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Le barbarie di una nuova shoa

Le barbarie di una nuova shoa
Negli ultimi anni sono morti nel Mediterraneo almeno 15.000 migranti. E continuano a morire, anche se, allontanate le ONG, cade il silenzio su una strage continua, atroce, senza pietà neppure per i bambini. Il ministro della malavita però non si accontenta delle vite spezzate e del successo dei suoi slogan feroci. Vorrebbe di più. Per ogni vita strappata alla morte 5.000 euro di multa comminata ai salvatori. In un paese che alza muri, in città che si chiudono ai diversi, trattandoli come scarti dell’umanità, occorre ribellarsi prima che la barbarie di una nuova shoa diventi la specificità intollerabile di questi tempi feroci. (m.c.g)

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giovedì 26 giugno 2014

Carta e bellezza non fanno rima

«Dietro l’apparente ingenuità della proposta ci sia la solita retorica del petrolio d’Italia: una retorica che ha in mente una bellezza da sfruttare, se non da prostituire. E non stupisce che sia stato Oscar Farinetti a lanciare l’idea, nel marzo scorso». Il Fatto Quotidiano, 25 giugno 2014

L’Italia è una Repubblica democratica fondata sulla bellezza”. Dopodomani un certo numero di persone con un’agenda sorprendentemente libera si incontrerà a Roma per discutere (sembra seriamente) sull’opportunità di cambiare in questo modo l'articolo 1 della nostra Costituzione. Da settimane un incalzante mailbombing annuncia l’evento, promosso dalla deputata Sel, Serena Pellegrino, e condiviso da molte associazioni, anche serie e rispettabili. Tutti, a partire dalla promotrice, sembrano in ottima fede. E si presume che in buona fede sia anche il giornalista di Report Emilio Casalini, che è il vero autore dell'idea, contenuta in un suo ebook (Fondata sulla bellezza. Come far rinascere l’Italia a partire dalla sua vera ricchezza) appena uscito da Sperling&Kupfer.

Gli stralci di questo testo, tuttavia, confermano come dietro l’apparente ingenuità della proposta ci sia la solita retorica del petrolio d’Italia: una retorica che ha in mente una bellezza da sfruttare, se non da prostituire. E non stupisce che sia stato Oscar Farinetti a lanciare l’idea, nel marzo scorso. Ma quali che siano i sottintesi, l’idea merita di essere (velocissimamente) archiviata. Intanto i principi fondamentali della Costituzione sono un sistema perfettamente equilibrato, che non c’è alcun motivo di alterare. E poi questa retorica stucchevole ed estetizzante della “bellezza” (che “salverà il mondo”, secondo una frase di Dostoevskij decontestualizzata e ripetuta a vanvera) è superficiale, melensa, deresponsabilizzante, sviante. La Repubblica non tutela il patrimonio perché sia “bello”, ma perché ci fa eguali, liberi, umani. Il valore in gioco non è la bellezza, ma la cittadinanza. E poi: chi non vede quanto sarebbe devastante sostituire al pane del lavoro la brioche della bellezza? Non ci potrebbe essere un messaggio più autolesionista e privo di mordente e di futuro. Dopo un simile cambiamento non ci resterebbe che dire ai nostri ragazzi: “Non hai lavoro? È l’Italia, bellezza”.


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