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Le barbarie di una nuova shoa

Le barbarie di una nuova shoa
Negli ultimi anni sono morti nel Mediterraneo almeno 15.000 migranti. E continuano a morire, anche se, allontanate le ONG, cade il silenzio su una strage continua, atroce, senza pietà neppure per i bambini. Il ministro della malavita però non si accontenta delle vite spezzate e del successo dei suoi slogan feroci. Vorrebbe di più. Per ogni vita strappata alla morte 5.000 euro di multa comminata ai salvatori. In un paese che alza muri, in città che si chiudono ai diversi, trattandoli come scarti dell’umanità, occorre ribellarsi prima che la barbarie di una nuova shoa diventi la specificità intollerabile di questi tempi feroci. (m.c.g)

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sabato 26 aprile 2014

La tenaglia di mercato e finanza

«La crea­zione della moneta “comune” senza un governo poli­tico euro­peo è stata una scelta deli­be­rata, quella di togliere agli Stati il potere di deci­sione nel campo della moneta e con­se­guen­te­mente della finanza». Il manifesto, 26 aprile 2014 (m.p.r.)


Non è ragio­ne­vole con­fon­dere lo stru­mento (la moneta “comune” euro­pea, l’euro) con le cause strut­turali del fal­li­mento delle poli­ti­che di “cre­scita”, di con­ver­genza eco­no­mica e d’integrazione poli­tica dell’Europa. Essendo un sim­bolo forte della Mala Europa, l’euro è diven­tato un ber­sa­glio troppo facile e imme­diato su cui sca­ri­care la giu­sta rab­bia dei cit­ta­dini euro­pei per una Unione euro­pea i cui gruppi domi­nanti hanno sba­gliato tutto. Ma ciò non è suf­fi­ciente per costruire un’Altra Europa: biso­gna andare al cuore dei pro­blemi ed attac­care il sistema edi­fi­cato ed impo­sto nel corso degli ultimi trent’anni, di cui l’euro è uno degli ingra­naggi più recenti.

Il punto cri­tico è distrug­gere la tena­glia mercato/finanza che ha stretto in una morsa mor­tale le società euro­pee sof­fo­cando lo Stato dei diritti e la giu­sti­zia sociale, deva­stando la ric­chezza col­let­tiva (i beni comuni), demo­lendo le già deboli forme di demo­cra­zia rap­pre­sen­ta­tiva e par­te­ci­pata. Distrug­gere la tena­glia signi­fica ridare ai cit­ta­dini euro­pei la capa­cità di costruire un futuro hic et nunc.

A par­tire dagli anni ’70, le classi diri­genti euro­pee si sono tro­vate ad affron­tare una serie di grossi pro­blemi: la crisi ambien­tale dello “svi­luppo”, il col­lasso del sistema finan­zia­rio mon­diale (1971–73), la fine del domi­nio dei paesi occi­den­tali sul prezzo del petro­lio (1973, 1978), l’emergenza dei paesi del “Terzo Mondo” e, soprat­tutto, la rivolta dei deten­tori di capi­tale con­tro la ridu­zione dei tassi di pro­fitto per il capi­tale pri­vato, inter­ve­nuta negli anni ’60 e ’70, con­se­guente al buon fun­zio­na­mento dello Stato del Wel­fare. Que­sto aveva con­sen­tito un rie­qui­li­brio nella redi­stri­bu­zione della ric­chezza pro­dotta a favore dei red­dito da lavoro e della ric­chezza col­let­tiva (beni e ser­vizi d’interesse gene­rale). A livello euro­peo si trat­tava di supe­rare l’impasse in cui i con­flitti d’interesse fra i gruppi domi­nanti “nazio­nali” ave­vano con­dotto l’integrazione eco­no­mica e poli­tica dell’Europa.

Acce­cati dai dogmi del capi­ta­li­smo mer­can­ti­li­sta e finan­zia­rio, dalla bra­mo­sia di arric­chi­mento e di potenza, i gruppi domi­nanti hanno cre­duto di risol­vere i pro­blemi dando il potere di rego­la­zione e di con­trollo (“le regole della casa”) al mer­cato ed alla finanza, i crea­tori di ric­chezza in un’economia capitalistica. In nome dei prin­cipi della libe­ra­liz­za­zione, della mer­ci­fi­ca­zione e della pri­va­tiz­za­zione dei beni e dei ser­vizi, hanno creato (nel 1992) il “mer­cato comune euro­peo” e favo­rito la crea­zione (nel 1994) dell’Omc (Orga­niz­za­zione Mon­diale del Com­mer­cio). L’importanza del potere attri­buito al mer­cato sta nel fatto che cosi facendo i gruppi domi­nanti hanno affi­dato il potere di rego­la­zione e di con­trollo del valore delle cose e di defi­nire le prio­rità ai mec­ca­ni­smi di scam­bio e al prin­ci­pio della mas­si­miz­za­zione delle uti­lità indi­vi­duali con­cor­renti, toglien­dolo alla col­let­ti­vità e alle auto­rità poli­ti­che sta­tuali. Tant’è che in pochi anni l’Unione euro­pea ha san­cito che ogni inter­vento dei poteri pub­blici nelle mate­rie sot­to­messe al mer­cato interno euro­peo era nocivo e quindi ille­gale per­ché fat­tore di distor­sione dei mec­ca­ni­smi rego­la­tori del mer­cato. Più mer­cato con Stato zero (ten­den­zial­mente), è stato il blocco di ferro su cui hanno for­giato la prima gana­scia della tenaglia .

E’ però dif­fi­cile far fun­zio­nare dei mer­cati inte­grati senza una moneta comune sulle cui basi svi­lup­pare le atti­vità finan­zia­rie ed orga­niz­zare i mer­cati finan­ziari. Da qui la for­ma­zione del secondo brac­cio di ferro della tena­glia: la crea­zione dell’euro, la moneta unica, senza però creare un potere poli­tico pub­blico euro­peo (1997/2000) respon­sa­bile della poli­tica mone­ta­ria e finanziaria. La poli­tica mone­ta­ria è stata affi­data ad una nuova isti­tu­zione, la Banca Cen­trale Euro­pea poli­ti­ca­mente indi­pen­dente dalle isti­tu­zioni dell’Unione. Nem­meno il Par­la­mento euro­peo, rap­pre­sen­tante eletto di 509 milioni di cit­ta­dini, può dire qual­cosa alla Bce. Que­sta è l’unica banca cen­trale al mondo inte­ra­mente sovrana sul piano poli­tico.

Altro che demo­cra­zia! La crea­zione della moneta “comune” senza un governo poli­tico euro­peo è stata una scelta deli­be­rata, quella di togliere agli Stati ed ancor più ad un even­tuale “governo fede­rale euro­peo demo­cra­ti­ca­mente legit­ti­mato” il potere di deci­sione nel campo della moneta e con­se­guen­te­mente della finanza. Cosi, la respon­sa­bi­lità della poli­tica finan­zia­ria è stata data agli ope­ra­tori finan­ziari, sem­pre più internazionali/globalizzati, attra­verso le misure prese a par­tire dagli anni ’80 quali:
- abban­dono dei con­trolli sui movi­menti inter­na­zio­nali dei capi­tali, dopo l’abbandono nel 1973 dei tassi di cam­bio fissi tra le monete e con­se­guente esplo­sione dei mer­cati delle divise, nido pro­li­fico degli speculatori.
- pri­va­tiz­za­zione di tutti gli ope­ra­tori finan­ziari e eli­mi­na­zione della distin­zione tra atti­vità assi­cu­ra­tive e ban­ca­rie, tra ban­che di depo­sito e di cre­dito, e tra i vari set­tori ban­cari (agri­colo, indu­striale, com­mer­ciale, arti­gia­nato, lavoro),
- lega­liz­za­zione degli hedge funds (fondi d’investimento) alta­mente spe­cu­la­tivi — fino a giun­gere recen­te­mente alle tran­sa­zioni finan­zia­rie “ad alta fre­quenza” cioè ai mil­le­simi di minuto — da cui sono nati i pro­dotti deri­vati che sono stati alle ori­gini delle gravi crisi finan­ziare del 2001 e del 2008 che hanno distrutto decine e decine di milioni di posti di lavoro.

Quest’insieme di misure ha dato vita ad un sistema finan­zia­rio detto “la banca totale”, iper-oligopolistico, con­tras­se­gnato dall’emergenza di enormi com­plessi finan­ziari pri­vati tanto potenti da diven­tare too big to fail pena il col­lasso glo­bale del sistema capi­ta­li­stico mon­diale. L’intera eco­no­mia è così scap­pata al con­trollo pub­blico, il potere poli­tico è stato pri­va­tiz­zato, la sovra­nità poli­tica degli stati nazio­nali è stata ridotta a pura for­ma­lità . Il Patto di bilan­cio 2012–14 (FiscalCom­pact) rap­pre­senta l’ultima mossa dello schiac­cia­mento della sovra­nità degli Stati dell’Ue. In que­ste con­di­zioni il pro­blema non è di uscire o restare nell’euro — né tan­to­meno di creare una moneta veneta o di aggiun­gere all’euro una nuova moneta ita­liana — ma di rom­pere la tena­glia e libe­rare le società euro­pee dalla morsa mercato/finanza cam­biando radi­cal­mente un intero sistema mone­ta­rio, finan­zia­rio, eco­no­mico, legi­sla­tivo e poli­tico sostan­zial­mente malefico.

Il Regno Unito non è mai entrato nell’euro e appa­ren­te­mente ha con­ser­vato la sovra­nità nazio­nale sulla sua moneta. Eppure, il Regno Unito è diven­tato una delle società più ine­guali, più ingiu­ste e meno demo­cra­ti­che dei paesi svi­lup­pati del mondo. Il popolo inglese non è affatto libero, è sot­to­messo alle deci­sioni dei poteri mon­diali finan­ziari della City. Inver­sa­mente, restare nell’euro come affer­mano Schultz, Bar­roso, Mer­kel, Hol­lande, Junc­ker e tan­tis­simi altri lea­ders poli­tici (quali Renzi) , signi­fica man­te­nere la Mala Europa, rin­for­zare le cause che con­du­cono alla cre­scita della disoc­cu­pa­zione ed ali­men­tare i fat­tori strut­tu­rali all’origine dei pro­cessi d’impoverimento in Europa (quasi 120 milioni d’impoveriti nel 2012 in seno all’Ue) e con­ser­vare un’Europa che con­ti­nua a con­si­de­rare clan­de­stini chi cerca di immi­grare in Europa e non pos­siede un diploma uni­ver­si­ta­rio elevato.

Occorre lavo­rare su solu­zioni strut­tu­rali pre­cise: azze­ra­mento del debito pub­blico deri­vato dalla crisi del sistema finan­zia­rio; eli­mi­na­zione dell’indipendenza poli­tica della Bce; rien­tro delle ban­che cen­trali sotto il con­trollo pub­blico; ripub­blic­ciz­za­zione delle casse di rispar­mio e delle ban­che coo­pe­ra­tive e delle prin­ci­pali ban­che d’interesse pub­blico gene­rale; uscita dei beni e dei ser­vizi comuni pub­blici (come l’acqua, la casa, la salute, le sementi, l’educazione) dalle logi­che mer­can­tili e divieto d’intervento in detti campi alle imprese quo­tate in borsa; poli­ti­che fiscali e di con­trollo della spe­cu­la­zione finan­zia­ria (para­disi fiscali, ren­dite, messa fuori legge dei pro­dotti deri­vati e degli hedge funds…), impulso alla rina­scita delle forme eco­no­mi­che coo­pe­ra­tive e mutua­li­sti­che a forte orien­tam­mento locale (nuovo svi­luppo dell’agricoltura bio­lo­gica e dell’agricoltura con­ta­dina…), mol­ti­pli­ca­zione delle “monete locali” (rivolte a libe­rare i rap­porti umani dalla mone­ta­riz­za­zione, del tutto diverse dalle fumose “micro­mo­nete” nazional-indipendenti).
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