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LA RAPINA DELLA TERRA AGLI ULTIMI

LA RAPINA DELLA TERRA AGLI ULTIMI
Sottrarre l'uso del suolo alle esigenze elementari (dall'alimentazione all'acqua, dall'abitazione alla riserva per gli usi futuri) delle comunità che lo abitano, è diventato in vaste regioni del sud del mondo, un ulteriore strumento di sfruttamento degli ultimi a vantaggio dei più ricchi. Il Land Matrix, un osservatorio indipendente del "land grabbing" registra che ad ora sono state concluse 557 transazioni, per un totale di 16 milioni di ettari (più o meno la metà della superficie dell’Italia) e altre, riguardanti circa 10 milioni di ettari, sono in corso. Questo fenomeno provoca l’espropriazione forzata e conseguentemente l'impoverimento e l'annientamento di comunità locali, la cui sopravvivenza è strettamente legata all'accesso a queste terre. (a.b.)

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domenica 22 giugno 2014

Ppr, gli ambientalisti contro Pigliaru. Sanna (Pd): «Connivenze nel partito»

L'ispiratore e difensore del Piano paesaggistico di Renato Soru e suo successore alla presidenza della regionale  (dopo la devastante parentesi di Cappellacci) imprigionato dagli immobiliaristi del suo stesso partito? Di questi tempi anche questo è possibile. Aspettiamo con ansia. Sardinia post, 22 giugno 2014
Il Piano paesaggistico regionale (o dei sardi che dir si voglia) s’ha da annullare. La posizione è ribadita da sempre a chiare lettere dalle associazioni ambientaliste, ma ora più che mai a circa quattro mesi dalle elezioni regionali. E si punta chiaramente il dito contro l’attuale governatore di centrosinistra, Francesco Pigliaru, che ha ampiamente citato la salvaguardia del paesaggio nella breve – ma vittoriosa – campagna elettorale. Si chiedono interventi urgenti e immediati, perché ripete ancora Stefano Deliperi, storico referente del Gruppo d’intervento giuridico, “non basta l’annullamento in via di autotutela della delibera assunta a febbraio, a due giorni dal voto dalla precedente giunta”. Non basta, almeno, a tutelare coste e paesaggio. Servono azioni nuove, perché, secondo tecnici e specialisti il rischio è che il Pps voluto da Cappellacci sia in vigore e con il Piano anche quelle lottizzazioni definite zombie. Sopite solo perché messe in stand – by dal precedente Piano targato Soru. Sono due, principalmente, le ragioni di scontento degli ambientalisti (dal Grig a Italia Nostra) citate da La Nuova Sardegna in edicola oggi. Una è appunto la questione Pps, l’altra è il commissariamento della Conservatoria delle coste (società in house) decisa qualche giorno fa dalla giunta Pigliaru. Per gli attivisti è un primo passo verso il ridimensionamento, da qui le promesse tradite sull’attenzione ai temi ambientali.

Ma c’è di più. Intervistato sempre dal quotidiano sassarese scende in campo addirittura Gian Valerio Sanna (ex assessore all’Urbanistica Pd, della giunta Soru). Nessuna corsa alle regionali, per lui (era stata negata la deroga a ripresentarsi nelle liste dopo tre mandati, ndr) e un bel po’ di amaro in bocca. E’ lui uno dei padri del primo Ppr. Ebbene, si schiera fianco a fianco agli ambientalisti e rincara la dose senza mezzi termini, parla di “connivenze nel partito”, e ancora dice “sul cemento da riversare sulle coste destra e sinistra oggi mi sembrano uguali”. Critica anche la posizione di Soru: “Mi pare che in questa fase gli interessino di più vantaggiosi compromessi, come continuare ad avere un peso nella politica regionale”. E si spinge fino a indicare chi e cosa nutre il clima attendista. Come la Lega delle cooperative, mentre all’interno del Pd, non si contrasta più l’area Cabras – dice- apparsa più possibilista nei confronti degli interventi costieri. I punti di frizione con Pigliaru sono sempre due: il Pps, per Sanna è in vigore quello di Cappellacci, e il commissariamento della Conservatoria delle coste.

Troppi freni, per lui, troppi silenzi. Così, denuncia, il rischio è che piombino 12/13 milioni di metri cubi. E fa pure degli esempi concreti. Uno su tutti: gli investimenti in Costa Smeralda del Qatar. Secondo la normativa attuale, dice Sanna, sono concessi ampliamenti fino al 30% per le strutture ricettive, più un ulteriore 25% per l’ampliamento delle strutture ricettive collegate e ancora 15% per strutture di carattere tecnico. Insomma, a Pigliaru chiede di riprendere il vecchio Piano e di farlo senza indugi, prima che sia troppo tardi.
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