responsive_m

23M 2019: una marcia rivoluzionaria

23M 2019: una marcia rivoluzionaria
Il 23 marzo 2019 anche eddyburg si unisce alle migliaia di persone che scenderanno in strada per le vie e le piazze di Roma in una grande Marcia per il clima, contro le grandi opere inutili e per una giustizia ambientale. Ancora una volta sono i movimenti, i comitati, gli abitanti a rivendicare le ragioni per una rivoluzione del sistema, del modello di sviluppo in assenza di una sintesi politica capace di cogliere la svolta radicale necessaria per coniugare la salute, il benessere sociale, la salvaguardia del nostro pianeta terra e delle specie che lo abitano e i diritti umani. (i.b)

INVERTIRE LA ROTTA

FARE SPAZIO ALLE ATTIVITA CULTURALI

VENEZIA

DAI MEDIA

venerdì 18 aprile 2014

La questione meridionale ora è diventata europea

«Paul Krugman ha parlato di «mezzogiornificazione» delle periferie continentali. Sarebbe utile ristudiare cosa è accaduto in Italia quando i governi incitavano a emigrare, esattamente come oggi nel sud Europa». Il manifesto, 18 aprile 2014 (m.p.r.)


In un mondo con un’economia sem­pre più glo­ba­liz­zata era del tutto ragio­ne­vole che gli stati euro­pei si pro­po­nes­sero l’unificazione dell’Europa. È con que­sta con­si­de­ra­zione che si è arri­vati all’euro e all’attuale unione incom­piuta: il Par­la­mento euro­peo (da eleg­gere il 25 mag­gio pros­simo) conta assai poco e manca ancora un governo dell’Unione euro­pea. In que­sto pro­cesso di uni­fi­ca­zione, i paesi eco­no­mi­ca­mente più deboli – Por­to­gallo, Ita­lia, Gre­cia e Spa­gna (chia­mati sprez­zan­te­mente Pigs) — si sen­tono disar­mati di fronte alle eco­no­mie più forti, soprat­tutto Ger­ma­nia e Fran­cia, la cui pro­du­zione di merci è deci­sa­mente più com­pe­ti­tiva, e ci sono pres­sioni per tor­nare alle monete nazio­nali. La situa­zione attuale di que­sti paesi è sotto i nostri occhi: disoc­cu­pa­zione, imprese che chiu­dono, emi­gra­zione. Feno­meni que­sti che aggra­vano ulte­rior­mente le attuali dif­fe­renze di pro­du­zione e com­pe­ti­ti­vità. Si aggiunga che, al posto di uno stato uni­ta­rio euro­peo che batta moneta e rea­lizzi una sua poli­tica eco­no­mica per fron­teg­giare tali dispa­rità, c’è la mal­fa­mata Troika (Fondo mone­ta­rio, Banca cen­trale euro­pea, Com­mis­sione euro­pea), cioè il governo delle banche.

Rispetto a que­sta uni­fi­ca­zione euro­pea, noi ita­liani abbiamo la dura e sto­rica espe­rienza della nostra uni­fi­ca­zione nazio­nale e dell’ormai famosa “que­stione meri­dio­nale”. Oggi siamo di fronte alla que­stione meri­dio­nale euro­pea e que­sto giu­di­zio non è solo mio ma, molto più auto­re­vol­mente, di Paul Krug­man, pre­mio Nobel per l’economia, che già nel 1991 ha messo in evi­denza la «mez­zo­gior­ni­fi­ca­zione» delle peri­fe­rie euro­pee, dimo­strando che con la moneta unica l’Europa sarebbe stata inve­stita da intensi pro­cessi di con­cen­tra­zione della pro­du­zione e dell’occupazione nei paesi eco­no­mi­ca­mente più forti, men­tre le aree peri­fe­ri­che del con­ti­nente euro­peo sareb­bero state col­pite da feno­meni di deser­ti­fi­ca­zione pro­dut­tiva e di migra­zione verso l’estero.

La nostra que­stione meri­dio­nale nell’attuale situa­zione va ristu­diata. Prima della nostra unità nazio­nale le regioni del sud, ben­ché non come la Lom­bar­dia, non sta­vano tanto male: ave­vano la loro moneta e si pro­teg­ge­vano con le dogane e altro. Vale ricor­dare che il Regno di Napoli aveva un suo splen­dore e che in Ita­lia la prima linea fer­ro­via­ria vide la luce in Cam­pa­nia, tra Napoli e Por­tici e che la città di Napoli aveva un pre­sti­gio inter­na­zio­nale. È con l’unità nazio­nale che le regioni del Sud vedono chiu­dere le indu­strie e ven­gono inve­stite dalla fuga nell’emigrazione nelle Ame­ri­che e nel nord Europa. Una fuga migra­to­ria – non va dimen­ti­cato — che si è ripe­tuta subito dopo la fine della seconda guerra mon­diale, prima che si pen­sasse a una pur mode­sta riforma agra­ria e alla Cassa del Mez­zo­giorno. «Impa­rate le lin­gue» con­si­glia­vano i mini­stri di allora quando si reca­vano nel sud, per inco­rag­giare i meri­dio­nali ad emi­grare, ad andare a far fun­zio­nare le indu­strie del nord Ita­lia, e del nord Europa. Ed è lo stesso feno­meno di oggi che coin­volge i cit­ta­dini dei Pigs. Per gli spa­gnoli e i por­to­ghesi le vie dell’emigrazione sono le ex colo­nie, l’Angola, il Mozam­bico, il Bra­sile e i paesi latino-americani (non hanno nem­meno biso­gno di impa­rare le lin­gue!). Per gli ita­liani e i greci resta il nord Europa, con il risul­tato che così si allarga il gap tra Mez­zo­giorno d’Europa e Nord.

Insomma l’unificazione euro­pea non è ancora com­piuta e già si è aperta una que­stione meri­dio­nale a livello con­ti­nen­tale e molto più grave e peri­co­losa di quella ita­liana. E non dimen­ti­chiamo che non solo in Ita­lia, ma anche in Spa­gna, Por­to­gallo e Gre­cia ci sono stati governi fascisti. In Ita­lia la que­stione meri­dio­nale si è aperta con uno stato uni­ta­rio, con eguali diritti e doveri per tutti i cit­ta­dini e anche per tutte le ban­che. Uno stato uni­ta­rio che pro­dusse anche la Cassa del Mez­zo­giorno. Pen­sate se in Ita­lia (come oggi in Europa) ci fosse stata solo l’unificazione mone­ta­ria: la lira valida in tutte le regioni, ma con l’autonomia legi­sla­tiva di cia­scuna regione. In que­sta ipo­tesi le regioni auto­nome del Mez­zo­giorno sareb­bero state ancora di più con­dan­nate alla mise­ria. L’unificazione è solo mone­ta­ria, e quindi disa­strosa, e al con­tra­rio di quel che ci inse­gna­vano a scuola, non è più il sovrano che batte moneta, ma ormai sovrana è la moneta.
Show Comments: OR