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Paolo Cacciari
Giustizia a Porto Tolle
8 Febbraio 2014
Poteri forti
Dopo oltre trent'anni di veleni e morti «per far emergere verità inoppugnabili, c’è stato bisogno dell’intervento della magistratura che ha riconosciuto colpevoli i massimi dirigenti dell’Enel.

Dopo oltre trent'anni di veleni e morti «per far emergere verità inoppugnabili, c’è stato bisogno dell’intervento della magistratura che ha riconosciuto colpevoli i massimi dirigenti dell’Enel. Left, 8 febbraio 2014

C’è stato un periodo dello sviluppo industriale del nostro paese in cui gli impianti pericolosi venivano “confinati” in zone distanti dalla vista, ma, sfortunatamente, mai abbastanza dai polmoni delle popolazioni residenti sotto il cono di ricaduta dei fumi inquinanti emessi dai camini. Accadeva così che aree di grande pregio naturalistico venissero sacrificate alle ragioni della produzione. Uno dei casi più macroscopici è certamente quello della centrale termoelettrica dell’Enel a Porto Tolle, la più grande d’Italia con i suoi 2.640 MW, costruita nei primi anni ’80 in mezzo al delta del Po (successivamente riconosciuto Parco naturale interregionale e Zona protetta di interesse comunitario).

Per trent’anni ha “marciato” ad “olio pesante” (combustibile ad alto contenuto di zolfo) sforando i limiti di legge dei particolati inalabili grazie a compiacenti deroghe ministeriali. Le tenaci popolazioni del Polesine sono state costrette ad una lunghissima battaglia condotta con esposti, ricorsi e proteste contro il colosso energetico vergognosamente spalleggiato da tutte le maggiori forze politiche e sindacali, le istituzioni locali, regionali e i vari governi che si sono succeduti. Anche in questo caso, per far emergere verità inoppugnabili, c’è stato bisogno dell’intervento della magistratura che già quattro anni fa ha riconosciuto colpevoli i massimi dirigenti dell’Enel di aver deliberatamente aggirato le disposizioni di legge condannandoli per danni ambientali e costringendoli alla chiusura degli impianti non “ambientalizzati”.
L’Enel, pur di non rinunciare a fonti energetiche primarie a basso costo, ha allora tentato la via di una improbabile “riconversione a carbone pulito” della centrale andando però a sbattere prima contro il Consiglio di Stato e poi, finalmente, contro il parere negativo della Commissione di Valutazione di Impatto Ambientale ministeriale.

Parallelamente, le ragioni dei cittadini inquinati costituitisi parti civili sono state verificate da una scrupolosa pubblico ministero, Emanuela Fasolato, che, sulla scorta di studi epidemiologici delle Asl e dei consulenti del tribunale, ha chiesto il riconoscimento del nesso causale tra inquinamento dell’aria e patologie respiratorie riscontrate specie sui bambini, oltre ad una mortalità in eccesso per tumore su tutte le fasce della popolazione.

I responsabili dell’Enel, tra cui Tatò, Scaroni e Conti, sono stati nuovamente chiamati a giudizio nel processo in svolgimento a Rovigo questa volta dovranno anche rispondere per danni sanitari quantificati dall’Ispra in 3 miliardi e 600 milioni. Giorgio Crepaldi è l’animatore del comitato Cittadini liberi di Porto Tolle: “La soddisfazione più grande è aver dimostrato che il ‘carbone pulito’ non esiste”.

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