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Le barbarie di una nuova shoa

Le barbarie di una nuova shoa
Negli ultimi anni sono morti nel Mediterraneo almeno 15.000 migranti. E continuano a morire, anche se, allontanate le ONG, cade il silenzio su una strage continua, atroce, senza pietà neppure per i bambini. Il ministro della malavita però non si accontenta delle vite spezzate e del successo dei suoi slogan feroci. Vorrebbe di più. Per ogni vita strappata alla morte 5.000 euro di multa comminata ai salvatori. In un paese che alza muri, in città che si chiudono ai diversi, trattandoli come scarti dell’umanità, occorre ribellarsi prima che la barbarie di una nuova shoa diventi la specificità intollerabile di questi tempi feroci. (m.c.g)

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domenica 16 marzo 2014

Tsipras e il vuoto di rappresentanza

I partiti e i populismi si dividono tra quanti non vogliono l'Europa e quantiu predicano l'austerity o l'hanno praticata. Gli italiani vogliono invece una Europa diversa. Solo la lista con Tsipras sembra esprimerli. Il manifesto, 16 marzo 2014
L’entusiasmo per l’Unione euro­pea è com­pren­si­bil­mente in calo per il modo ini­quo e con­tro­pro­du­cente in cui la si sta costruendo. Tut­ta­via, l’europeismo e la con­sa­pe­vo­lezza dei van­taggi dell’unificazione man­ten­gono radici più dif­fuse nei cit­ta­dini di quanto i poli­tici per­ce­pi­scono. Si è creato un ulte­riore carenza di rap­pre­sen­tanza demo­cra­tica che la lista L’altra Europa con Tsi­pras potrebbe riempire.

Un recente son­dag­gio rea­liz­zato per la Com­mis­sione euro­pea (Euro­ba­ro­me­tro stan­dard 80) rivela che per il 74% degli ita­liani, i 28 stati dell’Unione dovreb­bero coo­pe­rare di più per risol­vere i pro­blemi che l’affliggono; il 65% ritiene che l’Italia non possa affron­tare da sola le sfide della glo­ba­liz­za­zione; il 53% è favo­re­vole all’Unione eco­no­mica e mone­ta­ria e il 50% crede che per il nostro paese non ci sia un futuro migliore fuori dall’Ue (con­tro il 30% che lo ritiene possibile).

Tut­ta­via una quota cre­scente di ita­liani, pas­sata dal 46% al 55%, pensa che l’Ue non stia andando nella giu­sta dire­zione ed è pes­si­mi­sta sul suo futuro; in par­ti­co­lare, essi riten­gono che la disoc­cu­pa­zione sia il prin­ci­pale pro­blema e (il 64%) che l’Ue, fau­trice delle poli­ti­che di rigore, non stia creando i pre­sup­po­sti per ridurla. In defi­ni­tiva, la mag­gio­ranza degli ita­liani è molto pre­oc­cu­pata per le poli­ti­che comu­ni­ta­rie e i loro effetti nega­tivi; tut­ta­via, riba­di­sce la sua con­vin­zione di fondo euro­pei­sta, la con­ve­nienza del nostro paese a pun­tare sull’Ue e la neces­sità di acce­le­rane la costru­zione, ma cam­biando il modo di realizzarla. 

La que­stione su cui riflet­tere è che que­ste valu­ta­zioni lar­ga­mente dif­fuse tra gli ita­liani tro­vano una scar­sis­sima rap­pre­sen­tanza nelle forze poli­ti­che pre­senti nel nostro Par­la­mento.
Come è noto, Forza Ita­lia – che esprime circa il 25% dell’elettorato - ha posi­zioni tra­di­zio­nal­mente euro­scet­ti­che e il governo Ber­lu­sconi, non solo ha con­di­viso le poli­ti­che di rigore della Com­mis­sione euro­pea (che a parole cri­tica), ma è andato oltre, inse­rendo nella Costi­tu­zione il vin­colo del bilan­cio pub­blico in pareg­gio.

Nel Par­tito Demo­cra­tico — quasi il 30% degli elet­tori — le posi­zioni euro­pei­ste sono gene­ra­liz­zate, ma pur con inte­res­santi ecce­zioni pre­vale l’adesione con­for­mi­stica alla visione rigo­ri­sta comu­ni­ta­ria che giu­sta­mente pre­oc­cupa la mag­gio­ranza degli ita­liani. D’altra parte, le deci­sioni iper­rea­li­ste dei governi Ber­lu­sconi e Monti sono pas­sate in Par­la­mento con i voti deter­mi­nanti del Pd.

Grillo – le cui posi­zioni fanno testo per il Movi­mento 5 Stelle, che esprime il 20–25% dell’elettorato — vuole non solo uscire dall’Euro e dall’Ue, ma anche rom­pere l’unità d’Italia. I pic­coli par­titi di destra e di cen­tro — che arri­vano a circa il 15% — o sono con­trari all’Unione euro­pea (come Lega e Fra­telli d’Italia) o con­di­vi­dono le poli­ti­che di rigore (come Ncd e Udc).

E’ in que­sto qua­dro con­trad­dit­to­rio tra le posi­zioni dei cit­ta­dini e quelle delle forze poli­ti­che che stiamo andando alle ele­zioni euro­pee; è in esso che s’inserisce la nuova lista L’altra Europa con Tsi­pras. Essa si è costi­tuita per soste­nere nel Par­la­mento euro­peo un pro­gramma che rigetta la con­tro­pro­du­cente logica eco­no­mica del rigore; vuole cam­biare i trat­tati intrisi della logica che ha por­tato alla crisi e ne impe­di­sce la solu­zione; intende rilan­ciare la cre­scita e l’occupazione su basi social­mente ed eco­lo­gi­ca­mente accet­ta­bili; chiede per l’Ue isti­tu­zioni (anche eco­no­mi­che) demo­cra­ti­ca­mente rap­pre­sen­ta­tive, in grado d’interagire più effi­ca­ce­mente con i mer­cati e con­tra­starne le spe­cu­la­zioni che arric­chi­scono pochis­sime per­sone a danno dello svi­luppo com­ples­sivo.

La distanza tra le posi­zioni mag­gio­ri­ta­rie tra gli ita­liani (gli euro­pei) sull’Unione euro­pea e quelle euro­scet­ti­che o euro­con­for­mi­ste che pre­val­gono tra le forze poli­ti­che allarga il vuoto di rap­pre­sen­tanza democratica.  L’altra Europa con Tsi­pras - che nasce rifiu­tando non la poli­tica, ma il suo distacco dalla società cau­sato da molti suoi «pro­fes­sio­ni­sti» - se non rica­drà in quelle pato­lo­gie, in nuove forme di auto­re­fe­ren­zia­lità, nella ripro­po­si­zione di logi­che mino­ri­ta­rie e per­so­na­li­smi, potrà col­mare quel vuoto.
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