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Le barbarie di una nuova shoa

Le barbarie di una nuova shoa
Negli ultimi anni sono morti nel Mediterraneo almeno 15.000 migranti. E continuano a morire, anche se, allontanate le ONG, cade il silenzio su una strage continua, atroce, senza pietà neppure per i bambini. Il ministro della malavita però non si accontenta delle vite spezzate e del successo dei suoi slogan feroci. Vorrebbe di più. Per ogni vita strappata alla morte 5.000 euro di multa comminata ai salvatori. In un paese che alza muri, in città che si chiudono ai diversi, trattandoli come scarti dell’umanità, occorre ribellarsi prima che la barbarie di una nuova shoa diventi la specificità intollerabile di questi tempi feroci. (m.c.g)

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sabato 19 aprile 2014

«C’è bisogno di un’altra visione politica e culturale»

«La nostra gene­ra­zione, la mia, è cre­sciuta lot­tando per tutto quello che poteva otte­nere, quindi i gio­vani hanno biso­gno di tempo per capire che devono lot­tare e ci sono tre con­di­zioni basi­lari per que­sto: leg­gere, pen­sare e discu­tere la realtà. Que­sto è l’unico modo per affron­tare la realtà». Il manifesto, 18 aprile 2014 (m.p.r)

Grecia. Lo scrittore greco Petros Markaris: «Piangere sulla ricchezza passata è inutile, bisogna riabituarsi a lottare». «A pen­sarci bene, quello che ci ha rovi­nati è un ascen­sore troppo rapido». È così che la tra­iet­to­ria sociale della Gre­cia è rias­sunta dal pro­ta­go­ni­sta della for­tu­nata serie noir di Petros Mar­ka­ris, in Resa dei conti. La nuova inda­gine del com­mis­sa­rio Cha­ri­tos (Bom­piani, 2012), l’ultimo libro uscito in Ita­lia. Le vite segnate dalla crisi e le pic­cole stra­te­gie di resi­stenza sono molto più che lo sfondo per il mistero del delitto rac­con­tato da Mar­ka­ris. Sono al cen­tro di una nar­ra­zione corale che risco­pre legami fami­liari e soli­da­rietà sociali, fa i conti con l’etica e con gli effetti del suo smar­ri­mento da parte della poli­tica. Un’intervista tele­fo­nica con lo scrit­tore greco ha aperto il corso “Nar­ra­tori d’Europa: volti e luo­ghi dalla crisi”, orga­niz­zato dall’Istituto regio­nale studi euro­pei (Irse) del Friuli Vene­zia Giu­lia. Ne ripren­diamo qual­che estratto.

Kate­rina e Adriana, le pro­ta­go­ni­ste fem­mi­nili del suo ultimo romanzo, sono sim­boli della rela­zione com­plessa tra gio­vani e adulti e dei loro dif­fe­renti modi di agire. In que­sto par­ti­co­lare momento della nostra vita, come si strut­tura que­sta rela­zione complessa?

Comin­ciamo a par­lare del pas­sato. Uno dei pro­blemi che abbiamo dovuto affron­tare con la crisi è quello di come abbiamo cre­sciuto i nostri figli, i gio­vani. Uno dei modi in cui lo abbiamo fatto è stato quello di lasciar­gli cre­dere che la madre Europa avrebbe gua­rito tutto, e ora che ci ren­diamo conto che non è così i gio­vani si sen­tono per­duti. Oggi i gio­vani non sono pre­pa­rati ad affron­tare i tempi duri, e il pro­blema è simile in Spa­gna, Gre­cia, Ita­lia. La nostra gene­ra­zione, la mia, è cre­sciuta lot­tando per tutto quello che poteva otte­nere, quindi i gio­vani hanno biso­gno di tempo per capire che devono lot­tare e ci sono tre con­di­zioni basi­lari per que­sto: leg­gere, pen­sare e discu­tere la realtà. Que­sto è l’unico modo per affron­tare la realtà.

È pos­si­bile tra­sfor­mare la crisi in oppor­tu­nità di cambiamento?

Penso di sì. È quello che è suc­cesso ai due pro­ta­go­ni­sti del mio libro, Zisis e Cha­ri­tos, due per­sone pro­ve­nienti da mondi molto distanti ma che tro­vano il modo di con­net­tere le loro dif­fe­renti per­so­na­lità. Anche io sono cre­sciuto in una fami­glia con dif­fi­coltà eco­no­mi­che, io stesso ne ho avute molte. Mia madre era una casa­linga, è stata lei a tenere la fami­glia unita, ha sem­pre tro­vato una solu­zione, un po’ come, nel libro, la figura di Adriana. Tutte que­ste per­sone tro­vano alla fine il modo per soprav­vi­vere, ma tro­vare il modo di soprav­vi­vere più che una que­stione eco­no­mica è un fatto soprat­tutto cul­tu­rale, di valori. Pian­gere sulla pas­sata ric­chezza, che per la Gre­cia è stata più che altro vir­tuale, non è una solu­zione. La solu­zione pos­si­bile è tro­vare una ride­fi­ni­zione del nostro punto di vista sulla vita. Solo in que­sto modo potremo uscire dalla crisi più forti.

Siamo alla vigi­lia delle ele­zioni euro­pee e nes­suno in Ita­lia ne parla seria­mente. Noi pen­siamo che pos­sano essere un’opportunità per chie­dere a noi stessi quale Europa vogliamo, quale vita, quale wel­fare. Lei cosa ne pensa?

Que­sta è una domanda che mi rende molto tri­ste e le spiego il per­ché. Credo che le pros­sime elezioni euro­pee saranno un espe­rienza molto nega­tiva per gli euro­pei. Siamo con­vinti che il Sud Europa sia la parte che ha pro­blemi ma se osser­viamo bene vediamo che i pro­blemi riguar­dano gli estremi, l’estrema destra in par­ti­co­lare. È que­sto il prezzo che stiamo pagando per avere ridotto l’Europa a eco­no­mia. Voi avete citato Spi­nelli e Dah­ren­dorf, io voglio citare Jean Mon­net che prima di morire disse: «Ho fatto un errore, se dovessi rifare l’Europa dall’inizio pun­te­rei su poli­tica e cul­tura». È vero, ma pur­troppo è arri­vato tardi. L’Europa ha biso­gno di un’altra visione, noi ne abbiamo biso­gno, non pos­siamo sem­pre dire sarà peg­gio. Abbiamo biso­gno di una visione poli­tica e cul­tu­rale diversa altri­menti diven­te­remo dei mostri.

(http://​www​.cen​tro​cul​tu​ra​por​de​none​.it/​i​r​s​e​/​l​i​n​g​u​a​-​e​-​c​u​l​t​u​r​a​/​l​e​t​t​e​r​a​t​u​r​a​-​i​n​t​e​r​c​u​l​t​u​r​a​-​c​i​t​t​a​d​i​n​a​nza)
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