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Le barbarie di una nuova shoa

Le barbarie di una nuova shoa
Negli ultimi anni sono morti nel Mediterraneo almeno 15.000 migranti. E continuano a morire, anche se, allontanate le ONG, cade il silenzio su una strage continua, atroce, senza pietà neppure per i bambini. Il ministro della malavita però non si accontenta delle vite spezzate e del successo dei suoi slogan feroci. Vorrebbe di più. Per ogni vita strappata alla morte 5.000 euro di multa comminata ai salvatori. In un paese che alza muri, in città che si chiudono ai diversi, trattandoli come scarti dell’umanità, occorre ribellarsi prima che la barbarie di una nuova shoa diventi la specificità intollerabile di questi tempi feroci. (m.c.g)

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sabato 24 maggio 2014

Allarme! L’Ailanto ci invade. Colpa della nostra incuria

Una essenza vegetale non autoctona che si insinua ovunque nelle nostre città: come reagire o adeguarsi? Di norma evitando eccessi. Corriere della Sera, 24 maggio 2014, postilla (f.b.)

Gli alieni sono tra noi. Vedete quegli spilungoni che spuntano qua e là, senza dare troppo nell’occhio? Mai notati? Eppure, ormai, sono dappertutto. Una ventina d’anni fa erano ancora una curiosità venuta dalla Cina. Anche il mondo vegetale, però, adesso va più veloce, si globalizza. Una volta l’Abc lo imparavi da bambino (Abete, Bosso, Castagno…) e con quello arrivavi alla vecchiaia; oggi, nel giardino planetario, l’abbecedario va aggiornato in continuazione. A partire dalla A di Ailanto (nella foto) . Una pianta che tende a puntare in alto. Lo sottolinea il nome scientifico: Ailanthus altissima. Ribadito da altri appellativi popolari, come il Toccacielo. O l’albero del paradiso. Poi si scopre che il paradiso può essere un inferno.

L’ultima scomunica porta il sigillo Royal Botanic Gardens: «È una delle piante più infestanti che si conoscano. Non deve essere coltivata in nessun luogo». Torna il fantasma dei baccelloni e delle liane carnivore. E la fantascienza, stavolta, è sotto casa: l’ailanto, l’alieno, ormai s’è infiltrato ovunque, da Nord a Sud. Guardatevi attorno. Il portamento è leggiadro, le foglie ben ordinate, il tronco svettante, venato di esotismo orientale. L’indole rusticissima tollera l’inquinamento, si accontenta di poca terra. Cresce in fretta. Così l’hanno piantato di qua e di là: davvero una bella pianta, senza problemi. Il problema, invece, era proprio quello. L’ailanto è uno che si adatta fin troppo. Riproducendosi sia attraverso le radici, che avanzano partorendo una raggera di nuovi alberelli, sia dai semi che in soli sei mesi dalla germinazione ti sfornano un intero boschetto già pronto, a sua volta, a fiorire e fruttificare. Se lo tagli ricaccia peggio di prima. Ultima nota dell’identikit: l’ailanto è una specie allopatica. Avvelena tutte le piante che la circondano.

Viste le premesse: difficile che non lo abbiate ancora incontrato. Identificate la prima volta quegli spilungoni imparruccati di foglioline verdi (in questi giorni sono appena spuntate). E comincerete a rivederli ovunque: ai margini del parco, tra i ruderi, negli spartitraffico. Un’invadenza che supera robinie e canneti. Imponendo anche al giardiniere dilettante gli ultimi aggiornamenti dettati dalla flora globalizzata: A come Ailanto. Un vegetale senza troppi scrupoli, s’è detto. Da trattare con circospezione. Ma anche, in fondo, con il rispetto per chi, colonizzando tanti spazi abbandonati, inquinati, schifati dalle piante nostrane, si ritrova a fare uno sporco lavoro: un effetto, non la causa del degrado. Sembra un allarme rosso sui pericoli di un’infiltrazione extraterrestre. E invece è un monito: per ricordarci che, agli alieni, le piste di atterraggio le costruiamo noi.

postilla
Il tono leggero dell'articolo non nasconde certo la natura del problema, del resto analogo a quello delle nutrie e di tante altre specie vegetali e animali che in tempi recenti e meno recenti si sono sia “globalizzate” che “urbanizzate” andando spesso a costruire associazioni e ambienti che anche gli ecologi considerano di notevole interesse. Ci sono poi altri aspetti, sociali e identitari, curiosa la campagna contro l'abbattimento di un filare di ailanti, cresciuti lungo le sponde di un canale per pura incuria, e che una tardiva manutenzione voleva eliminare allo stadio di piante adulte: gli abitanti di un quartiere, diventati adulti vedendo crescere quelle piante “aliene e infestanti”, le consideravano un valore, altro che fastidio! Ovvero, pur con tutte le ovvie cautele del caso, come con la vicenda della nutria di Milano Due già riportata su questo sito, non sarà certo un integralismo ambientale di stampo “eco-leghista” l'approccio adeguato ai nuovi equilibri urbani e naturali, ma la ricerca di forme di convivenza diverse e avanzate tutte da scoprire (f.b.)
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