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sabato 28 giugno 2014

Il nuovo codice degli appalti? «In due decreti, entro fine luglio»

«Si procederà a un azzeramento del codice ripartendo da un testo di 200 articoli, contro gli attuali 600, oltre che a alleggerire si pensa a più trasparenza e chiarezza». Corriere della sera, 26 giugno 2014, postilla

La scadenza è fissata entro la fine di luglio. Per quella data il viceministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Riccardo Nencini, conta di riscrivere il nuovo codice degli appalti e di farlo approdare in consiglio dei Ministri. Ieri si è incontrato con Raffaele Cantone, neo presidente Autorità Nazionale Anticorruzione, per condividere l’elaborazione di un sistema di qualificazione e certificazione delle imprese basato su criteri di omogeneità e trasparenza. Nencini suggerisce il concetto di «sinergie» con Cantone, ma il vero obiettivo del governo è archiviare una volta per tutte un modello di affidamento degli appalti e delle concessioni ormai pieno di falle. Basti la recente inchiesta sui cantieri per l’Expo 2015. Motivo per cui i lavori del tavolo tecnico istituito dal viceministro sono a buon punto. «Abbiamo già incontrato i gruppi parlamentari e si procederà con un azzeramento del codice ripartendo da un testo con circa 200 articoli, contro gli attuali 600, oltre che all’alleggerimento si pensa a più trasparenza e chiarezza delle norme».

Nel dettaglio si tratterà di due decreti legislativi che supereranno il vecchio sistema. Il primo provvedimento recepisce la direttiva Europea in materia di appalti e gare, l’altro decreto è destinato a raccogliere le misure che serviranno, per esempio, a ridurre il numero delle stazioni appaltanti, semplificare e snellire gli oneri documentali, migliorare le condizioni di accesso al mercato per le piccole e medie imprese. Nencini rivendica le novità in materia di revisione della certificazione delle imprese, evitando penalizzazioni per le imprese giovani e innovative. Per scongiurare gli effetti patologici dei comitati Nimby (Not in my backyard) e No Tav il nuovo ordinamento prevederà la partecipazione delle popolazioni dei territori interessati nel processo decisionale, mutuandolo dalla legislazione francese. Previsto, infine, un quadro di regole chiare e trasparenti per i lobbisti, a cominciare da un registro con l’elenco ufficiale degli iscritti.

postilla
La rivisitazione delle norme sugli appalti che Nencini sta coordinando sembra voglia rispondere - sotto la spinta degli scandali esplosi di recente - a recepire direttive emanate in sede europea, a razionalizzare il sistema degli appalti, anche introducendo elementi di maggiore trasparenza,  infine a semplificare il sistema normativo . Non è ancora noto in che modo questi obiettivi saranno perseguiti.  L’ideologia di Matteo Renzi è nota, e quindi l’attesa non può che essere trepida. 
Se si volesse fare sul serio (e non disfare ridacchiando) occorrerebbe con assoluta priorità: eliminare il ricorso alle procedure derogatorie e trovare criteri idonei per selezionare i componenti delle commissioni di gara e gli esperti che partecipano alle decisioni riguardanti l’andamento dei lavori (i direttori dei lavori, i responsabili del procedimento le commissioni di collaudo). 
Quest’ultimo aspetto sembra particolarmente importante perché qualsiasi magistrato non può che verificare la regolarità formale degli atti. Quindi se collaudatori e direttori dei lavori si esprimono favorevolmente ad esempio – su riserve del tutto infondate difficile, se non impossibile, garantire la correttezza complessiva dell’appalto. 
Infine, una domanda sorge spontanea. Come mai un governo/legislatore, che privilegia la fretta sovra ogni altra cosa, non ha pensato di approvare ex novo, nel suo testo originario, la legge Merloni del 1994? Una legge ottima, che aveva funzionato bene prima che i legislatori dei governi di Berlusconi e della “larghe intese” l’avessero svuotata (vedi in proposito l’articolo di Vittorio Emiliani su La Nuova Venezia)
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