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Le barbarie di una nuova shoa

Le barbarie di una nuova shoa
Negli ultimi anni sono morti nel Mediterraneo almeno 15.000 migranti. E continuano a morire, anche se, allontanate le ONG, cade il silenzio su una strage continua, atroce, senza pietà neppure per i bambini. Il ministro della malavita però non si accontenta delle vite spezzate e del successo dei suoi slogan feroci. Vorrebbe di più. Per ogni vita strappata alla morte 5.000 euro di multa comminata ai salvatori. In un paese che alza muri, in città che si chiudono ai diversi, trattandoli come scarti dell’umanità, occorre ribellarsi prima che la barbarie di una nuova shoa diventi la specificità intollerabile di questi tempi feroci. (m.c.g)

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venerdì 16 maggio 2014

Al primo dibattito tv della storia europea, vince la verde Keller, bene Tsipras, Schulz delude, disastro Juncker

«Per la prima volta i candidati in pectore alla guida dell'eurocommissione si sfidano in un dibattito televisivo continentale. Un format da definire meglio ma che va sulla strada giusta. Tra i temi toccati, l'austerità, la crisi ucraina, il caso Snowden, l'intreccio tra mafia e politica in Italia e la stretta sull'aborto in Spagna». Il manifesto, 16 maggio 2014

La verde Ska Kel­ler la migliore, il demo­cri­stiano Jean-Claude Junc­ker il peg­giore. Il primo, sto­rico, dibat­tito in diretta tele­vi­siva fra can­di­dati alla pre­si­denza della Com­mis­sione Ue fini­sce con una chiara vin­ci­trice – la gio­vane e bril­lante euro­de­pu­tata tede­sca – e un chiaro scon­fitto – il vete­rano ex pre­mier del Lus­sem­burgo. Buona la per­for­mance di Ale­xis Tsi­pras della Sini­stra euro­pea, al di sotto delle attese l’esperto social­de­mo­cra­tico Mar­tin Schulz e il libe­rale Guy Verhof­stadt: troppo com­pas­sato il primo, ecces­si­va­mente esa­gi­tato il secondo.

Nell’aula dell’Europarlamento tra­sfor­mata in stu­dio tele­vi­sivo è andato in scena un evento a suo modo epo­cale: mai prima d’ora una discus­sione poli­tica aveva riguar­dato con­tem­po­ra­nea­mente tutti i cit­ta­dini dei 28 Paesi dell’Ue. Con­du­zione affi­data all’italiana Monica Mag­gioni (diret­trice di Rai­news), for­mat tipico di que­sto genere di dibat­titi: domanda uguale per tutti e ciclo di rispo­ste brevi, con tre jolly da gio­carsi per even­tuali repli­che. Ormai ci siamo abi­tuati, ma l’impressione è che gli inter­venti con­cessi ai can­di­dati siano stati troppo brevi: 1 minuto a rispo­sta e 30 secondi per pos­si­bili repli­che appa­iono fran­ca­mente poco. Dif­fi­cil­mente si rie­sce ad arti­co­lare qual­cosa che vada oltre uno slo­gan o un’allusione: e manca per­sino il tempo per pole­miz­zare davvero.

Nono­stante la rigi­dità del for­mato, sono comun­que emerse le dif­fe­renze. Il demo­cri­stiano Junc­ker (Ppe, in Ita­lia sono Forza Ita­lia e il Nuovo cen­tro­de­stra) ha difeso l’austerità con­tro la quale si sono invece sca­gliati, con pari vee­menza, sia la verde Kel­ler che Tsi­pras. Schulz e Verhof­stadt hanno assunto posi­zioni inter­me­die: la disci­plina di bilan­cio è neces­sa­ria, ma l’eccesso di rigore può fare danni. Punti di vista diversi sulla crisi ucraina, con Junc­ker e Tsi­pras agli anti­podi: il primo a insi­stere sull’inasprimento delle san­zioni con­tro il pre­si­dente russo Vla­di­mir Putin e il secondo a denun­ciare lo scan­dalo della pre­senza di neo­na­zi­sti nel nuovo governo di Kiev. Una­ni­mità fra i can­di­dati in un solo caso: tutti pen­sano che il pros­simo capo della Com­mis­sione debba essere uno di loro, e non qual­cuno che venga «con­ce­pito» nelle segrete stanze del Con­si­glio dei capi di stato e governo (come sem­bre­rebbe pre­fe­rire invece la can­cel­liera tede­sca Angela Merkel).

All’ecologista Kel­ler va il merito di avere citato il nego­ziato sul Ttip, il trat­tato di libero scam­bio Ue-Usa che mette a repen­ta­glio i diritti di lavo­ra­tori e con­su­ma­tori, e le pro­te­ste con­tro di esso, com­prese quelle di ieri a Bru­xel­les. Tsi­pras ha cer­ta­mente colto nel segno nel citare, nel corso del dibat­tito, sia lo scan­dalo del ten­ta­tivo di contro-riforma dell’aborto in Spa­gna sia, a pro­po­sito del tema cor­ru­zione, gli intrecci tra mafia e poli­tica in Ita­lia. Il momento migliore di Verhof­stadt è stato nel pas­sag­gio sulla vicenda di Edward Sno­w­den, che per il lea­der libe­rale dimo­stra la neces­sità di difen­dere meglio la pri­vacy dei cit­ta­dini euro­pei, men­tre a Schulz è man­cato un colpo ad effetto. Il social­de­mo­cra­tico, che molti vedono come pre­si­dente in pec­tore, è apparso troppo com­pas­sato, quasi si sen­tisse in dovere di assu­mere una posa «isti­tu­zio­nale». Kel­ler e Tsi­pras deci­sa­mente i più sciolti.

Il dibat­tito visto sugli schermi di Rai­news 24 risul­tava cer­ta­mente appe­san­tito della tra­du­zione simul­ta­nea, che, peral­tro, non sem­pre è apparsa impec­ca­bile. E tut­ta­via, non c’era alter­na­tiva: per ren­dere l’appuntamento frui­bile a un pub­blico vasto non poteva essere tra­smesso in lin­gua ori­gi­nale (pos­si­bi­lità riser­vata a chi lo vedeva in strea­ming). Pur con molti limiti (com­presi per­so­na­liz­za­zione e spet­ta­co­la­riz­za­zione), il primo pre­si­den­tial debate della sto­ria della Ue va con­si­de­rato un passo nella dire­zione giu­sta: quella della crea­zione di un’opinione pub­blica euro­pea che rie­sca a con­tra­stare il pre­do­mi­nio dei governi nazio­nali nella deter­mi­na­zione del destino poli­tico dell’Unione europea.
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