responsive_m

Le barbarie di una nuova shoa

Le barbarie di una nuova shoa
Negli ultimi anni sono morti nel Mediterraneo almeno 15.000 migranti. E continuano a morire, anche se, allontanate le ONG, cade il silenzio su una strage continua, atroce, senza pietà neppure per i bambini. Il ministro della malavita però non si accontenta delle vite spezzate e del successo dei suoi slogan feroci. Vorrebbe di più. Per ogni vita strappata alla morte 5.000 euro di multa comminata ai salvatori. In un paese che alza muri, in città che si chiudono ai diversi, trattandoli come scarti dell’umanità, occorre ribellarsi prima che la barbarie di una nuova shoa diventi la specificità intollerabile di questi tempi feroci. (m.c.g)

INVERTIRE LA ROTTA

DAI MEDIA

VENEZIA

FARE SPAZIO ALLE ATTIVITA CULTURALI

mercoledì 9 aprile 2014

Effetti collaterali

Primi commenti su un documento che conferma ldeologia neoliberista dominante e fa temere ombre ancora più cupe sul nostro futuro. Il manifesto, 9 aprile 2014

Il governo Renzi odia la spesa pub­blica, ama lo stato minimo, il mer­cato, la fles­si­bi­lità e tutto l’armamentario della teo­ria eco­no­mica libe­ri­sta. Ogni misura o inter­vento passa dal taglio alla spesa pub­blica. Volete 80 euro al mese a par­tire da mag­gio, la famosa quat­tor­di­ce­sima? Allora taglio un valore cor­ri­spon­dente di ser­vizi pub­blici. La misura vale 6,6 mld di euro per il 2014, che a regime diven­tano di 32 mld di tagli. Quindi il governo pro­gramma un appro­fon­di­mento della spen­din review, cioè una ulte­riore stretta della spesa pub­blica. Tagli mirati e attenti ai biso­gni dei cit­ta­dini? La spesa sani­ta­ria si riduce? Gli inve­sti­menti dimi­nui­scono? I salari del pub­blico impiego non saranno ade­guati? Gli inca­pienti? Effetti col­la­te­rali. Aspet­tiamo con curio­sità il decreto del 18 aprile e que­sta volta Renzi non potrà elu­dere il tema come ha fatto durante la con­fe­renza stampa.

Nei pros­simi giorni valu­te­remo meglio il Def (docu­mento eco­no­mico e finan­zia­ria), ma il sospetto è quello di un taglio aggiun­tivo di spesa rispetto a quelli già programmati. Se i cal­coli sono cor­retti, i tagli potreb­bero rag­giun­gere i 42 mld di euro. Sotto trac­cia c’è il fiscal com­pact e la ridu­zione di un ven­te­simo del debito pub­blico ecce­dente il 60% del rap­porto debito/Pil. La recente cre­scita del debito è una­tan­tum, legata al paga­mento dei debiti pre­gressi e al con­tri­buto ita­liano al fondo salva stati europeo.
Se il Pil cre­scesse del 2% risol­viamo il pro­blema (Padoan). Pec­cato che la cre­scita, per il 2014, sarà dello 0,8%. L’effetto macroe­co­no­mico delle misure, su cui il governo sta ancora ragio­nando come ha comu­ni­cato il pre­si­dente del Con­si­glio, è di qual­che deci­male, e non potrebbe essere diver­sa­mente. Se con­so­li­diamo l’avanzo pri­ma­rio, cioè una ridu­zione secca della domanda effet­tiva, la spesa pub­blica, una ridu­zione della domanda di ser­vizi pub­blici e di lavoro equi­va­lente, signi­fica ridurre la domanda aggre­gata di non meno di 40–50 mld di euro.

Il defi­cit è coe­rente con il pro­gramma di rien­tro deli­neato dal governo Letta. Per il 2014 il defi­cit sarà del 2,6% e del 2% nel 2015. Nel 2016 sarà rag­giunto il pareg­gio di bilan­cio strut­tu­rale, come impo­sto dall’infelice modi­fica della costi­tu­zione fatta dal Governo Monti. Nel frat­tempo cre­sce la disoc­cu­pa­zione. Ci vuole tempo per vedere gli effetti delle misure del job act. Imma­gino di quanto possa cre­scere il lavoro a tempo deter­mi­nato. La cre­scita è stata del 164%, la più alta a livello euro­peo. In tutta one­stà non vedo molti altri spazi di crescita.


Un appunto. Non c’è trac­cia di poli­tica indu­striale. Il primo job act almeno faceva finta di trat­tarla. Ma la realtà ha supe­rato di molto la fantasia
Show Comments: OR