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Le barbarie di una nuova shoa

Le barbarie di una nuova shoa
Negli ultimi anni sono morti nel Mediterraneo almeno 15.000 migranti. E continuano a morire, anche se, allontanate le ONG, cade il silenzio su una strage continua, atroce, senza pietà neppure per i bambini. Il ministro della malavita però non si accontenta delle vite spezzate e del successo dei suoi slogan feroci. Vorrebbe di più. Per ogni vita strappata alla morte 5.000 euro di multa comminata ai salvatori. In un paese che alza muri, in città che si chiudono ai diversi, trattandoli come scarti dell’umanità, occorre ribellarsi prima che la barbarie di una nuova shoa diventi la specificità intollerabile di questi tempi feroci. (m.c.g)

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martedì 17 giugno 2014

Dietro un Grande evento c'è sempre un Grande Processo

Ci danno il tormento con la faccenda che l’Italia è talmente bella che tutto il mondo ci invidia, che tutti vorrebbero vivere qua... >>>

 Ci danno il tormento con la faccenda che l’Italia è talmente bella che tutto il mondo ci invidia, che tutti vorrebbero vivere qua e imitare il nostro inconfondibile stile di vita. Però sappiamo come chi è in decadenza cerchi di produrre una pericolosa rappresentazione esagerata di sé.

Viviamo nel “paese più bello” del globo, però lo rendiamo irriconoscibile. E sempre con lo stesso armamentario ideologico. Dicono che si deve cambiare, che non si può stare con le mani in mano e che si deve lasciare il segno. Usano il termine antropizzare che serve perfino per erigere grattacieli nelle valli alpine o in un porticciolo. Oppure per un’expo sul cibo e vomitare milioni di metri cubi nell’agro. O per massacrare Venezia e la laguna con una grande opera. Ci antropizzano sino allo sfinimento.

E le leggi sul paesaggio? Be’, anche quelle sono le più belle del mondo. Ma le vogliamo lasciare come sono? Saranno pure belle, però hanno qualche ruga di troppo. Così fanno leggi più quick, fast, slim, smart, una serie di espressioni idiote e logore che sono un grimaldello per indebolire norme e tutele.

E non ci hanno martellato sino a ieri con la faccenda che la Costituzione italiana è la più bella del pianeta? Ora di colpo è vecchia, blocca il Paese e scoprono che ha la scadenza come la mozzarella. La vogliono cambiare perché ci sono giudici insolenti, pubblici ministeri indiscreti, ambientalisti maniaci, associazioni petulanti, annidati in ogni angolo della società, perfino nelle scuole, che vorrebbe applicarla. Intanto con le vecchie leggi un certo numero di persone perbene si era infiltrato nelle istituzioni, perfino nei parlamenti, nei consigli comunali e negli uffici pubblici. Una vera lobby che speriamo si estingua presto.

Per fortuna che qualche legge facile facile per semplificare la vita ce l’eravamo procurata di già.

La legge obiettivo, quella dei Grandi Eventi, per esempio, era stata voluta dal secondo governo Berlusconi. Con articoli sfacciati sospendeva prescrizioni urbanistiche, sfuggiva a meccanismi di controllo e affrancava miliardi dai terribili “lacci e lacciuoli” che interrompono la crescita. Per questo quella legge è stata conservata come un tesoro dai Governi successivi. Dava mano libera alle decisioni della politica.

La reggeva l’idea di rendere facilmente spendibili i soldi pubblici cancellando vincoli e controlli ma dimenticando che nessun popolo civile può pensare che per rispettare un impegno si debbano aggirare le regole.

E a chi sostiene che la corruzione è causata dalla complessità dei codici dovrebbe bastare vedere che dietro una Grande Opera e un Grande Evento c’è sempre un Grande Processo.

Ricordiamo tutti come con la scusa che per i 150 anni dell’unità del Paese più bello del mondo, hanno organizzato un G8 a La Maddalena. Cosa ne sia derivato è noto.

E’ dimostrato dalle scienze esatte come tutto vada a rotoli ogni volta che nel nostro Paese si prepone l’aggettivo “grande” davanti a un evento o a un’opera. Opera ed evento degenerano immediatamente. E per Grandi Opere e Grandi Eventi occorrerebbero grandi controlli, altro che semplificazioni.

I fatti dimostrano che l’idea di combattere la corruzione con meno passaggi burocratici consista in una balla sostenuta da chi attribuisce alla parola “burocrazia” – fondamento di uno Stato civile – un senso negativo che la parola in sé non contiene. Lo vediamo che cosa i nostri facilitatori hanno reso facile. Le regole sono semplici, basterebbe spogliarle del “di troppo”, accettarle e rispettarle.

Infine, quando non ce la fanno neppure i facilitatori allora arrivano le task force. Anche in Sardegna. Una task force per la revisione del Piano paesaggistico, una per i danni dell’alluvione, una per la valorizzazione dell’agro alimentare, una di psicologi per gli alluvionati, una per la pesca, una per gli incendi, una per il digitale terrestre, contro la lingua blu, la peste suina, la prostituzione, una per rendere facili le domande delle aziende ovi-caprine, una task force per la necropoli di Tuvixeddu, dotata anche di un tavolo e perfino di un osservatorio parlamentare da dove due deputati sardi in mimetica osservano a turno la necropoli.

Ne vorremmo una per proteggere il Paesaggio e per far comprendere a chi compra pezzi di isola che il compratore si deve adeguare al nostro Piano paesaggistico e non il Piano a lui.

Questo articolo è inviato contemporaneamebte a La Nuova Sardegna
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