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Guido Viale
I pugni in tasca di Renzi e Grillo
29 Aprile 2014
Articoli del 2014
«Il Pd ha perso da tempo la strada per l'Europa. I 5 Stelle non ne hanno nessuna. La verità è che le elezioni europee sono una cosa seria e non un circo per misurare la propria (fasulla) forza muscolare. E che gli unici in Italia che si presentano con un programma di respiro europeo, per cambiare veramente le cose, sono i candidati della lista L’altra Europa con Tsipras».

Il manifesto, 29 aprile 2014
Il primo a par­larne – anzi a twit­tarlo – è stato Mat­teo Renzi: vado in Europa per bat­tere i pugni sul tavolo. Per­ché? Per­ché inverta rotta rispetto alle poli­ti­che di auste­rità. Bar­bara Spi­nelli gli aveva subito rispo­sto a nome della lista L’altra Europa con Tsi­pras: bat­tere i pugni sul tavolo non vuol dire niente; biso­gna avere un pro­getto chiaro su che Europa si vuole e il Pd non ce l’ha; per que­sto con­ti­nuerà a “navi­gare” a rimor­chio delle lar­ghe intese (Merkel-Schultz) tede­sche ed euro­pee. Infatti si è visto come li ha bat­tuti, Renzi, quei pugni: sup­pli­cando la Mer­kel di con­ce­der­gli uno 0,2 per cento in più nel rap­porto deficit/pil rispetto a quello che Bru­xel­les ha deciso.

Il che gli avrebbe forse per­messo di tro­vare una pic­cola coper­tura meno alea­to­ria per il suo bonus da 80 euro, ma non certo di cam­biare poli­tica eco­no­mica e meno che mai di togliere il cap­pio del debito dal collo del nostro paese. Tanto più che men­tre Renzi pie­tiva quello 0,2 per cento, la Mer­kel gli ingiun­geva di comin­ciare a pen­sare alla resti­tu­zione di 50 miliardi di debito all’anno, da aggiun­gere ai quasi 100 di inte­ressi che già paghiamo: lo impone il Fiscal Com­pact. Renzi ha fatto finta di non sen­tire e la Mer­kel, che conta sul suo appog­gio dopo le ele­zioni euro­pee, non ci è ritor­nata sopra.

Così tutto è tor­nato come prima e il governo, con il fido Padoan, ha con­ti­nuato ad arram­pi­carsi sugli spec­chi (del Qui­ri­nale) per “sal­vare” non il paese, ma gli 80 euro che devono far vin­cere le ele­zioni al Pd. Così quei pugni – anzi, per dirla in bolo­gnese, quelle pugnette — sono sci­vo­lati nel dimen­ti­ca­toio come tutto quanto Renzi ha detto e fatto nel corso degli ultimi anni; sosti­tuiti da nuove rocam­bo­le­sche promesse.

A risol­le­vare la ban­diera dei pugni – o delle pugnette – sul tavolo lasciata cadere da Renzi, ci ha pen­sato Beppe Grillo (anche in que­sto i due si asso­mi­gliano sem­pre più), imme­more degli avver­ti­menti ami­che­voli di Bar­bara Spi­nelli. Lo ha fatto con una can­zon­cina abba­stanza stu­pida e brutta, che diven­terà il refrain del movi­mento Cin­que stelle, accom­pa­gnata da una coreo­gra­fia di gente che batte i pugni sul tavolo. Gente arrab­biata, come tutti noi (tranne quelli che con la crisi ingrassano).

Ma dove por­tano tutti quei pugni, tutti quei tavoli e tutta quella rab­bia? A niente, come tutto quello che dice e fa il movi­mento Cin­que stelle. In par­ti­co­lare in que­ste ele­zioni europee.Un movi­mento, infatti, che in Europa non ha alleati né part­ner (sie­derà nel Par­la­mento da solo); non ha un can­di­dato alla Pre­si­denza della Com­mis­sione; non ha un pro­gramma per l’Europa (pensa solo a una sua affer­ma­zione nei con­fronti del Pd in Ita­lia); non ha coe­renza né coe­sione interna (cosa resa evi­dente dalla emor­ra­gia di par­la­men­tari che il movi­mento sta subendo o impo­nendo); non sa nem­meno se vuole restare in Europa (chie­dendo gli euro­bond e una Banca che sia pre­sta­tore di ultima istanza) o uscire dall’Euro (il che non gli resti­tui­rebbe certo un pre­sta­tore di ultima istanza: la Banca d’Italia non lo è più dagli anni ’80).

Ma si tratta di due alter­na­tive – posto che il ritorno alla lira abbia senso – che avreb­bero comun­que biso­gno di un intero baga­glio di misure col­la­te­rali, tali da con­fi­gu­rare due veri e pro­pri pro­grammi con­trap­po­sti: il ritorno alle sovra­nità nazio­nali e alle guerre com­mer­ciali da un lato; un vero governo fede­rale, demo­cra­ti­ca­mente eletto e fon­dato sulla soli­da­rietà e sulla pace, dall’altro. Ma su entrambi i ver­santi l’elaborazione pro­gram­ma­tica del movi­mento Cin­que Stelle è pari a zero.

La verità è che le ele­zioni euro­pee sono una cosa seria e non un circo per misu­rare la pro­pria (fasulla) forza musco­lare. E che gli unici in Ita­lia che si pre­sen­tano con un pro­gramma di respiro euro­peo, per cam­biare vera­mente le cose in Europa, insieme a tutti coloro (par­titi, gruppi par­la­men­tari o fra­zioni di essi, movi­menti di lotta e di cit­ta­di­nanza) che ne con­di­vi­dono o ne con­di­vi­de­ranno gli obiet­tivi di fondo, sono i can­di­dati, i soste­ni­tori e gli elet­tori della lista L’altra Europa con Tsipras.

Lo fanno con un pro­gramma messo a punto durante le varie fasi attra­ver­sate nel corso del cam­mino intra­preso, a par­tire dall’appello ini­ziale per con­ti­nuare con la sele­zione dei can­di­dati, la rac­colta delle firme e la cam­pa­gna elet­to­rale più povera della sto­ria (per­ché inte­ra­mente auto­fi­nan­ziata), ma la cui ela­bo­ra­zione pro­se­guirà anche dopo il 25 mag­gio, con il soste­gno che comi­tati, asso­cia­zioni, movi­menti, intel­let­tuali ed esperti che sosten­gono la lista con­ti­nue­ranno a for­nire ai nostri parlamentari.

Ma i tre prin­cipi con­te­nuti nella dichia­ra­zione pro­gram­ma­tica di Ale­xis Tsi­pras bastano a defi­nirne l’orientamento e l’ampiezza di quel programma:
(1) abo­li­zione di tutti i trat­tati e gli accordi che rego­lano le poli­ti­che di auste­rità, rine­go­zia­zione e dra­stica ridu­zione del debito pub­blico dei paesi sot­to­po­sti alle poli­ti­che «lacrime e san­gue» della Bce o della Troika;
(2) ricon­ver­sione in senso eco­lo­gico dell’apparato produttivo;
( 3) poli­ti­che di inclu­sione nei con­fronti dei migranti, delle mino­ranze, dei diversi, dei privi di red­dito e di diritti.

Per seguire una rotta come que­sta non basta pic­chiare i pugni su un tavolo; biso­gna mobi­li­tare la cit­ta­di­nanza, orga­niz­zata e non, di molti paesi, pro­muo­vere alleanze, per­se­guire frat­ture nel campo avver­sa­rio, voler nego­ziare e saper accet­tare, forse, anche qual­che compromesso.

Ma l’obiettivo è chiaro: ripren­dere la strada inter­rotta che era stata addi­tata settant’anni fa dal «Mani­fe­sto di Ven­to­tene» di Altiero Spi­nelli, strada che il Pd ha perso da ormai molti anni e che il movi­mento Cin­que Stelle non ha mai nem­meno preso in considerazione
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