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Le barbarie di una nuova shoa

Le barbarie di una nuova shoa
Negli ultimi anni sono morti nel Mediterraneo almeno 15.000 migranti. E continuano a morire, anche se, allontanate le ONG, cade il silenzio su una strage continua, atroce, senza pietà neppure per i bambini. Il ministro della malavita però non si accontenta delle vite spezzate e del successo dei suoi slogan feroci. Vorrebbe di più. Per ogni vita strappata alla morte 5.000 euro di multa comminata ai salvatori. In un paese che alza muri, in città che si chiudono ai diversi, trattandoli come scarti dell’umanità, occorre ribellarsi prima che la barbarie di una nuova shoa diventi la specificità intollerabile di questi tempi feroci. (m.c.g)

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giovedì 27 marzo 2014

Il neoambientalismo italiano

Come testimoniano la relazione di Matteo Renzi, «le suc­ces­sive dichia­ra­zioni di voto dei rap­pre­sen­tanti dei gruppi e la rispo­sta del can­di­dato Pre­si­dente del Con­si­glio (cin­quan­ta­quat­tro inter­venti per com­ples­sive 86 pagine) , la parola ambiente non viene mai nomi­nata. Il pro­blema, cioè, per i nostri rap­pre­sen­tanti, di ogni colore e natura, e non esi­ste». Il manifesto, 27 marzo 2013

Vor­rei fare un discorso gene­rale. Ma par­tendo da un caso par­ti­co­lare. Sabato scorso, 22 marzo, mi è capi­tato di pre­sie­dere a Firenze un con­ve­gno (il mani­fe­sto, dome­nica) orga­niz­zato dal Comi­tato NoTun­nel, Ita­lia Nostra e la Rete dei Comi­tati per la difesa del ter­ri­to­rio, che dirigo da qual­che anno, in merito al pro­get­tato sotto-attraversamento fer­ro­via­rio di Firenze per con­sen­tirvi il pas­sag­gio dell’Alta Velo­cità, che attual­mente sbarca alla sta­zione di Santa Maria Novella.

Le rela­zioni e il dibat­tito hanno por­tato alle con­clu­sioni, che io a que­sto punto con­si­dero scien­ti­fi­cis­sime e incon­tro­ver­ti­bili, che 1) sca­vare un gigan­te­sco tun­nel sotto quella città, quella città!, e costruirvi una grande sta­zione fer­ro­via­ria, è opera deva­stante, rischiosa, enor­me­mente anti­e­co­no­mica, e per giunta super­flua, per­ché 2) è pos­si­bi­lis­simo un pas­sag­gio alter­na­tivo di alta velo­cità in super­fi­cie, enor­me­mente meno inva­sivo e asso­lu­ta­mente più economico.

Que­ste posi­zioni, natu­ral­mente, sono soste­nute e dibat­tute da anni soprat­tutto ad opera e per merito del Comi­tato NoTun­nel. Ma ripeto: il con­ve­gno del 22 ha solo dato loro una visi­bi­lità finora non rag­giunta. Due domande: 1) Com’è pos­si­bile che le forze eco­no­mi­che e isti­tu­zio­nali che ne sono state respon­sa­bili e soste­ni­trici, — il governo, Tre­ni­ta­lia, il comune di Firenze, la regione Toscana, — non si deci­dono a rimet­tere in discus­sione la cosa, anche quando i dati pre­ce­den­te­mente elen­cati sono ormai di un’evidenza solare e per giunta i lavori intra­presi sono stati già inter­rotti da una meri­to­ria ini­zia­tiva della magi­stra­tura?; 2) Come mai il ceto poli­tico e civile fio­ren­tino, toscano, ita­liano e, euro­peo e mon­diale non si è ancora sol­le­vato con­tro un’opera la cui bestia­lità offende pas­sato e futuro di una delle culle più signi­fi­ca­tive della civiltà occidentale?

Evi­den­te­mente c’è un vuoto di coscienza poli­tica e civile, che va cor­retto alla svelta. Il com­pito delle forze ambien­ta­li­ste da que­sto momento in poi è riem­pire quel vuoto, met­tere il mondo intero di fronte al disa­stro che si sta compiendo.

Discorso gene­rale. La Rete dei Comi­tati per la difesa del ter­ri­to­rio tiene a Firenze sabato pros­simo, 29 marzo (Affra­tel­la­mento, Via G.P. Orsini, ore 10), il pro­prio con­gresso (dibat­tito gene­rale, rin­novo delle cari­che sociale). La Rete vive da qual­che anno come pro­getto di uni­fi­ca­zione e orien­ta­mento dei comi­tati di base, soprat­tutto in Toscana, ma con rap­porti in Ligu­ria, Emi­lia, Mar­che e ora anche Roma.

La pro­spet­tiva della Rete è quella che ho defi­nito neoam­bien­ta­li­smo ita­liano, e con­si­ste fon­da­men­tal­mente di tre punti:
La Rete nasce dal basso e vi resta sal­da­mente anco­rata: i comi­tati ne sono gli irri­nun­cia­bili soggetti;
La Rete serve a uni­fi­care le ini­zia­tive dei sin­goli comi­tati in una visione stra­te­gica comune, che aumenta anche il poten­ziale di cia­scuno di loro;
Impor­tan­tis­simo: la Rete fonde le spinte di cit­ta­di­nanza pro­ve­nienti dalla base e le diverse, neces­sa­rie con­tri­bu­zioni intel­let­tuali e tecnico-scientifiche nei mede­simi orga­ni­smi di dire­zione. Dei sin­goli comi­tati e della Rete mede­sima: gli intel­let­tuali smet­tono il loro tra­di­zio­nale, un po’ comodo lavoro di con­su­lenza sepa­rato, e diven­tano pro­ta­go­ni­sti del movi­mento, accanto a cit­ta­dini di ogni con­di­zione e pro­fes­sione (rinun­ciare a que­sto ora sarebbe gravissimo).

Non c’è qui né lo spa­zio né il tempo per trac­ciare un bilan­cio. Osser­ve­rei sol­tanto che nel frat­tempo il clima nei con­fronti del pro­blema ambien­tale almeno in Toscana è cam­biato, se è vero che a opera della Regione sono in gesta­zione avan­zata due impor­tanti ini­zia­tive legi­sla­tive, la nuova legge urba­ni­stica e il piano pae­sag­gi­stico, la cui ado­zione, auspi­ca­bil­mente entro i pros­simi mesi, potrebbe for­nire modelli di com­por­ta­mento per tutte le altre regioni ita­liane. Tut­ta­via altri pro­blemi immensi pen­dono. Per citare solo alcuni degli esempi più cla­mo­rosi: la deva­sta­zione, anzi la vera e pro­pria distru­zione di un gio­iello della natura come le Alpi Apuane; lo sfrut­ta­mento spe­cu­la­tivo della geo­ter­mia sull’Amiata; l’incompiuta difesa e il neces­sa­rio recu­pero di un luogo deva­stato come la Piana di Firenze.

Nasce da que­sto par­zia­lis­simo elenco un discorso anche di carat­tere più gene­rale. Anche in que­sto caso assai recen­te­mente, per farmi meglio capire, ho por­tato a un’altra assem­blea della Rete il reso­conto ste­no­gra­fico della seduta di mar­tedì 25 feb­braio 2014 della Camera dei Depu­tati, con­te­nente la discus­sione sulle dichia­ra­zioni del governo da parte di ben undici gruppi par­la­men­tari, la replica del can­di­dato Pre­si­dente del Con­si­glio, Mat­teo Renzi, signi­fi­ca­ti­va­mente ex sin­daco di Firenze, le suc­ces­sive dichia­ra­zioni di voto dei rap­pre­sen­tanti dei gruppi: insomma, cin­quan­ta­quat­tro inter­venti per com­ples­sive 86 pagine. Ebbene, in que­sta mole pres­so­ché ster­mi­nata di pro­fes­sioni di fede e nella rispo­sta del can­di­dato Pre­si­dente del Con­si­glio, la parola «ambiente» non viene mai, mai!, nomi­nata. Il pro­blema, cioè, per i nostri rap­pre­sen­tanti, di ogni colore e natura, evi­den­te­mente non esi­ste. Gli effetti si vedono sul nostro ter­ri­to­rio, sul nostro pae­sag­gio, sulle nostre città. Con­sumo di suolo e sfrut­ta­mento eco­no­mico indi­scri­mi­nato e deva­stante dei nostri più pre­ziosi beni cul­tu­rali restano le parole d’ordine, cui le nostre classi diri­genti anco­rano le loro fortune.

Se le cose stanno così, allora non ci si può accon­ten­tare di ciò che bene o male siamo finora riu­sciti a fare, La Rete o, ancora meglio, una Rete di Reti, deb­bono diven­tare un modello di com­por­ta­mento sem­pre più gene­ra­liz­zato. Cioè: non dob­biamo limi­tarci a difen­dere sin­goli punti dell’ambiente. Dob­biamo fare poli­tica, poli­tica nel senso più pro­prio del ter­mine, — tutto ciò che riguarda la polis, vale a dire noi e i nostri figli, sia pure nel nostro ambito: ambiente, pae­sag­gio, ter­ri­to­rio, salute pub­blica. Per­ché ambiente, pae­sag­gio, ter­ri­to­rio, salute pub­blica, non sono più que­stioni par­ti­co­lari e par­ziali: sono la nostra vita e ancor più il nostro modo di viverla. Gli spazi sono immensi, le forze mode­ste. Ma come dimo­stra l’esempio del sot­toat­tra­ver­sa­mento fer­ro­via­rio di Firenze, ancora tutto aperto, non c’è bat­ta­glia che sia per­duta in partenza
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