responsive_m

Le barbarie di una nuova shoa

Le barbarie di una nuova shoa
Negli ultimi anni sono morti nel Mediterraneo almeno 15.000 migranti. E continuano a morire, anche se, allontanate le ONG, cade il silenzio su una strage continua, atroce, senza pietà neppure per i bambini. Il ministro della malavita però non si accontenta delle vite spezzate e del successo dei suoi slogan feroci. Vorrebbe di più. Per ogni vita strappata alla morte 5.000 euro di multa comminata ai salvatori. In un paese che alza muri, in città che si chiudono ai diversi, trattandoli come scarti dell’umanità, occorre ribellarsi prima che la barbarie di una nuova shoa diventi la specificità intollerabile di questi tempi feroci. (m.c.g)

INVERTIRE LA ROTTA

DAI MEDIA

VENEZIA

FARE SPAZIO ALLE ATTIVITA CULTURALI

venerdì 16 maggio 2014

Diritti vs profitti

Un'ulteriore stretta di vite del Finanzcapitalismo contro gli abitanti del pianeta Terra.  Il TTIP (Tran­sa­tlan­tic Trade and Invest­ment Part­ner­ship), l'accordo intercommerciale, in discussione tra Usa e Ue, comporterà l'istituzione di un tribunale che tutela solo i privati nelle dispute tra investitore estero e Stato. Il manifesto, 16 maggio 2014

Dopo il disa­stro di Fuku­shima, la Ger­ma­nia decide di uscire dal nucleare. Pochi mesi dopo, basan­dosi su un accordo inter­na­zio­nale sugli inve­sti­menti in ambito ener­ge­tico, il colosso dell’energia Vat­ten­fall chiede allo stato tede­sco una com­pen­sa­zione di 3,5 miliardi di euro. L’anno prima la Phi­lip Mor­ris cita l’Australia, soste­nendo che la nuova legge pen­sata per limi­tare il con­sumo di siga­rette deprime il valore dei suoi inve­sti­menti nel Paese e ne “com­pro­mette irra­gio­ne­vol­mente il pieno uso e godimento”.

Ben­ve­nuti nel mondo delle dispute tra inve­sti­tore e Stato, o Investor-State Dispute Set­tle­ment (Isds). Sem­pli­fi­cando, una sorta di tri­bu­nale in cui le imprese pri­vate pos­sono diret­ta­mente citare in giu­di­zio gli Stati, quando que­sti doves­sero intro­durre delle legi­sla­zioni con impatti nega­tivi sugli inve­sti­menti rea­liz­zati e per­sino sui poten­ziali pro­fitti futuri. Legi­sla­zioni in ambito ambien­tale, del diritto del lavoro, della tutela dei con­su­ma­tori, sulla sicu­rezza e chi più ne ha più ne metta.

Tali «tri­bu­nali» sono parte inte­grante di diversi accordi com­mer­ciali o sugli inve­sti­menti, come nel caso del Nafta, siglato tra Canada, Usa e Mes­sico. È così che la sta­tu­ni­tense Metal­clad si è vista rico­no­scere un rim­borso di oltre 15 milioni di dol­lari quando un Comune mes­si­cano ha revo­cato l’autorizzazione a costruire una disca­rica di rifiuti peri­co­losi sul pro­prio ter­ri­to­rio; o ancora che la Lone Pine Resour­ces ha chie­sto 250 milioni di dol­lari al Canada a causa della mora­to­ria appro­vata dal Que­bec sulle atti­vità di frac­king — una pra­tica di estra­zione di petro­lio dalle rocce con enormi rischi ambientali.

Tutto que­sto potrebbe diven­tare la norma nei pros­simi anni anche in Ita­lia e in tutta Europa, se pas­sasse il Ttip o Tran­sa­tlan­tic Trade and Invest­ment Part­ner­ship in discus­sione tra Ue e Usa. Se da una parte già si mol­ti­pli­cano studi e ricer­che che magni­fi­cano i pre­sunti van­taggi di una com­pleta libe­ra­liz­za­zione di com­mer­cio e inve­sti­menti, dall’altra fino a oggi i con­te­nuti dell’accordo fil­trano dalla Com­mis­sione euro­pea e dai governi con il con­ta­gocce. Quello che sem­bra però con­fer­mato è che uno dei pila­stri del Ttip dovrebbe essere pro­prio l’istituzione di un mec­ca­ni­smo di riso­lu­zione delle dispute tra inve­sti­tori e Stati.

Tra­la­sciando i pur enormi poten­ziali impatti di tale accordo in ogni atti­vità imma­gi­na­bile, per quale motivo gli inve­sti­tori esteri che si sen­tis­sero pena­liz­zati non dovreb­bero rivol­gersi ai tri­bu­nali esi­stenti tanto in Usa quanto in Ue, come un qual­siasi cit­ta­dino o impresa locale? Secondo la Com­mis­sione «alcuni inve­sti­tori potreb­bero pen­sare che i tri­bu­nali nazio­nali sono pre­ve­nuti». Fa pia­cere sapere che la Com­mis­sione si pre­oc­cupa per quello che alcuni inve­sti­tori esteri potreb­bero pen­sare più che dei cit­ta­dini che dovrebbe rap­pre­sen­tare. Tenendo poi conto che un sin­golo non può rivol­gersi a tali tri­bu­nali nel caso in cui fosse dan­neg­giato dal com­por­ta­mento di un inve­sti­tore estero, che giu­sti­zia è quella in cui uni­ca­mente una delle due parti può inten­tare causa all’altra? Ancora prima, nel momento in cui si san­ci­sce un diverso trat­ta­mento tra imprese locali e inve­sti­tori esteri, ha ancora senso affer­mare che «la legge è uguale per tutti»?

Con tali mec­ca­ni­smi si rischia di minare le stesse fon­da­menta della sovra­nità demo­cra­tica. Non vi è appello pos­si­bile, così come non c’è nes­suna tra­spa­renza sulle deci­sioni di tre «esperti» che si riu­ni­scono e deci­dono a porte chiuse, nel nome della «con­fi­den­zia­lità com­mer­ciale», ma che di fatto pos­sono influen­zare, pesan­te­mente, le legi­sla­zioni di Stati sovrani.

Spesso non è nem­meno neces­sa­rio arri­vare a giu­di­zio: la sem­plice minac­cia di una disputa basta a bloc­care o inde­bo­lire una nuova legi­sla­zione. In parte per il costo di tali pro­ce­di­menti, in parte per il rischio di dovere poi pagare multe che pos­sono arri­vare a miliardi di euro, ma anche per un altro aspetto: un governo che dovesse incor­rere in diverse dispute dimo­stre­rebbe di essere poco incline agli inve­sti­menti inter­na­zio­nali. In un mondo che ha fatto della com­pe­ti­ti­vità il pro­prio faro e che si è lan­ciato in una corsa verso il fondo in mate­ria ambien­tale, sociale, fiscale, sui diritti del lavoro pur di attrarre i capi­tali esteri, l’introduzione di leggi «ecces­sive» e l’essere citato in giu­di­zio in un Investor-State Dispute Set­tle­ment diven­tano mac­chie inaccettabili.



O forse, al con­tra­rio, è sem­pli­ce­mente inac­cet­ta­bile un mondo in cui la tutela dei pro­fitti delle imprese ha defi­ni­ti­va­mente il soprav­vento sui diritti delle per­sone. Come sostiene la cam­pa­gna pro­mossa anche in Ita­lia da decine di orga­niz­za­zioni — http:// stop -ttip -ita lia .net -, a essere inac­cet­ta­bile è il Ttip nel suo insieme. E non è pro­ba­bil­mente neces­sa­rio il giu­di­zio di un tri­bu­nale inter­na­zio­nale per capire da che parte stare
Show Comments: OR