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Le barbarie di una nuova shoa

Le barbarie di una nuova shoa
Negli ultimi anni sono morti nel Mediterraneo almeno 15.000 migranti. E continuano a morire, anche se, allontanate le ONG, cade il silenzio su una strage continua, atroce, senza pietà neppure per i bambini. Il ministro della malavita però non si accontenta delle vite spezzate e del successo dei suoi slogan feroci. Vorrebbe di più. Per ogni vita strappata alla morte 5.000 euro di multa comminata ai salvatori. In un paese che alza muri, in città che si chiudono ai diversi, trattandoli come scarti dell’umanità, occorre ribellarsi prima che la barbarie di una nuova shoa diventi la specificità intollerabile di questi tempi feroci. (m.c.g)

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mercoledì 14 maggio 2014

Il 17 maggio dei beni comuni

«Siamo di fronte alla crisi siste­mica di un modello che, per poter pro­se­guire, è neces­si­tato ad aggre­dire i diritti sociali e del lavoro e ad impos­ses­sarsi dei beni comuni. Il Forum dei movimenti per l’acqua torna in piazza contro le politiche europee fondate su fiscal compact, pareggio di bilancio, svendita del patrimonio pubblico». Il manifesto, 13 maggio 2014 (m.p.r.)
Tre anni fa, nel giu­gno 2011, la mag­gio­ranza asso­luta del popolo ita­liano votò un refe­ren­dum per dire che l’acqua e i beni comuni, essen­ziali alla vita delle per­sone e garan­zia di diritti uni­ver­sali, dove­vano essere sot­tratti alle regole del mer­cato e ricon­se­gnati alla gestione par­te­ci­pa­tiva delle comu­nità locali. Si è trat­tato di una cesura sto­rica con­tro la favola, da decenni impe­rante, del pen­siero unico del mer­cato e della pro­messa di ric­chezza pro­dotta dal suo libero dispiegarsi.

Venne allora decre­tata la fine del con­senso all’ideologia del “pri­vato è bello”, men­tre la miriade di con­flit­tua­lità sociali aperte sulla difesa dei beni comuni e dei ter­ri­tori sug­gerì la pos­si­bi­lità e l’urgenza di un altro modello sociale. Fu allora che, com­plice la crisi, arti­fi­cial­mente costruita attorno alla trap­pola del debito pub­blico — in realtà una crisi del sistema ban­ca­rio, sca­ri­cata sugli Stati e fatta pagare ai cit­ta­dini — venne pro­po­sto, con rin­no­vata forza e fero­cia, il para­digma del “pri­vato” che, anche se non più bello, va comun­que accet­tato come “obbli­ga­to­rio e ineluttabile”. L’obiettivo, tut­tora in campo, è la con­se­gna della società, della vita delle per­sone e della natura ai grandi capi­tali accu­mu­la­tisi in trent’anni di spe­cu­la­zioni finan­zia­rie, che, per uscire dal cir­colo vizioso di bolle che pre­pa­rano altre bolle, neces­si­tano di inve­sti­menti su asset nuovi e alta­mente pro­fit­te­voli, beni comuni in primis.

Ed è esat­ta­mente nella faci­li­ta­zione del rag­giun­gi­mento di que­sto obiet­tivo che si col­loca la stra­te­gia delle élite politico-finanziarie al comando dell’Unione euro­pea e l’azione com­pul­siva del governo Renzi: pri­va­tiz­za­zione di tutti i beni pub­blici, siano essi patri­mo­nio o ser­vizi, dere­go­la­men­ta­zione totale delle con­di­zioni di lavoro, messa a valo­riz­za­zione finan­zia­ria del ter­ri­to­rio e della natura, piena libertà di movi­mento per i capi­tali finan­ziari e messa a dispo­si­zione degli stessi della ric­chezza sociale e delle risorse a dispo­si­zione. In attesa che, con il Par­te­na­riato Tran­sa­tlan­tico sul Com­mer­cio e gli Inve­sti­menti (Ttip), in piena e segreta nego­zia­zione fra Ue e Usa, si crei la più grande area di libero scam­bio del pia­neta rea­liz­zando l’utopia delle mul­ti­na­zio­nali. Che tutto que­sto neces­siti di una dra­stica ridu­zione della demo­cra­zia, appare evi­dente da diversi fat­tori di stretta attua­lità: le pro­po­ste di riforme isti­tu­zio­nali e di una nuova legge elet­to­rale, tese all’azzeramento di ogni ruolo dell’attività par­la­men­tare e al raf­for­za­mento auto­ri­ta­rio dei poteri degli ese­cu­tivi; l’attacco defi­ni­tivo alla fun­zione pub­blica e sociale degli enti locali, con l’obbligo, sotto la scure del patto di sta­bi­lità, della messa sul mer­cato di patri­mo­nio, ser­vizi e ter­ri­to­rio; la repres­sione messa in campo con­tro i movi­menti sociali, dalle assurde accuse di ter­ro­ri­smo per gli atti­vi­sti No Tav alla scon­si­de­rata gestione dell’ordine pub­blico nelle piazze di Roma e Torino.

Siamo di fronte alla crisi siste­mica di un modello che, per poter pro­se­guire, è neces­si­tato ad aggre­dire i diritti sociali e del lavoro e ad impos­ses­sarsi dei beni comuni. Le con­se­guenze di que­sta per­se­ve­ranza nelle poli­ti­che di auste­rità sono più che evi­denti: un dram­ma­tico impo­ve­ri­mento di ampie fasce della popo­la­zione, sot­to­po­ste a per­dita del lavoro, del red­dito, della pos­si­bi­lità di accesso ai ser­vizi, ai danni ambien­tali e ai con­se­guenti impatti sulla salute, con pre­oc­cu­panti segnali di dif­fu­sione di dispe­ra­zione indi­vi­duale e sociale.

Ma a tutto que­sto è giunto il momento di dire basta. In que­sti anni, den­tro le con­flit­tua­lità aperte in que­sto paese, sono matu­rate espe­rienze di lotta mol­te­plici e varie­gate, tutte acco­mu­nate da un comune sen­tire: non vi sarà alcuna uscita dalla crisi che non passi attra­verso una mobi­li­ta­zione sociale dif­fusa per la riap­pro­pria­zione sociale dei beni comuni, della gestione dei ter­ri­tori, della ric­chezza sociale pro­dotta, di una nuova demo­cra­zia partecipativa. Sono espe­rienze che, men­tre pro­du­cono impor­tan­tis­sime resi­stenze sui temi dell’acqua, dei beni comuni e della difesa del ter­ri­to­rio, dell’autodeterminazione ali­men­tare, del diritto all’istruzione, alla salute e all’abitare, del con­tra­sto alla pre­ca­rietà della vita e alla mer­ci­fi­ca­zione della società, pre­fi­gu­rano la pos­si­bi­lità di una radi­cale inver­sione di rotta e la costru­zione di un altro modello sociale e di democrazia.

Gra­zie ad una pro­po­sta avan­zata dal Forum ita­liano dei movi­menti per l’acqua, tutte que­ste espe­rienze si sono incon­trate, si sono rico­no­sciute e hanno giu­di­cato maturo il tempo di pren­dere parola, per ria­prire lo spa­zio pub­blico della spe­ranza e dell’alternativa, pro­muo­vendo tutte assieme una mani­fe­sta­zione nazio­nale a Roma per sabato 17 mag­gio. Un appun­ta­mento col­let­tivo — radi­cale nei con­te­nuti, paci­fico, colo­rato e par­te­ci­pa­tivo nelle pra­ti­che — che chiama le donne e gli uomini di que­sto paese a dire, tutte e tutti assieme, come non vi sia alcuna uscita pos­si­bile dalla crisi, per­se­guendo le poli­ti­che di auste­rità dell’Unione euro­pea e del governo Renzi, fatte di Fiscal Com­pact, patto di sta­bi­lità, pareg­gio di bilan­cio, sven­dita del patri­mo­nio pub­blico e dei ter­ri­tori, pre­ca­riz­za­zione e privatizzazioni.

Una grande alleanza sociale dal basso, aperta e inclu­siva, per riap­pro­priarsi della pos­si­bi­lità di un futuro diverso, e per affer­mare come, tra la Borsa e la vita, abbiamo scelto la vita. Con l’allegria di chi vede l’orizzonte, con la deter­mi­na­zione di chi cono­sce l’insopportabilità del presente.

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