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Stefano Rodotà
Rodotà: “Renzi populista soffice”
13 Aprile 2014
Articoli del 2014
Intervistato da Antonio Sciotto il costituzionalista ammonisce: «stiamo attenti, perché l’esclusione e la povertà hanno rag­giunto ormai pesi inso­ste­ni­bili, e la poli­tica non può can­cel­lare il con­flitto evi­tando il confronto». Ma c'è da dubitare che il balilla che conduce il paese lo ascolti.
Intervistato da Antonio Sciotto il costituzionalista ammonisce: «stiamo attenti, perché l’esclusione e la povertà hanno rag­giunto ormai pesi inso­ste­ni­bili, e la poli­tica non può can­cel­lare il con­flitto evi­tando il confronto». Ma c'è da dubitare che il balilla che conduce il paese lo ascolti.

Il manifesto, 13 aprile 2014
A con­clu­dere il con­gresso della Fiom, giu­sto poco prima della sfida tra Susanna Camusso e Mau­ri­zio Lan­dini, non poteva che essere Ste­fano Rodotà. Il pro­fes­sore, ama­tis­simo dai metal­mec­ca­nici e legato a dop­pio filo a Lan­dini, ha esor­dito toglien­dosi qual­che sas­so­lino mes­so­gli nella scarpa dal pre­si­dente del con­si­glio: «C’è il popu­li­smo di Ber­lu­sconi – ha spie­gato – e c’è quello di Grillo, ma c’è anche un nuovo popu­li­smo, più sof­fice, di Renzi. Come si può defi­nire altri­menti l’atteggiamento di chi rifiuta il con­fronto con i corpi inter­medi come il sin­da­cato, per rimuo­vere for­zo­sa­mente la com­ples­sità che c’è nella società?».

E non basta, Renzi viene anche accu­sato di voler rea­liz­zare un «neoau­to­ri­ta­ri­smo, un auto­ri­ta­ri­smo soft, che man­tiene le forme della demo­cra­zia e ne svuota la sostanza». Bru­cia ancora al costi­tu­zio­na­li­sta l’attacco del pre­mier ai «pro­fes­so­roni» che lo cri­ti­cano sull’Ita­li­cum e la riforma del Senato. Ma soprat­tutto, Rodotà è pre­oc­cu­pato dalla tenuta della demo­cra­zia: «Si vuole tenere fuori chi sta sotto l’8% – dice – Si intende dire a chi pren­derà magari 3 milioni di voti che per lui non c’è posto. Si pro­fila una con­cen­tra­zione del potere che sovra­rap­pre­sen­terà pochi sog­getti, i due par­titi a cui si vuole ridurre il Par­la­mento, e lascerà fuori tutti gli altri. Il governo e la mag­gio­ranza della nuova Camera coin­ci­de­ranno, con l’opposizione che sarà sim­bo­lica. E tutto senza con­trap­pesi ade­guati negli organi di con­trollo: per­ché dallo stesso blocco ver­ranno il pre­si­dente della Repub­blica, i giu­dici della Corte costi­tu­zio­nale, i mem­bri del Csm. E il Senato stesso non avrà suf­fi­cienti fun­zioni di controllo».

Rischio di auto­ri­ta­ri­smo, dun­que: «Noi diciamo sì alla fine del bica­me­ra­li­smo per­fetto – con­ti­nua Rodotà – ma se la legge di bilan­cio e la fidu­cia le avrà la sola Camera, si costi­tui­sca allora un Senato elet­tivo, con legge pro­por­zio­nale, così da assi­cu­rare la rap­pre­sen­tanza a tutti e poter avere con­trap­pesi. Io sono stato depu­tato negli anni di piombo, e far entrare allora i par­titi “extra­par­la­men­tari” fu un modo per evi­tare rischi di col­la­te­ra­li­smo con il ter­ro­ri­smo. Stiamo attenti, per­ché l’esclusione e la povertà hanno rag­giunto ormai pesi inso­ste­ni­bili, e la poli­tica non può can­cel­lare il con­flitto evi­tando il confronto».

Il pro­fes­sore pone un paral­le­li­smo tra due recenti pro­nun­cia­menti della Corte costi­tu­zio­nale: «Mi rife­ri­sco alle sen­tenze sulla Fiat e sul Por­cel­lum, neces­sa­ria­mente col­le­gate, per­ché ven­gono dalla stessa Con­sulta e par­lano entrambe di rap­pre­sen­tanza». In una pas­sata ini­zia­tiva della Fiom, tra l’altro, Rodotà aveva espli­ci­ta­mente cri­ti­cato il Testo Unico fir­mato anche dalla Cgil e attac­cato dalla Fiom, rile­vando dei pos­si­bili rischi di inco­sti­tu­zio­na­lità: ma ieri, pro­ba­bil­mente a causa della pre­senza di Susanna Camusso – che lo ha ascol­tato con atten­zione seduta alla pre­si­denza – su que­sto tema ha pre­fe­rito non pren­dere posi­zione in modo espli­cito, per non far pre­ci­pi­tare la tensione.

Rodotà ha quindi con­fer­mato l’annuncio già fatto da Lan­dini: il gruppo della «Via mae­stra» si appre­sta a «rac­co­gliere le firme per un refe­ren­dum sull’articolo 81 della Costi­tu­zione», in modo da abro­gare l’obbligo del pareg­gio di bilan­cio. Subito dopo, ha elen­cato le bat­ta­glie che lo vedranno alleato alla Fiom di Lan­dini: la richie­sta al governo Renzi e al Par­la­mento di «abro­gare l’articolo 8» voluto da Sac­coni su pres­sioni della Fiat, «isti­tuire un red­dito minimo o di cit­ta­di­nanza che dir si voglia», «appro­vare una legge sulla rap­pre­sen­tanza». Infine, «tor­nare a spe­ri­men­tare nuovi modelli di par­te­ci­pa­zione, come il bilan­cio par­te­ci­pato nei comuni»

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