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23M 2019: una marcia rivoluzionaria

23M 2019: una marcia rivoluzionaria
Il 23 marzo 2019 anche eddyburg si unisce alle migliaia di persone che scenderanno in strada per le vie e le piazze di Roma in una grande Marcia per il clima, contro le grandi opere inutili e per una giustizia ambientale. Ancora una volta sono i movimenti, i comitati, gli abitanti a rivendicare le ragioni per una rivoluzione del sistema, del modello di sviluppo in assenza di una sintesi politica capace di cogliere la svolta radicale necessaria per coniugare la salute, il benessere sociale, la salvaguardia del nostro pianeta terra e delle specie che lo abitano e i diritti umani. (i.b)

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VENEZIA

DAI MEDIA

mercoledì 30 aprile 2014

L’impoverimento europeo che fa paura

«I difen­sori dell’attuale archi­tet­tura comu­ni­ta­ria e delle sue regole com­pe­ti­tive, insistendo sull’intangibilità di poli­ti­che i cui effetti disa­strosi sono sotto gli occhi di tutti, non fanno che ali­men­tare le pulsioni dellpopulismo». Il manifesto, 30 aprile 2014

Com­men­tando il crollo della fidu­cia nell’Unione euro­pea (nel 2013 al 28% tra i cit­ta­dini ita­liani) Ilvo Dia­manti sot­to­li­neava su La Repub­blica di lunedì come l’attaccamento all’Europa soprav­vi­vesse essen­zial­mente per la paura di quel che ci potrebbe acca­dere rima­nen­done fuori. Non è un motivo spre­ge­vole e non si disco­sta poi tanto dalla ragione che ispirò il pen­siero dell’unità euro­pea alla fine della seconda guerra mon­diale: la paura che gli orrori vis­suti dal vec­chio con­ti­nente potes­sero ripe­tersi ancora una volta. Con­verrà allora ripro­porre insi­sten­te­mente all’opinione pub­blica euro­pea qual­cosa di cui spa­ven­tarsi, qual­cosa di real­mente minaccioso.

Per il primo mag­gio i neo­na­zi­sti tede­schi annun­ciano marce in nume­rose città (Rostock, Dort­mund, Dui­sburg, Essen , Kai­ser­lau­tern, Plauen e Ber­lino). Di per sé il fatto non desta ecces­siva pre­oc­cu­pa­zione essendo la Repub­blica fede­rale un paese for­te­mente vac­ci­nato con­tro l’estremismo di destra. Ma è l’eco delle parole d’ordine che pre­pa­rano l’evento, le asso­nanze, le paren­tele fra­seo­lo­gi­che tra gli slo­gan dei nazio­na­li­sti ger­ma­nici e le ester­na­zioni di alcune for­ma­zioni poli­ti­che euro­pee nume­ri­ca­mente con­si­stenti e che si richia­mano non al fasci­smo ma alla demo­cra­zia, che dovrebbe susci­tare spa­vento. «Il nostro popolo prima di tutto», «lavoro e giu­sto sala­rio per tutti i tede­schi», «Ogni tra­sfor­ma­zione comin­cia da te, se sei insod­di­sfatto, se vor­re­sti cam­biare qual­cosa e non vuoi vigliac­ca­mente arren­derti al destino, devi fare qual­cosa. Noi fac­ciamo qual­cosa! Noi ci pren­diamo cura!» Que­sta pre­mi­nenza dell’elemento nazio­nale, l’ostilità verso gli stra­nieri, il richiamo a una par­te­ci­pa­zione in prima per­sona che è in realtà affi­da­mento a un capo, attra­ver­sano con mag­giore o minore inten­sità, più o meno aper­ta­mente esi­bite, anche le prime mise­re­voli bat­tute della cam­pa­gna elet­to­rale dell’euroscetticismo ita­liano. Dal mani­fe­sto di un can­di­dato ber­lu­sco­niano il quale pro­mette «in Europa, prima l’Italia» ai «pugni sul tavolo» dei 5 Stelle che dipin­gono la poli­tica euro­pea come una rissa da osteria.

Una par­tita nella quale il pro­prio paese deve imporsi sbrai­tando sugli altri. Lad­dove non è un movi­mento euro­peo, ma una sin­gola forza poli­tica nazio­nale ad avan­zare la pre­tesa di «rivol­tare l’Europa come un cal­zino». Met­tia­moci poi la riva­lu­ta­zione pre­si­den­ziale del mili­ta­ri­smo e la scelta dei due marò trat­te­nuti in par­ti­bus infi­de­lium, come sim­bolo dell’orgoglio nazio­nale, per com­ple­tare un qua­dro dav­vero sinistro.

D’altro canto, i difen­sori dell’attuale archi­tet­tura comu­ni­ta­ria e delle sue regole com­pe­ti­tive, insi­stendo sull’intangibilità di poli­ti­che i cui effetti disa­strosi sono sotto gli occhi di tutti, non fanno che ali­men­tare que­ste pul­sioni. Lo spau­rac­chio che agi­tano per con­tra­starle (fuori dall’Europa o mutan­done inci­si­va­mente le regole si sta­rebbe ancora peg­gio di così) sbia­di­sce ogni giorno di più, a van­tag­gio delle sirene nazio­na­li­ste, che pos­sono avva­lersi di evi­denti dati di realtà.

Coe­ren­te­mente con una Unione rima­sta in larga misura ostag­gio degli stati-nazione, le ele­zioni per il par­la­mento di Stra­sburgo si gio­cano tutte sulla misu­ra­zione dei rap­porti di forze interni ai sin­goli paesi.



Come spesso accade, è ancora una volta Beppe Grillo a met­tere in chiaro senza troppi giri di parole l’assoluta irri­le­vanza della dimen­sione sovra­na­zio­nale: «Se vinco le euro­pee salgo al Qui­ri­nale e pre­tendo l’incarico». Il pugno vero, insomma, lo si batte sul tavolo di Gior­gio Napolitano
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