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23M 2019: una marcia rivoluzionaria

23M 2019: una marcia rivoluzionaria
Il 23 marzo 2019 anche eddyburg si unisce alle migliaia di persone che scenderanno in strada per le vie e le piazze di Roma in una grande Marcia per il clima, contro le grandi opere inutili e per una giustizia ambientale. Ancora una volta sono i movimenti, i comitati, gli abitanti a rivendicare le ragioni per una rivoluzione del sistema, del modello di sviluppo in assenza di una sintesi politica capace di cogliere la svolta radicale necessaria per coniugare la salute, il benessere sociale, la salvaguardia del nostro pianeta terra e delle specie che lo abitano e i diritti umani. (i.b)

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lunedì 31 marzo 2014

Gherardo Colombo: «Un maestro sempre corretto deluso dalla politica. »

«Un maestro, un magistrato correttissimo.  Mani pulite occasione persa 
per il Paese non per noi». Così l’ex procuratore capo di Milano nel ricordo di Gherardo Colombo, membro del pool di Mani Pulite e protagonista di altre inchieste storiche come quella sulla Loggia P2 e sul delitto Ambrosoli, in anni più recenti dei processi Imi-Sir/Lodo Mondadori/Smeı. L’Unità, 31 marzo 2014


«Abbiamo lavorato insieme per tanti, tantissimi anni, Gerardo era un bravissimo investigatore ha detto tra l’altro Colombo -. Lavoravamo affinché l’articolo 3, secondo cui tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge, da speranza diventi realtà».

Chi è stato per lei, Gerardo D’Ambrosio?
«Un uomo estremamente sensibile ai diritti delle persone, che faceva il suo lavoro con una grande attenzione e passione. Per me personalmente è stato anche un maestro, negli anni 70 quando ero appena entrato in magistratura, arrivato a Milano eravamo nello stesso Ufficio Istruzione e succedeva spesso che la sera, prima di tornare a casa, ci fermassimo a rivivere con lui le indagini che aveva fatto. E a imparare, imparare moltissimo».
Nel 2012 D’Ambrosio in un’intervista all’Unità a proposito della stagione di Mani Pulite disse «abbiamo perso una grande occasione , quella di sconfiggere la corruzione». 

Lei ha lasciato la magistratura a 60 anni, dichiarando «ho visto riabilitati molti dei corrotti che ho indagato». Avete condiviso questa delusione?
«A muovermi è stata la convinzione forte, fortissima che non è l’accertamento delle responsabilità individuali delle singole persone lo strumento con cui si poteva marginalizzare la corruzione, in un paese come l’Italia dove la corruzione era allora altissima. Credo che anche la scelta di Gerardo poi di fare dell’altro, anche se dopo la pensione, sia stata originata da una convinzione analoga. L’azione penale può servire soltanto quando la devianza è marginale. Ma quando è normale, come era normale, che i rapporti tra privati e pubblica amministrazione fossero accompagnati dalla corruzione, allora lo strumento giudiziario diventava uno strumento inadeguato. Tra l’altro avevo anche proposto, proprio all’inizio di Mani Pulite a luglio del 1992, avevo buttato lì che chi avesse raccontato come erano andate le cose, restituito e si fosse allontanato per un periodo di una certa consistenza dalla vita politica non andasse in prigione. Insomma questa scelta di Gerardo di dedicarsi invece che all’applicazione alla creazione delle leggi in Parlamento credo potesse corrispondere all’idea che la soluzione si trovasse in un altro settore, in un altro campo».

Come giudicava l’esperienza in Parlamento?

«Lui era sempre un corpo estraneo all’interno della politica. Non mi pare sia stato accolto a braccia aperte a livello elettorale, e credo che la sua voce abbia fatto fatica, ma molta molta fatica a farsi sentire. Ci sentivamo tre quattro volte l’anno, succedeva che mi parlasse di una sua iniziativa parlamentare e magari della delusione che aveva incontrato nelle risposte».

Cosa rimane allora della stagione di Mani Pulite?
«Parlavamo di Gerardo, fermiamoci qui. Voglio solo precisare, a proposito di quello che si diceva prima: non credo che abbiamo perso una grande occasione noi, come magistrati, era impossibile arrivare a modificare la situazione di devianza così massiva attraverso una indagine penale».

D’Ambrosio ha lavorato con passione e poi è passato alla politica. Lei dopo aver lasciato la toga ha cercato di muoversi su un altro fronte, quello dell’educazione alla legalità, nelle scuole e con i libri...
«Non voglio parlare di me. Quanto all’impegno di Gerardo, vorrei precisare perché può essere travisato questo aspetto della passione civile, potrebbe essere magari interpretato nel senso che allora uno fa il magistrato tenendo un po’ meno in conto le regole della propria professione: sicuramente per Gerardo non è stato così. In uno Stato di diritto le regole vanno rispettate e se si pensa che non siano coerenti con la Costituzione vanno portate davanti alla Corte Costituzionale. Lui era estremamente corretto anche sotto questo profilo».


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