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giovedì 3 aprile 2014

Firenze, pianificar twittando

Prosegue l'analisi del manifesto sulle città italiane. Dopo Milano (7 febbraio), Sassari(13 febbraio), Venezia (20 febbraio), Napoli (27 Febbraio),  Avellino (6 marzo), Bologna (13 marzo), Parma (20 marzo 2014) eccoci a Firenze, trent’anni dopo la telefonata di Occhetto che tentò di bloccare la speculazione contrattata sull’area Fiat-Fondiaria.  3 aprile 2014
Due avve­ni­menti segnano il capo e la coda di un quin­di­cen­nio di tran­quilla urba­ni­stica fio­ren­tina: la tele­fo­nata del segre­ta­rio di un Pci in fase di auto­de­mo­li­zione - Achille Occhetto - che bloc­cava la grande, tut­tora irri­solta, espan­sione occi­den­tale di Castello (1989); e il rece­pi­mento, negli anni 2000, del trac­ciato urbano dei 7 km sot­ter­ra­nei dell’alta velo­cità fer­ro­via­ria. Nella seconda giunta Dome­nici (2004–2009) la pia­ni­fi­ca­zione entra nella fase di risve­glio, per assu­mere poi spe­ci­fici con­no­tati, dal valore di prova in vitro per l’urbanistica penin­su­lare avvenire.

Ripor­tando in auge il vec­chio piano attua­tivo, Leo­nardo Dome­nici (Ds poi Pd), di con­certo con l’assessore Gianni Biagi, imba­sti­sce nel 2005 l’affaire Castello, patto tra gen­ti­luo­mini stretto e cele­brato con Sal­va­tore Ligre­sti. Un milione e 400mila metri cubi di cemento nella piana a nord-ovest della città, a ridosso dell’aeroporto, in ter­reni acqui­tri­nosi poco appe­ti­bili e per­ciò da desti­nare a ser­vizi pub­blici: oltre alla ciclo­pica caserma dei Cara­bi­nieri e alla sven­tata Cit­ta­della dello Sport (ora alla Mer­ca­fir), spicca nel pro­getto un polo didat­tico voluto dalla Pro­vin­cia, allora gover­nata da un pro­met­tente Mat­teo Renzi. Il sin­daco Dome­nici, lavo­rato ai fian­chi dalla lista di cit­ta­di­nanza per U­nal­tra­città e indi­cato presso il grande pub­blico da Repub­blica, in segno di pro­te­sta si inca­te­nerà sotto la sede romana dell’Espresso.

La caduta verso la gene­rale dere­go­la­zione acce­lera: in Regione Toscana l’urbanistica è nelle mani dell’assessore Ric­cardo Conti, pas­sato alla cro­naca (anche) per le cari­che con­tem­po­ra­nea­mente rive­stite di respon­sa­bile infra­strut­ture del Pd e di con­si­gliere di ammi­ni­stra­zione della F2I, il fondo spe­cia­liz­zato in inve­sti­menti in infra­strut­ture gui­dato da Vito Gam­be­rale. L’ordine degli archi­tetti si alli­nea: il pre­si­dente è a capo della pluri-indagata società Qua­dra Pro­getti, com­po­sta da archi­tetti e costrut­tori, con un con­si­gliere Pd in qua­lità di socio occulto, secondo l’accusa. Nel 2009, come ultimo atto con­si­liare viene ten­tata l’approvazione del Piano Strut­tu­rale (ovvero della parte stra­te­gica del Prg). Il piano Dome­nici non è un lavoro di qua­lità; la con­te­sta­zione cit­ta­dina ai piedi di Palazzo Vec­chio ne accom­pa­gna la déba­cle: man­cano i numeri della mag­gio­ranza e il Piano Strut­tu­rale è ritirato.

Tra 2009 e 2010 il governo del ter­ri­to­rio passa di mano. È eletto sin­daco Mat­teo Renzi (Mar­ghe­rita poi Pd); nomi­nata asses­sore regio­nale al ter­ri­to­rio Anna Mar­son, accolta con favore dai comi­tati; nel frat­tempo, a colpi di peti­zioni degli iscritti, l’ordine degli archi­tetti si rinnova.

Renzi, a dispetto dell’ammirazione pro­cla­mata urbi et orbi per La Pira (che, detto per inciso, aveva affi­dato la ste­sura del Prg a Edoardo Detti, urba­ni­sta di rico­no­sciute qua­lità), trat­tiene ad inte­rim l’assessorato all’urbanistica, e riparte da zero. Il nuovo Piano Strut­tu­rale, appro­vato nel 2011, allude ai temi disci­pli­nari che pun­tual­mente elude, e si pone in una dimen­sione extra­pia­ni­fi­ca­to­ria. Vediamo come.

L’abilità comu­ni­ca­tiva del primo cit­ta­dino adotta e con­so­lida tele­vi­si­va­mente lo slo­gan dei «volumi zero», smen­tito dai grandi volumi fatti par­tire in variante al Prg, non­ché dal milione e passa di metri cubi di Castello (ora pro­prietà Uni­pol) dati per già edi­fi­cati e non ricon­trat­tati. E dalla grande cemen­ti­fi­ca­zione che dà l’assalto al sot­to­suolo: sta­zione e tun­nel Tav, dieci par­cheggi inter­rati nelle piazze sto­ri­che, tram sot­ter­ra­neo sotto il cen­tro città, «pas­sante urbano» nelle col­line costi­tui­scono il ban­chetto per impren­di­tori pri­vati a cui di fatto viene deman­data la tra­sfor­ma­zione urbana.

 Il piano è ridu­ci­bile a un coa­cervo di slo­gan, privo di un’idea di città, povero di inda­gine cono­sci­tiva, cor­re­dato da eventi di pseudo-partecipazione; deli­neato nell’indifferenza di quanto si sta pre­di­spo­nendo in Regione, sia sul fronte del Parco della Piana e del Piano pae­sag­gi­stico, sia su quello nor­ma­tivo che vede la legge urba­ni­stica in piena, auspi­cata riforma. La pia­ni­fi­ca­zione fio­ren­tina pro­cede, così, in soli­ta­rio e per fram­menti, frutto di deci­sioni auto­cra­ti­che di forte riso­nanza media­tica a cui fanno seguito altre innu­me­re­voli affer­ma­zioni, con­tra­stanti e irrea­liz­za­bili, al di fuori di una pro­gram­ma­zione e di una con­di­vi­sione delle scelte. Esem­pio lumi­noso del «pia­ni­fi­car twit­tando» è la pedo­na­liz­za­zione di piazza Duomo, attuata d’autorità, senza dibat­tito in con­si­glio e senza un piano per il rias­setto del tra­sporto pub­blico arran­giato con logica di can­tiere che aumenta il disa­gio dei frui­tori, men­tre la piazza viene pri­va­tiz­zata dai «dehors» di bar e risto­ranti. In un cen­tro sto­rico esan­gue, deser­ti­fi­cato e mer­ci­fi­cato, ormai preda della spe­cu­la­zione turi­stica, l’affitto del Ponte Vec­chio alla Fer­rari passa per un atto di nor­male amministrazione.

Stante la rimar­che­vole sen­si­bi­lità del governo cit­ta­dino verso pro­prietà pri­vata, il Piano Strut­tu­rale rinun­cia alla tito­la­rità pub­blica del pro­getto sulla città chia­mando a rac­colta, con un bando di pub­blico avviso, i medio-grandi pro­prie­tari di aree in tra­sfor­ma­zione. I loro 217 pro­getti «pre­de­ter­mi­ne­ranno» il Rego­la­mento Urba­ni­stico zelan­te­mente redatto dall’ufficio tec­nico comu­nale in linea coi det­tami del prin­cipe ammic­canti alla stru­men­ta­zione finan­zia­ria (cre­diti edi­lizi in pri­mis) e adot­tato nei giorni scorsi.

In città per­si­ste tut­ta­via una tra­di­zione di labo­ra­tori cri­tici che dagli anni ‘90 vede attivo il LaPei (Labo­ra­to­rio di Pro­get­ta­zione eco­lo­gica degli inse­dia­menti) con il pro­getto par­te­ci­pato delle «4 pic­cole città sull’Arno» all’Isolotto e, ai tempi della Pan­tera, con l’ipotesi di «boni­fica ter­ri­to­riale» per l’area metro­po­li­tana impo­stata sul pro­getto eco­lo­gico social­mente pro­dotto di con­certo coi comi­tati locali. Nell’orbita del LaPei, è il recente pro­getto alter­na­tivo di sopra attra­ver­sa­mento Tav. La Comu­nità delle Piagge oppone resi­stenza in un quar­tiere povero di ser­vizi, affron­tando il dise­gno degli spazi pub­blici e il tema dell’autocostruzione per fini sociali. Rac­co­glie il testi­mone di que­ste espe­rienze il "Gruppo urba­ni­stica perU­nal­tra­città" che si ado­pera per una con­trof­fen­siva radi­cale fon­data sulla riap­pro­pria­zione degli stru­menti analitico-critici, sulle pra­ti­che urba­ni­sti­che con­di­vise e sulle rela­zioni sociali, costruita con incon­tri pub­blici, ela­bo­ra­zione di pro­getti e di testi spe­ci­fici. Il gruppo, che fa rete con le espres­sioni dell’autogestione, dell’autorecupero e della cit­ta­di­nanza attiva (San Salvi chi può, NoTun­nel­Tav, Oltrar­no­fu­turo etc.) e intesse rela­zioni con espe­rienze nazio­nali (ReTe dei comi­tati per la difesa del ter­ri­to­rio, GrIG, etc.), porta avanti una rifles­sione col­let­tiva sulla forma della città, sul destino dei con­te­ni­tori dismessi, sui luo­ghi della socia­lità, sul ridi­se­gno delle rela­zioni ecologiche.

Espe­rienze di con­di­vi­sione del sapere e di col­let­ti­viz­za­zione del pen­siero cri­tico, scuole disci­pli­nari e luo­ghi di spe­ri­men­ta­zione poli­tica con­vi­viali, liberi e liber­tari, que­sti labo­ra­tori arric­chi­scono il fronte di resi­stenza penin­su­lare a con­tra­sto di un’urbanistica distrut­tiva e neo­li­be­ri­sta che da Firenze viene dispie­gan­dosi nelle sue forme più «nuove».

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