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EDDYBURG - LAVORI IN CORSO

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giovedì 22 maggio 2014

Europei, alzate la testa e non fatevi distruggere dal neoliberismo

«Con l’austerity è in corso una "pulizia etnica" di quella parte di popolazione più fragile. E i paesi in crisi sono presentati come casi unici. Così si lacera il tessuto sociale». Il manifesto, 22 maggio 2014

Per­ché l’Europa ha gestito la crisi di que­sti anni nel modo in cui l’ha fatto? L’obiettivo era sal­vare la finanza, le mul­ti­na­zio­nali e la classe poli­tica – a spese dei lavo­ra­tori, delle pic­cole imprese e delle eco­no­mie locali. In sostanza, la stra­te­gia è stata quella di tute­lare i pro­prie­tari di grandi capi­tali e di sca­ri­care i costi sul 20–30% più povero della società. La sto­ria degli ultimi vent’anni è fatta di aumento dei pro­fitti, caduta delle tasse sulle imprese e gon­fiarsi dei defi­cit pub­blici.

La tesi del mio ultimo libro, Expul­sions: bru­ta­lity and com­ple­xity in the glo­bal eco­nomy, è che siamo entrati in una nuova fase sto­rica, carat­te­riz­zata dall’ “espul­sione” delle per­sone dalle con­di­zioni eco­no­mi­che e sociali pre­ce­denti, dai loro pro­getti di vita, dalla loro esclu­sione dal “con­tratto sociale” che era al cen­tro delle demo­cra­zie libe­rali. È molto più di un aumento nelle disu­gua­glianze e nella povertà. Non è un feno­meno ancora pie­na­mente visi­bile, e non è una con­di­zione che riguardi la mag­gio­ranza delle per­sone. Si tratta però della gene­ra­liz­za­zione di con­di­zioni estreme finora pre­senti solo ai mar­gini del sistema, spo­sta­menti che non sono ancora indi­vi­duati dalle sta­ti­sti­che tra­di­zio­nali. Le classi medie impo­ve­rite pos­sono vivere ancora nelle stesse belle case di prima, ma die­tro la fac­ciata cre­scono povertà e dispe­ra­zione, si tro­vano costrette a ven­dere i loro beni per pagare il mutuo, i figli adulti non pos­sono andare via di casa.

La Gre­cia, la Spa­gna e il Por­to­gallo sono la dimo­stra­zione di quanto un’economia si possa con­trarre in poco tempo e mostrano la ten­denza gene­rale al ridi­men­sio­na­mento dello spa­zio dell’economia nei paesi avan­zati. Si parla di «bassa cre­scita e alta disoc­cu­pa­zione», ma que­sti ter­mini sono troppo vaghi per descri­vere il dif­fon­dersi di con­di­zioni estreme a cui assi­stiamo in tutti i paesi.

In realtà, stiamo assi­stendo a una ride­fi­ni­zione di quella che è “l’economia”. I disoc­cu­pati che per­dono tutto si ritro­vano al di fuori di quella che è con­si­de­rata “l’economia”, e ven­gono esclusi dalle sta­ti­sti­che dei senza lavoro. Lo stesso vale per i pic­coli impren­di­tori che per­dono tutto e si sui­ci­dano. O per i pro­fes­sio­ni­sti e lau­reati che abban­do­nano i loro paesi o l’Europa. Que­sti feno­meni ridi­men­sio­nano lo spa­zio dell’economia, esclu­dendo i più fra­gili. E’ un pro­cesso di espul­sione ana­logo alla “puli­zia etnica”, in cui gli ele­menti pro­ble­ma­tici della popo­la­zione ven­gono sem­pli­ce­mente eli­mi­nati. Quello che rimane dell’economia – per­fino in Gre­cia e Por­to­gallo — può essere pre­sen­tato come «sulla via della ripresa», ed è que­sta la nar­ra­zione che offrono in Europa Fondo mone­ta­rio e Banca cen­trale euro­pea, le uni­che voci ascol­tate.

Una seconda carat­te­ri­stica delle poli­ti­che euro­pee è stata quella di pre­sen­tare tutti i paesi in crisi come «casi unici». La Gre­cia era un paese povero con altis­sima eva­sione fiscale e inef­fi­cienza buro­cra­tica. Il Por­to­gallo e la Spa­gna erano anch’essi casi estremi, ma per motivi diversi. Non è così. Gli stessi feno­meni che sono estremi in que­sti paesi sono dif­fusi in tutta Europa: si tratta delle con­di­zioni strut­tu­rali della fase del capi­ta­li­smo aper­tasi negli anni ottanta. I pesan­tis­simi tagli alla spesa sociale, il crollo dell’occupazione e l’aumento delle impo­ste in Gre­cia e Spa­gna sono i segni di una pro­fonda ristrut­tu­ra­zione, che in misura minore sta avve­nendo in tutta l’eurozona, e anche in paesi come gli Stati Uniti.
Un aspetto chiave di que­sto pro­cesso è il ten­ta­tivo di tener in piedi l’economia pri­vata eli­mi­nando le spese ecces­sive legate al con­tratto sociale. Il rim­borso del debito e l’austerità sono mec­ca­ni­smi che impon­gono disci­plina e tute­lano le imprese, ma non fanno cre­scere pro­du­zione e occu­pa­zione. Qua­lun­que sia la logica che divide in Europa vin­ci­tori e vinti, essa lacera pro­fon­da­mente il tes­suto sociale ed eco­no­mico di un paese: negli ultimi anni la pro­du­zione è crol­lata in tutto il Sud Europa, smen­tendo l’idea secondo cui il l’austerità favo­ri­sca la cre­scita. E i dati dimen­ti­cano i tanti che sono oggi esclusi dell’economia for­male.



Il nuovo libro di Saskia Sas­sen, Expul­sions: bru­ta­lity and com­ple­xity in the glo­bal eco­nomy sarà pub­bli­cato in Ita­lia da Il Mulino
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