mente sovrap­po­sto alla «retta ragione» a cui si rife­riva il papa, quella del magi­stero in grado di divi­dere ciò che è giu­sto da ciò che non lo è. E tut­ta­via, è pro­prio una nuova razio­na­lità l’obiettivo che i due anda­vano per­se­guendo (non una revi­sione dell’illuminismo come invece sostiene Vacca).

Nella rifles­sione del lea­der comu­ni­sta alla classe si affian­cava un altro sog­getto del dive­nire sto­rico: il genere umano. In quella del papa, la Chiesa usciva dall’assedio dalla seco­la­riz­za­zione per impe­gnarsi nel cam­bia­mento insieme alle altre forze cul­tu­rali e sociali. Ecco allora che dalla let­tura in paral­lelo del discorso Ber­gamo e della Pace in ter­ris emerge la ric­chezza di quella straor­di­na­ria sta­gione politico-culturale.

I suoi limiti sareb­bero emersi con l’inizio della «dia­spora poli­tica» dei cre­denti negli anni ’70. Nel discorso di Ber­gamo, in cui Togliatti aveva colto nella fine dell’«Età di Costan­tino» il vero punto di svolta del Vati­cano II, man­cava la per­ce­zione che lo sgan­cia­mento della fede dall’identità poli­tica avrebbe con­dotto alla crisi del cat­to­li­ce­simo poli­tico ita­liano: un lento disfa­ci­mento tutt’altro che auspi­cato dalla diri­genza comu­ni­sta.

Più in gene­rale, la ricerca di nuovo uma­ne­simo si scon­trava con una società attra­ver­sata da un pro­fondo pro­cesso di seco­la­riz­za­zione che restrin­geva gli spazi per un pro­filo ideo­lo­gico tra­di­zio­nal­mente mar­xi­sta o reli­gioso. Stava pren­dendo forma la glo­ba­liz­za­zione con­su­mi­sta: la rifles­sione sul destino dell’uomo nell’età nucleare non è stata sola­mente il ter­reno di incon­tro tre due cul­ture, ma anche un primo ten­ta­tivo di risposta.
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