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23M 2019: una marcia rivoluzionaria

23M 2019: una marcia rivoluzionaria
Il 23 marzo 2019 anche eddyburg si unisce alle migliaia di persone che scenderanno in strada per le vie e le piazze di Roma in una grande Marcia per il clima, contro le grandi opere inutili e per una giustizia ambientale. Ancora una volta sono i movimenti, i comitati, gli abitanti a rivendicare le ragioni per una rivoluzione del sistema, del modello di sviluppo in assenza di una sintesi politica capace di cogliere la svolta radicale necessaria per coniugare la salute, il benessere sociale, la salvaguardia del nostro pianeta terra e delle specie che lo abitano e i diritti umani. (i.b)

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VENEZIA

DAI MEDIA

lunedì 21 aprile 2014

Rendere ogni luogo uguale a ogni altro: così qualcuno diventa più ricco

«È difficile occuparsi di Beni culturali in un governo presieduto da Matteo Renzi: un po’ come fare il responsabile ambiente in un cementificio». Così, all'insegna del rinnovamento, riprendono la loro foga distruttiva le peggiori tendenze d'un passato che sembrava sulla via del tramonto. Articoli di Davide Vecchi e Tomaso Montanari. Il Fatto Quotidiano, 20 aprile 2014


Privatizzare che ossessione
La sindrome Sharm el Sheik per il paesaggio
di Tomaso Montanari


 Nel sud c’è da fare un unico grande Sharm el Sheik, dove ci va tutto il mondo in vacanza”: parola di Oscar Farinetti. Ecco risolta – dopo tanto inutile pensare di generazioni di professoroni – la questione meridionale. E il ministro Dario Franceschini: “In Italia c’è un gran bisogno di campi da golf, e ci sono regioni, in particolare del Mezzogiorno che, ampliando l’offerta di campi da golf, potrebbero riuscire ad attrarre il turismo straniero. Penso a un turismo statunitense di un certo livello che verrebbe volentieri in Sicilia, ma non lo fa, perché non trova una rete di campi da golf”. Che poi è esattamente il motivo per cui la Repubblica tutela il paesaggio: per farci campi da golf per americani ricchi. Così come è evidente che in un paese in cui il divario tra ricchi e poveri aumenta ogni giorno, favorire l’industria del lusso è proprio il dovere di un ministro che ha giurato sulla Costituzione (quella roba dove un certo articolo 3 dice che la Repubblica dovrebbe rimuovere gli ostacoli all’uguaglianza, non favorirli come una priorità).

A ogni uscita pubblica il ministro Franceschini parla della necessità di aprire il patrimonio ai privati. Qualche giorno fa ha detto che bisogna smettere di farne una questione ideologica. Bene, lasciamo perdere per un momento i principi fondamentali. Facciamone una questione pragmatica: in Italia le privatizzazioni non sono mai state all’insegna di una limpida concorrenza tra progetti imprenditoriali alternativi, ma piuttosto all’insegna delle più oscure connessioni tra politica e impresa. L’unica vera privatizzazione è stata quella dell’interesse pubblico, tradito in favore di quello dei soliti noti.

È difficile occuparsi di Beni culturali in un governo presieduto da Matteo Renzi: un po’ come fare il responsabile ambiente in un cementificio. Ma Dario Franceschini è uno dei pochi ministri che potrebbero avere la forza politica di non piegarsi alle parole d’ordine del liberismo alla ribollita del premierino e di guardare fuori dai ristretti cerchi concentrici del potere e degli affari. E fuori, in cima alle urgenze del Paese, non c’è il golf


Franceschini, i campi da golf e gli interessi che vanno in buca 
di Davide Vecchi 

All’Enit arriva Stefano Armando Ceci, su indicazione del ministro Dario Franceschini. La sua nomina rientra nel dl spending review varato dal Consiglio dei Ministri tra le “disposizioni per il risparmio della spesa nel settore turistico e la trasformazione di Enit in ente pubblico economico”. Il carrozzone italiano del turismo sarà sostanzialmente commissariato, per volere del Governo di Matteo Renzi che agli sprechi di Stato ha promesso battaglia. Ceci è un “tecnico” già consulente del ministero del Turismo negli anni in cui era guidato da Michela Vittoria Brambilla.

Ma soprattutto sembra essere l’uomo ideale per sviluppare il progetto annunciato da Franceschini, ancora rubricato nel capitolo annunci: implementare la rete di campi da golf, in particolare al Sud, partendo dalla Sicilia, “magari vicino alla valle dei templi” così da “attirare gli stranieri”. Parole sue: “Penso che in Italia ci sia un gran bisogno di campi da golf e che ci sono alcune regioni, in particolare del Mezzogiorno, che ampliando l’offerta di campi da golf riusciranno ad attrarre il turismo straniero, che oggi non si riesce ad attirare”. Ancora: “Penso per esempio a un turismo statunitense di un certo livello che verrebbe volentieri in Sicilia ma non lo fa perché non trova una rete di grandi alberghi né campi da golf”. Il già consulente Ceci non ha fatto in tempo a informare il titolare dei beni culturali e turismo che in realtà in Sicilia c’è già una struttura “di un certo livello”: il Picciolo, un 18 buche con resort esclusivo in provincia di Catania. Club-house, bar, ristorante, foresteria con 17 camere. Una struttura di proprietà del gruppo Js hotel spa che gestisce anche il circolo Ayala golf e country vicino Lecce e altre strutture di prestigio ovunque nel Mezzogiorno. E proprio con il Jsh ha un contratto la società Gh di cui Ceci è proprietario nonché presidente del consiglio di amministrazione. Una società con sede a Novellara, in provincia di Reggio Emilia, che ha 119 mila euro di capitale sociale versato e appena un dipendente, impegnata come “tour operator e agenzia di viaggi (…) consulenza e marketing turistico e territoriale” nonché la “progettazione, sviluppo e realizzazione di tecnologie funzionali alla promozione turistica”. Più varie altre attività. Con il Picciolo Golf Club di Catania, in particolare, la società di Ceci ha un contratto di gestione in esclusiva per alcuni specifici servizi legati ai dati della privacy, alle prenotazioni e alla gestione della struttura attraverso il sito internet ilpicciologolf.com  . Il portale è “ospitato su server sotto la supervisione di Gh che opera come fornitore di servizi del gestore”, si legge tra l’altro sulla home page del club siciliano alla voce privacy.

Ceci, va detto, è un esperto del turismo. Ha 44 anni ma un curriculum lungo tre pagine, con esperienze sempre a cavallo tra privato (le sue società) e pubblico.«Consigliere esperto in materia turistica dei Governi Prodi e Berlusconi – si legge - concorrendo alla stesura delle norme a favore del turismo inserite nella legge finanziaria 2008, ai lavori per la definizione delle linee guida del piano 2007/2013, “alla redazione del testo di riforma della classificazione alberghiera». Ceci ha coordinato il tavolo Stato-Regioni per la riforma del demanio marittimo. Ha progettato e avviato l’Osservatorio Nazionale del Turismo. Fra il 2004 e il 2011 ha svolto attività di consulenza per le regioni Emilia Romagna, Puglia, Sardegna e per la Provincia Autonoma di Trento.

Inoltre è stato Direttore Generale dell’Apt della Regione Emilia-Romagna dal 1998 al 2002 e, come detto, consulente del ministero del turismo guidato da Brambilla. Insomma è un giovane ed esperto del ramo che potrà senz’altro aiutare Renzi ad azzerare gli sprechi nell’Enit e Franceschini a sviluppareuna rete di golf club nel Mezzogiorno. Le società da usare, volendo, già ci sono.
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