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Le barbarie di una nuova shoa

Le barbarie di una nuova shoa
Negli ultimi anni sono morti nel Mediterraneo almeno 15.000 migranti. E continuano a morire, anche se, allontanate le ONG, cade il silenzio su una strage continua, atroce, senza pietà neppure per i bambini. Il ministro della malavita però non si accontenta delle vite spezzate e del successo dei suoi slogan feroci. Vorrebbe di più. Per ogni vita strappata alla morte 5.000 euro di multa comminata ai salvatori. In un paese che alza muri, in città che si chiudono ai diversi, trattandoli come scarti dell’umanità, occorre ribellarsi prima che la barbarie di una nuova shoa diventi la specificità intollerabile di questi tempi feroci. (m.c.g)

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martedì 15 aprile 2014

Verso il 25 maggio. I 10 punti della Lista Tsipra

«L’Europa che abbiamo in mente è quella del Manifesto di Ventotene», non dell’austerità, del fiscal compact, delle Costituzioni calpestate». un articolo di  Luciano Gallino, Marco Revelli, Barbara Spinelli, Guido Viale, e due note di Corrado Oddi e di Roberto Ciccarelli.  Il manifesto, 15 aprile 2004



ELEZIONI, E'  TUTTO UN ALTRO PROGRAMMA
di Luciano Gallino, Marco Revelli, Barbara Spinelli, Guido Viale

Verso il 25 maggio. I 10 punti della Lista Tsipras perché 
Quando diciamo che siamo per un’Altra Europa, la vogliamo dav­vero e non solo a parole. Abbiamo in mente un ordine poli­tico nuovo, per­ché il vec­chio è in fran­tumi. Non può essere ram­men­dato alla meno peggio.

In realtà il nostro è l’unico pro­getto che non si limita a invo­care a parole un’altra Europa, ma si pro­pone di cam­biarla con poli­ti­che che riu­ni­scano quel che è stato disu­nito e disfatto. Gli altri par­titi sono tutti, in realtà, con­ser­va­tori dello sta­tus quo.

Sono con­ser­va­tori Mat­teo Renzi e il governo, che par­lano di cam­bia­mento e tut­ta­via hanno costruito quest’Unione che umi­lia e impo­ve­ri­sce i popoli, favo­rendo ban­che e speculatori. Sono con­ser­va­tori i leghi­sti, che denun­ciano l’Unione ma come via d’uscita pro­spet­tano il nazio­na­li­smo e la xenofobia. Nei fatti è con­ser­va­tore il Movi­mento 5 Stelle, che si fa por­ta­voce di un disa­gio reale, ma senza sboc­chi chiari.

Tutta diversa la Lista Tsi­pras. Il pro­getto è di cam­biare radi­cal­mente le isti­tu­zioni euro­pee, di dare all’Unione una Costi­tu­zione scritta dai popoli, di dotarla di una poli­tica estera non biso­gnosa delle stam­pelle sta­tu­ni­tensi. Tutta diversa la pro­spet­tiva della Lista Tsi­pras. La nostra non è né una pro­messa fit­ti­zia, come quella di Renzi, né una pro­te­sta che rinun­cia alla bat­ta­glia prima di farla. Met­te­remo dura­mente in discus­sione il Fiscal com­pact, e in par­ti­co­lare con­te­ste­remo — anche con refe­ren­dum abro­ga­tivo — le norme appli­ca­tive che il Par­la­mento dovrà intro­durre per dare attua­zione all’obbligo del pareg­gio di bilan­cio che pur­troppo è stato inse­rito ormai nell’articolo 81 della Costi­tu­zione, senza che l’Europa ce l’abbia mai chie­sto. In ogni caso, faremo in modo che non abbiano più a ripe­tersi cal­coli così pale­se­mente errati e nefa­sti, nati da una cul­tura neo­li­be­ri­sta che ha impe­dito all’Europa di dive­nire l’istanza supe­riore in grado di custo­dire sovra­nità che sono andate eva­po­rando, pro­teg­gen­doli al tempo stesso dai mer­cati incon­trol­la­bili, dall’erosione delle demo­cra­zie e dalla pre­va­ri­ca­zione di super­po­tenze che usano il nostro spa­zio come esten­sione dei loro mer­cati e della loro potenza geopolitica.

Ecco le 10 vie alter­na­tive che inten­diamo percorrere:

1 - Siamo la sola forza alter­na­tiva per­ché non cre­diamo sia pos­si­bile pen­sare l’economia e l’Europa demo­cra­ti­ca­mente unita «in suc­ces­sione»: prima si met­tono a posto i conti e si fanno le riforme strut­tu­rali, poi ci si batte per un’Europa più soli­dale e diversa. Le due cose vanno insieme. Ope­rare «in suc­ces­sione» ripro­duce ad infi­ni­tum il vizio mor­tale dell’Euro: prima si fa la moneta, poi per forza di cose verrà l’Europa poli­tica soli­dale. È dimo­strato che que­sta “forza delle cose” non c’è. Sta­tus quo signi­fica che s’impone lo Stato più forte.

2 - Siamo la sola forza alter­na­tiva per­ché cre­diamo che solo un’Europa fede­rale sia la via aurea, nella glo­ba­liz­za­zione. Se l’edificheremo, Gre­cia o Ita­lia diver­ranno simili a quello che è la Cali­for­nia per gli Usa. Nes­suno par­le­rebbe di uscita della Cali­for­nia dal dol­laro: le strut­ture fede­rali e un comune bilan­cio ten­gono gli Stati insieme e non col­pe­vo­liz­zano i più deboli. In un’Europa fede­rata, quindi mul­tiet­nica, l’isola di Lam­pe­dusa è una porta, non una ghigliottina.

3 - Siamo la sola forza alter­na­tiva per­ché non pen­siamo che prio­ri­ta­ria ed esclu­siva sia la difesa dell’«interesse nazio­nale»: si tratta di indi­vi­duare quale sia l’interesse di tutti i cit­ta­dini euro­pei. Se salta un anello, tutta la catena salta.

4 - Siamo la sola forza alter­na­tiva per­ché non siamo un movi­mento mino­ri­ta­rio di pro­te­sta, ma avan­ziamo pro­po­ste pre­cise, rapide. Pro­po­niamo una Con­fe­renza sul debito che rical­chi quanto deciso nel 1953 sulla Ger­ma­nia, cui ven­nero con­do­nati i debiti di guerra. L’accordo cui si potrebbe giun­gere è l’europeizzazione della parte dei debiti che eccede il fisio­lo­gico 60 per cento del pil. E pro­po­niamo un piano Mar­shall per l’Europa, che avvii una ricon­ver­sione pro­dut­tiva, eco­lo­gi­ca­mente soste­ni­bile e ad alto impatto sull’occupazione, finan­ziato dalle tasse sulle tran­sa­zioni finan­zia­rie e l’emissione di ani­dride car­bo­nica, oltre che da pro­ject bond e eurobond.

5 - Siamo la sola forza alter­na­tiva per­ché esi­giamo non sol­tanto l’abbandono delle poli­ti­che di auste­rità, ma la modi­fica dei trat­tati che le hanno rese pos­si­bili. Tra i primi: l’abolizione e la ridi­scus­sione a fondo del Fiscal Com­pact, che pro­mette al nostro e ad altri Paesi una o due gene­ra­zioni di intol­le­ra­bile povertà, e la distru­zione dello Stato sociale. Pro­muo­viamo un’Iniziativa Cit­ta­dina (art. 11 del Trat­tato sull’Unione euro­pea) con l’obbiettivo di una sua radi­cale messa in discus­sione. Chie­de­remo inol­tre al Par­la­mento Euro­peo un’indagine cono­sci­tiva e giu­ri­dica sulle respon­sa­bi­lità della Com­mis­sione, della Bce e del Fmi nell’imporre un’austerità che ha gra­ve­mente dan­neg­giato milioni di cit­ta­dini europei.

6 - Siamo la sola forza alter­na­tiva per­ché non ci limi­tiamo a con­dan­nare gli scan­dali della disoc­cu­pa­zione e del pre­ca­riato, ma pro­po­niamo un Piano Euro­peo per l’Occupazione (Peo) il quale stanzi almeno 100 miliardi l’anno per 10 anni per dare occu­pa­zione ad almeno 5–6 milioni di disoc­cu­pati o inoc­cu­pati (1 milione in Ita­lia): tanti quanti hanno perso il lavoro dall’inizio della crisi. Il Peo dovrà dare la prio­rità a inter­venti che non siano in con­tra­sto con gli equi­li­bri ambien­tali come le molte Grandi Opere che deva­stano il ter­ri­to­rio e che creano poca occu­pa­zione, ad esem­pio il Tav Torino-Lione e le tri­vel­la­zioni nel Medi­ter­ra­neo e nelle aree pro­tette. Dovrà age­vo­lare la tran­si­zione verso con­sumi dra­sti­ca­mente ridotti di com­bu­sti­bili fos­sili; la crea­zione di un’agricoltura bio­lo­gica; il rias­setto idro­geo­lo­gico dei ter­ri­tori; la valo­riz­za­zione non spe­cu­la­tiva del nostro patri­mo­nio arti­stico; il poten­zia­mento dell’istruzione e della ricerca.

7 - Siamo la sola forza alter­na­tiva per­ché rite­niamo un peri­colo l’impegno del governo di con­clu­dere pre­sto l’accordo sul Par­te­na­riato Tran­sa­tlan­tico per il Com­mer­cio e l’Investimento (Ttip). Con­dotto segre­ta­mente, senza con­trolli demo­cra­tici, il nego­ziato è in mano alle mul­ti­na­zio­nali, il cui scopo è far pre­va­lere i pro­pri inte­ressi su quelli col­let­tivi dei cit­ta­dini. Il wel­fare è sotto attacco. Acqua, elet­tri­cità, edu­ca­zione, salute saranno espo­ste alla libera con­cor­renza, in barba ai refe­ren­dum cit­ta­dini e a tante lotte sui “beni comuni”. La bat­ta­glia con­tro la pro­du­zione degli Ogm, quella che pena­lizza le imprese inqui­nanti o impone l’etichettatura dei cibi, la tassa sulle tran­sa­zioni finan­zia­rie e sull’emissione di ani­dride car­bo­nica sono minac­ciate. La nostra lotta con­tro la cor­ru­zione e le mafie è ingre­diente essen­ziale di que­sta resi­stenza alla com­mi­stione mon­dia­liz­zata fra libero com­mer­cio, vio­la­zione delle regole, abo­li­zione dei con­trolli demo­cra­tici sui territori.

8 - Siamo la sola forza alter­na­tiva per­ché vogliamo cam­biare non solo gli equi­li­bri fra isti­tu­zioni euro­pee ma la loro natura. I ver­tici dei capi di Stato o di governo sono un can­cro dell’Unione, e pro­po­niamo che il Par­la­mento euro­peo diventi un’istituzione dav­vero demo­cra­tica: che legi­feri, che nomini la Com­mis­sione e il suo Pre­si­dente, e imponga tasse euro­pee in sosti­tu­zione di quelle nazio­nali. Vogliamo un Par­la­mento costi­tuente, capace di dare ai cit­ta­dini dell’Unione una Carta che cominci, come la Costi­tu­zione sta­tu­ni­tense, con le parole «We, the peo­ple.…». Non con la firma di 28 re azzop­pati e pre­po­tenti, che addos­sano alla buro­cra­zia di Bru­xel­les colpe di cui sono i primi responsabili.

9 - Siamo la sola forza alter­na­tiva a pro­po­sito dell’euro. Pur essendo cri­tici radi­cali della sua gestione, e degli scarsi poteri di una Banca cen­trale cui viene proi­bito di essere pre­sta­trice di ultima istanza, siamo con­trari all’uscita dall’euro e non la rite­niamo indo­lore. Uscire dall’euro è peri­co­loso eco­no­mi­ca­mente (aumento del debito, dell’inflazione, dei costi delle impor­ta­zioni, della povertà), e non resti­tui­rebbe ai paesi il governo della moneta, ma ci ren­de­rebbe più che mai dipen­denti da mer­cati incon­trol­lati, dalla potenza Usa o dal marco tede­sco. Soprat­tutto segne­rebbe una rica­duta nei nazio­na­li­smi autar­chici, e in sovra­nità fasulle. Noi siamo per un’Europa poli­tica e demo­cra­tica che fac­cia argine ai mer­cati, alla potenza Usa, e alle le nostre stesse ten­ta­zioni nazio­na­li­ste e xeno­fobe. Una moneta «senza Stato» è un con­tro­senso poli­tico, prima che economico.

10 - Siamo la sola forza alter­na­tiva per­ché la nostra è l’Europa della Resi­stenza: con­tro il ritorno dei nazio­na­li­smi, le Costi­tu­zioni cal­pe­state, i Par­la­menti svuo­tati, i capi ple­bi­sci­tati da popoli visti come massa amorfa, non come cit­ta­dini con­sa­pe­voli. Dicono che la pace in Europa è oggi un fatto acqui­sito. Non è vero. Le poli­ti­che di auste­rità hanno diviso non solo gli Stati ma anche i popoli, e quella che viviamo è una sorta di guerra civile den­tro un’Unione che secerne di nuovo par­titi fasci­stoidi come Alba Dorata in Gre­cia, Job­bik in Unghe­ria, Fronte Nazio­nale in Fran­cia, Lega in Ita­lia. All’esterno, poi, siamo impe­gnati in guerre decise dalla potenza Usa: guerre di cui gli Stati dell’Unione non discu­tono mai per­ché vi par­te­ci­pano ser­vil­mente, senz’alcun pro­getto di disarmo, refrat­tari a ogni poli­tica estera e di difesa comune (il costo della non-Europa in campo mili­tare ammonta a 120 miliardi di euro annui). Per­fino ai con­fini orien­tali dell’Unione sono gli Stati Uniti a deci­dere quale ordine debba regnare.

L’Europa che abbiamo in mente è quella del Mani­fe­sto di Ven­to­tene, e chi lo scrisse non pen­sava ai com­piti che cia­scuno doveva fare a casa, ma a un comune com­pito rivoluzionario.

Noi oggi fac­ciamo rivi­vere quella presa di coscienza: per que­sto al Par­la­mento euro­peo saremo con Tsi­pras, non con i socia­li­sti che già pen­sano a Grandi Intese con i con­ser­va­tori dello sta­tus quo. Siamo così fatti per­ché non abbiamo per­duto la memo­ria del Nove­cento. L’Europa delle nazioni portò ai raz­zi­smi, e allo ster­mi­nio degli ebrei, dei Rom, dei malati men­tali. L’Europa della reces­sione sfo­ciò nella presa del potere di Hitler.



LISTA TSIPRAS, L’IMPRESA DELLE 220 MILA FIRME IN UN MESE
di Corrado Onni *

Oggi L’Altra Europa con Tsi­pras pre­senta la pro­prie liste elet­to­rali nei 5 capo­luo­ghi di cir­co­scri­zione, forte delle più di 220 mila firme rac­colte in un mese per ren­dere pos­si­bile la nostra par­te­ci­pa­zione alla sca­denza delle ele­zioni del Par­la­mento euro­peo. Lo faremo con ini­zia­tive gio­iose e colo­rate, intanto per­ché festeg­giamo que­sto risul­tato, che una legge elet­to­rale per­lo­meno di dub­bia legit­ti­mità costi­tu­zio­nale ren­deva quasi impos­si­bile da rea­liz­zare. E poi anche per­ché, per noi, la rac­colta delle firme ha rap­pre­sen­tato a tutti gli effetti l’apertura della cam­pa­gna elet­to­rale e que­sta scelta — al di là dell’obbligo di legge — è già un tim­bro di come la inten­diamo. Il rap­porto diretto con cen­ti­naia di migliaia di per­sone, il fatto di aver ragio­nato con cia­scuno di loro sulle ragioni e sui con­te­nuti che qua­li­fi­cano la lista. Non una rie­di­zione di espe­rienze già com­piute in pas­sato ma un’ ope­ra­zione ine­dita. Facendo leva, con­tem­po­ra­nea­mente, sui sog­getti poli­tici (Sel e Rifon­da­zione Comu­ni­sta) e sociali orga­niz­zati che con­di­vi­dono quest’approccio e su quelle realtà di sini­stra dif­fusa e di cit­ta­dini impe­gnati che in que­sti anni sono stati pro­ta­go­ni­sti di tanti con­flitti e pro­po­ste nelle ver­tenze nazio­nali e ter­ri­to­riali. Con la dispo­ni­bi­lità di tutti di met­tersi in discus­sione e di pro­vare ad uscire dai recinti e da una dimen­sione set­to­riale che per troppo tempo ha carat­te­riz­zato le espe­rienze poli­ti­che e sociali da diversi anni in qua.

220 mila firme in un mese, un dato — per usare un rife­ri­mento un po’ impro­prio — che cor­ri­sponde al numero delle firme neces­sa­rie in 3 mesi per indire un refe­ren­dum. È stato pos­si­bile per­ché ci siamo dotati di un minimo di orga­niz­za­zione, con un nucleo cen­trale e una rete dif­fusa di cen­ti­naia di mili­tanti e volon­tari, i primi pro­ta­go­ni­sti dell’attività con­creta della rac­colta delle firme, ma, ancor più, per­ché abbiamo rac­colto un biso­gno di nuova poli­tica, di chi vuole fuo­riu­scire dai popu­li­smi più o meno dolci di Renzi e Grillo e misu­rarsi real­mente con la neces­sità di far cam­mi­nare un pro­getto di tra­sfor­ma­zione reale degli assetti di potere esi­stenti e di uscire da una logica, appa­ren­te­mente oppo­si­tiva ma in realtà non così dis­si­mile, di chi si appiat­ti­sce sulle “riforme strut­tu­rali” che ven­gono impo­ste da Bru­xel­les e di chi ipo­tizza irrea­li­stici ritorni alla “sovra­nità nazio­nale”, che da sola non potrebbe comun­que uscire dai vin­coli det­tati dai mer­cati internazionali.

Ci aspetta ora la sfida dif­fi­cile, di una cam­pa­gna elet­to­rale che sap­piamo si pro­verà a con­tras­se­gnare con una rap­pre­sen­ta­zione fal­sata tra chi sta con l’Europa, magari limando le poli­ti­che di auste­rità, e chi si oppone ad essa, con rela­tivo corol­la­rio tra chi è favo­re­vole e chi è con­tra­rio all’euro. E che ten­terà di oscu­rare la pre­senza della lista dell’Altra Europa per Tsi­pras, magari dipin­gen­dola come puro resi­duo di una sini­stra pas­sa­ti­sta e magari anche liti­giosa. Sta a noi, ai tanti e diversi che si stanno impe­gnando in que­sto pro­getto, far emer­gere un per­corso ine­dito e con­di­viso al di là delle appar­te­nenze e delle espe­rienze di pro­ve­nienza. Che si uni­fica appunto nell’idea di un’altra Europa e che si può ben iden­ti­fi­care in un approc­cio che, den­tro la più grave crisi del capi­ta­li­smo dagli anni ’30 del secolo scorso, è radi­cale nei con­te­nuti che pro­pone, mag­gio­ri­ta­rio nello sguardo della pro­pria pro­po­sta, inno­va­tivo nelle forme della discus­sione e dell’agire poli­tico. L’esperienza della rac­colta delle firme ci dice che tutto que­sto è pos­si­bile, che, tra il subire le poli­ti­che dell’austerità e dei sacri­fici e limi­tarsi a urlare la pro­pria indi­gna­zione, si può pen­sare di per­cor­rere la via della tra­sfor­ma­zione e del cambiamento.

* coor­di­na­tore nazio­nale rac­colta firme L’Altra Europa con Tsipras


ITALIA: SYRIZA E LA POLITICA RADICALE
di Roberto Ciccarelli

Ale­xis Tsi­pras è il primo lea­der poli­tico euro­peo ad avere dato il nome ad una lista che si can­dida in un altro paese, l’Italia, alle pros­sime ele­zioni euro­pee di mag­gio. Que­sta ano­ma­lia, rac­con­tata in un repor­tage coin­vol­gente da Mat­teo Puc­cia­relli e Gia­como Russo Spena in Tsi­pras Chi? Il lea­der greco che vuole rifare l’Europa (Ale­gre), si spiega con la crisi senza uscita seguita all’implosione della «sini­stra radi­cale» ita­liana dopo le ele­zioni poli­ti­che del 2008 che l’hanno can­cel­lata dall’arco par­la­men­tare come sog­getto autonomo.

Dopo il nuovo fal­li­mento della «Rivo­lu­zione Civile» di Ingroia alle ele­zioni suc­ces­sive del 2013, quello dell’alleanza «Ita­lia Bene Comune» tra Sel e Pd che ha pre­fe­rito le «lar­ghe intese» con Ber­lu­sconi e oggi con Alfano, dopo l’affermazione del Movi­mento 5 Stelle di Grillo, Tsi­pras è tor­nato in Ita­lia come «Papa stra­niero». Ha fede­rato i resi­dui di quell’esperienza (Rifon­da­zione Comu­ni­sta e Sel, ma non il Pdci) con altri sog­getti o rag­grup­pa­menti come Alba, per il momento in vista delle euro­pee. Sulla con­ti­nua­zione di que­sta espe­rienza, ad oggi tenuta insieme dal pre­sti­gio intel­let­tuale dei suoi «garanti» (Luciano Gal­lino, Marco Revelli, Bar­bara Spi­nelli, Guido Viale) poco, o nulla, si sa. Per il momento avanza la sug­ge­stione per una figura poli­tica, che ha attra­ver­sato il movi­mento No Glo­bal, si è poi messo a fare poli­tica senza mai rinun­ciare aalle sue idee poli­ti­che. Un esem­pio di coe­renza e lun­gi­mi­ranza che oggi viene rico­no­sciuto a livello internazionale.

Il libro di Puc­cia­relli e Russo Spena è il primo a rac­con­tare, da sini­stra, la sto­ria di una bat­ta­glia impari, quella di un Davide greco, per di più di «sini­stra radi­cale» con­tro i poteri forti in Gre­cia e il Golia tede­sco in Europa. Un Davide che un son­dag­gio Mrb per il sito Real .Gr viene dato al 19,9% con­tro il 19,7 di Nuova Demo­cra­zia del primo mini­stro Anto­nis Sama­ras alle euro­pee. I son­daggi per le pros­sime poli­ti­che ad Atene con­fe­ri­scono al par­tito di Tsi­pras la mag­gio­ranza rela­tiva e la defi­ni­tiva can­cel­la­zione del Pasok – il Pd greco – respon­sa­bile dei quat­tro memo­ran­dum e delle poli­ti­che di auste­rità impo­ste dalla Bce, dalla Ue e dall’Fmi che hanno distrutto la Gre­cia. Con que­ste ele­zioni euro­pee Syriza si è messa alla guida «della resi­stenza euro­pea al neo­li­be­ri­smo» sostiene Tsi­pras nell’intervista rila­sciata agli autori del libro. L’operazione è intel­li­gente: dal suo punto di vista, il lea­der greco con­duce una bat­ta­glia impor­tante a livello con­ti­nen­tale e sta usando la sua cam­pa­gna elet­to­rale per pre­pa­rarsi a vin­cere le ele­zioni in patria. 

«Siamo solo alla prima bat­ta­glia di una lunga guerra, e ora i gene­rali sono Mer­kel e Tsi­pras. Domani chissà» — aggiunge Tsi­pras – Ci sono due visioni del mondo: uno del capi­tale e dei mer­cati, l’altro dell’unione dei popoli d’Europa». Puc­cia­relli e Russo Spena arri­vano così al nucleo del pro­blema. Come mai Syriza, che fino a due anni fa era cono­sciuta solo dagli ex atti­vi­sti o diri­genti della sini­stra ita­liana, è diven­tato un par­tito mag­gio­ri­ta­rio? Basta, forse, avere annun­ciato – come per lungo tempo è stato fatto a sini­stra – di volere andare al governo per otte­nere una cre­scita espo­nen­ziale dei voti dal 4% nel 2009 all’attuale 26,9%? La domanda viene rivolta ai diri­genti, ai mili­tanti e agli intel­let­tuali che si rico­no­scono oggi in Syriza, ma non ottiene una rispo­sta pre­cisa. Per fare poli­tica, è chiaro che biso­gna volere andare al governo. Più forte ci sem­bra la moti­va­zione riba­dita nel libro: biso­gna farsi tro­vare nel posto giu­sto, nel momento giusto.

È que­sta la lezione machia­vel­liana che Syriza ha impa­rato stando nelle lotte, duris­sime, con­dotte dalla società greca con­tro i governi delle lar­ghe intese e le poli­ti­che di auste­rità. Una scelta dif­fi­ci­lis­sima, quella di «stare nel gorgo» di una lotta, nelle sue con­trad­di­zioni, nel dramma di uno scon­tro che ha saputo dispie­gare effe­ra­tezze, da entrambe le parti.

Radi­ca­mento sul ter­ri­to­rio, costru­zione di coa­li­zioni con sin­da­cati e movi­menti di diversa ispi­ra­zione, ampia e arti­co­lata dia­let­tica interna che Puc­cia­relli e Russo Spena defi­ni­scono una «babi­lo­nia» sal­data dall’organizzazione di Syriza ma soprat­tutto dal cari­sma del suo lea­der 39enne. La sfida del governo non sarà facile per Tsi­pras che guida un par­tito che affronta l’aggressività interna, anche dei nazi­sti di Alba Dorata, e soprat­tutto gli attac­chi della dit­ta­tura euro­pea della Troika.

Il suo pro­gramma è soli­da­mente social­de­mo­cra­tico, neo-keynesiano, euro­peo e non nazio­na­li­stico, «avvi­ci­na­bile a un neo socia­li­smo di stampo lati­noa­me­ri­cano» scri­vono gli autori. La pro­po­sta per l’Europa è di riscri­verne i trat­tati e pro­muo­vere un New Deal, un grande piano di inve­sti­menti pub­blici per lo svi­luppo. Per fare tutto que­sto, Syriza punta sulla virtù e sulla for­tuna, ele­menti che non gli sono man­cati dal 2004 ad oggi. Il libro sarà pre­sen­tato domani a Roma al Forte Fan­fulla alle 20 con Bar­bara Spi­nelli, San­dro Medici e Argi­ris Pana­go­pou­los. Modera Daniela Preziosi.
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