responsive_m

Le barbarie di una nuova shoa

Le barbarie di una nuova shoa
Negli ultimi anni sono morti nel Mediterraneo almeno 15.000 migranti. E continuano a morire, anche se, allontanate le ONG, cade il silenzio su una strage continua, atroce, senza pietà neppure per i bambini. Il ministro della malavita però non si accontenta delle vite spezzate e del successo dei suoi slogan feroci. Vorrebbe di più. Per ogni vita strappata alla morte 5.000 euro di multa comminata ai salvatori. In un paese che alza muri, in città che si chiudono ai diversi, trattandoli come scarti dell’umanità, occorre ribellarsi prima che la barbarie di una nuova shoa diventi la specificità intollerabile di questi tempi feroci. (m.c.g)

INVERTIRE LA ROTTA

DAI MEDIA

VENEZIA

FARE SPAZIO ALLE ATTIVITA CULTURALI

sabato 29 marzo 2014

Scuola, il modello è tedesco

 Si chiarisce giorno dopo giorno l'ideologia del branco renzusconiano. Vogliono formare pezzi della macchina del capitalismo, non donne e uomini capaci di pensare, criticare, cambiare, crescere e contribuire a migliorare il mondo. Il manifesto,  28 marzo 2014

Il modello per la scuola scelto dal mini­stro dell’Istruzione Ste­fa­nia Gian­nini è quello tede­sco. Que­sto signi­fica pri­vi­le­giare l’istruzione tec­nica, por­tare gli stu­denti a fare tiro­cini o stage in azienda sin dal quarto anno di scuola come già pre­vi­sto, usando magari le norme sui con­tratti a ter­mine del Jobs Act che can­cel­lano l’acausalità dei con­tratti e dere­go­la­men­tano l’apprendistato. Per que­sto, il Miur aumen­terà gli isti­tuti tec­nici supe­riori. Ai 63 attuali se ne aggiun­ge­ranno altri dedi­cati al turi­smo e ai beni cul­tu­rali con classi in cui si par­lerà solo in inglese o francese.

Secondo i dati di Alma­Di­ploma, il 37,2% dei diplo­mati tec­nici del 2012 lavo­rava già ad un anno dal titolo, men­tre il tasso di disoc­cu­pa­zione è il più alto tra i diplo­mati: il 34%. L’insistenza su que­sto indi­rizzo di studi si spiega nella cor­nice più gene­rale della pro­fes­sio­na­liz­za­zione dell’istruzione, un modello inse­guito anche dai pre­de­ces­sori di Gian­nini: Gel­mini, Pro­fumo e Car­rozza. I dati non sem­brano con­fer­mare que­sto orien­ta­mento nelle poli­ti­che dell’istruzione, come del resto in quelle del lavoro: secondo il bilan­cio delle iscri­zioni alle scuole supe­riori per l’anno 2014–2015 gli stu­denti che scel­gono i tec­nici sono il 30,8%, prima viene il liceo scien­ti­fico con 121.686 richie­ste, poi l’alberghiero con 48.867. Gli iscritti ai licei sono sem­pre i più nume­rosi di tutti: il 50,1%. Fino a quando durerà il governo Renzi, il Miur andrà in contro-tendenza impor­tando un modello che, come ha più volte denun­ciato il con­sor­zio inte­ru­ni­ver­si­ta­rio Alma­lau­rea, mette impro­pria­mente in com­pe­ti­zione la for­ma­zione tec­nica sul lavoro della conoscenza.

Espo­nendo alcune delle linee pro­gram­ma­ti­che sulla scuola in com­mis­sione Istru­zione al Senato, il mini­stro dell’Istruzione Ste­fa­nia Gian­nini ha annun­ciato ieri di rinun­ciare a «fir­mare un’altra riforma dell’istruzione»: «Resi­sterò alla ten­ta­zione di un’ipertrofia nor­ma­tiva». Era ine­vi­ta­bile, con­si­de­rato che sono ancora in corso di attua­zione i decreti della riforma Gel­mini del 2008. Nel man­te­ni­mento di unosta­tus quo che ha depresso e con­fuso l’intero mondo dell’istruzione, il mini­stro intende pro­ce­dere con la pro­gram­ma­zione delle risorse scarse esi­stenti e la sem­pli­fi­ca­zione nor­ma­tiva. A par­tire da un testo unico in mate­ria di nor­ma­tiva scolastica.

Un’altra linea fon­dante del suo dica­stero sarà la bat­ta­glia per il merito e con­tro le retri­bu­zioni degli inse­gnanti basati sugli scatti di anzia­nità. Que­sta bat­ta­glia por­terà ad uno scon­tro fron­tale con i sin­da­cati. Il con­tratto di lavoro nel set­tore è bloc­cato dal 2009. La Corte dei conti ha cal­co­lato i danni del blocco: è costato 3.348 euro in meno per i docenti, 6.380 ai diri­genti sco­la­stici, 2.416 al per­so­nale Ata. Soldi che non ver­ranno mai resti­tuiti. Gian­nini ha men­zio­nato l’esigenza di sbloc­care la con­trat­ta­zione, intro­du­cendo però la pre­mia­lità attra­verso valu­ta­zione e meri­to­cra­zia. In attesa che qual­cosa si sbloc­chi, gli orga­nici docenti restano fermi al 2011, anno in cui si è chiuso il piano trien­nale di tagli oltre 81 mila posti, men­tre gli alunni sono aumen­tati di 87 mila, creando l’emergenza delle «classi pol­laio». Con­tro que­sta situa­zione, la Flc-Cgil ha annun­ciato mobilitazioni.

Si vuole inol­tre com­ple­tare l’anagrafe dell’edilizia sco­la­stica, un pro­cesso ini­ziato nel 1996 e mai con­cluso. Senza que­sto stru­mento sarà infatti dif­fi­cile spen­dere i 3,7 miliardi di euro pro­messi da Renzi. Gian­nini ha riba­dito l’esigenza di rifi­nan­ziare l’istruzione tagliata di 9,5 miliardi di euro dai tagli lineari di Tre­monti e Gel­mini (8,4 alla scuola, 1,1 a uni­ver­sità e ricerca). Su que­sto si gio­cherà una par­tita impor­tante nel governo. Scelta Civica intende strap­pare un fondo e sostiene di volere andare fino in fondo. Per il momento, il mini­stro pro­verà a rifi­nan­ziare il fondo per il miglio­ra­mento dell’offerta for­ma­tiva (Mof) ai livelli del 2011 (1,5 miliardi).

Dichia­ra­zioni di rito sulla neces­sità di «rias­sor­bire» 178 mila sup­plenti pre­cari «in un’ottica di lungo periodo». Non sono state fatte pre­vi­sioni, né cifre. Forse entro la fine della legi­sla­tura, nel 2018, quando Gian­nini intende varare una forma unica di abi­li­ta­zione all’insegnamento sco­la­stico, uni­fi­cando le dif­fe­renti figure esi­stenti: Tfa ordi­nari e spe­ciali, Pas, vec­chie Ssis, ido­nei al «con­cor­sone». Un eser­cito di 100 mila per­sone nel caos: non si sa se rien­tre­ranno in una gra­dua­to­ria, o cosa acca­drà quando ver­ranno ria­perte, o se ver­ranno assunti.
Show Comments: OR