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Le barbarie di una nuova shoa

Le barbarie di una nuova shoa
Negli ultimi anni sono morti nel Mediterraneo almeno 15.000 migranti. E continuano a morire, anche se, allontanate le ONG, cade il silenzio su una strage continua, atroce, senza pietà neppure per i bambini. Il ministro della malavita però non si accontenta delle vite spezzate e del successo dei suoi slogan feroci. Vorrebbe di più. Per ogni vita strappata alla morte 5.000 euro di multa comminata ai salvatori. In un paese che alza muri, in città che si chiudono ai diversi, trattandoli come scarti dell’umanità, occorre ribellarsi prima che la barbarie di una nuova shoa diventi la specificità intollerabile di questi tempi feroci. (m.c.g)

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domenica 19 gennaio 2014

Un appello e una lista per la sinistra in Europa

 Una lista con Tsipras alla Commissione Europea, l’appello degli intellettuali. La promuovono Andrea Camilleri, Paolo Flores d’Arcais, Luciano Gallino, Marco Revelli, Barbara Spinelli, Guido Viale. L'appello (il fatto quotidiano) e lr prime adesioni (il manifesto), 18 e 19 gennaio 2014


Il Fatto quotidiano, 18 gennaio 2014
Oggi rendiamo pubblico questo appello corredato dalle sole firme dei suoi estensori. Nei prossimi giorni renderemo pubblica anche la lista delle adesioni che stiamo raccogliendo, e che sono già ora, prima ancora del suo lancio, molto numerose e qualificate.

La lista per le elezioni europee a cui proponiamo di dar vita con questo documento sarà una lista di cittadinanza assolutamente autonoma, promossa da personalità della cultura, dell’arte e della scienza e da esponenti di comitati, associazioni, movimenti e organismi della società civile che ne condividono gli obiettivi e i contenuti, e che non verrà “negoziata” con alcun partito. Questo sia per segnare una netta discontinuità con il passato, sia per sottolineare la novità di questa proposta: l’adesione a questa lista elettorale non deve essere confusa con l’affiliazione ad alcuno dei partiti esistenti o in fieri e non ha alcuna pretesa identitaria.

Questa lista avrà un comitato di garanti formato tra i firmatari dell’appello, che non si candideranno. Avrà un comitato promotore, con compiti operativi.

Su questa base le realtà organizzate come i partiti, o loro strutture, le associazioni politiche o culturali, i centri sociali – che vorranno sostenere questo progetto sono le benvenute e possono contribuire al suo successo anche presentando proposte di candidatura di propri iscritti, purché rispondenti alle caratteristiche indicate nell’appello. E potranno sostenere la lista, la raccolta delle firme e le attività connesse alla campagna elettorale, costituendosi in uno o più comitati di sostegno dotati della più ampia autonomia, seguendo il modello già adottato nella campagna per i referendum contro la privatizzazione dell’acqua e dei sevizi pubblici locali, modalità che ha garantito il successo in quella iniziativa referendaria.



L'APPELLO
L’Europa al bivio
L’Europa è a un bivio, i suoi cittadini devono riprendersela. Dicono i cultori dell’immobilità che sono solo due le risposte al male che in questi anni di crisi ha frantumato il progetto d’unità nato a Ventotene nell’ultima guerra, ha spento le speranze dei suoi popoli, ha risvegliato i nazionalismi e l’equilibrio fra potenze che la Comunità doveva abbattere. La prima risposta è di chi si compiace: passo dopo passo, con aggiustamenti minimi, l’Unione sta guarendo grazie alle terapie di austerità. La seconda risposta è catastrofista: una comunità solidale si è rivelata impossibile, urge riprendersi la sovranità monetaria sconsideratamente sacrificata e uscire dall’Euro. Noi siamo convinti che ambedue le risposte siano conservatrici, e proponiamo un’alternativa di tipo rivoluzionario. È nostra convinzione che la crisi non sia solo economica e finanziaria, ma essenzialmente politica e sociale. L’Euro non resisterà, se non diventa la moneta di un governo democratico sovranazionale e di politiche non calate dall’alto, ma discusse a approvate dalle donne e dagli uomini europei. È nostra convinzione che l’Europa debba restare l’orizzonte, perché gli Stati da soli non sono in grado di esercitare sovranità, a meno di chiudere le frontiere, far finta che l’economia-mondo non esista, impoverirsi sempre più. Solo attraverso l’Europa gli europei possono ridivenire padroni di sé.

Per questo facciamo nostre le proposte di Alexis Tsipras, leader del partito unitario greco Syriza, e nelle elezioni europee del 25 maggio lo indichiamo come nostro candidato alla presidenza della Commissione Europea. Il suo paese, la Grecia, è stato utilizzato come cavia durante la crisi ed è stato messo a terra: in quanto tale è nostro portabandiera. Tsipras ha detto che l’Europa, se vuol sopravvivere, deve cambiare fondamentalmente. Deve darsi i mezzi finanziari per un piano Marshall dell’Unione, che crei posti di lavoro con comuni piani di investimento e colmi il divario tra l’Europa che ce la fa e l’Europa che non ce la fa, offrendo sostegno a quest’ultima. Deve divenire unione politica, dunque darsi una nuova Costituzione: scritta non più dai governi ma dal suo Parlamento, dopo un’ampia consultazione di tutte le organizzazioni associative e di base presenti nei paesi europei.

Deve respingere il fiscal compact che oggi punisce il Sud Europa considerandolo peccatore e addestrandolo alla sudditanza, e che domani punirà, probabilmente, anche i paesi che si sentono più forti. Al centro di tutto, deve mettere il superamento della disuguaglianza, lo stato di diritto, la comune difesa di un patrimonio culturale e artistico che l’Italia ha malridotto e maltrattato per troppo tempo. La Banca centrale europea dovrà avere poteri simili a quelli esercitati dalla Banca d’Inghilterra o dalla FED, garantendo non solo prezzi stabili ma lo sviluppo del reddito e dell’occupazione, la salvaguardia dell’ambiente, della cultura, delle autonomie locali e dei servizi sociali, e divenendo prestatrice di ultima istanza in tempi di recessione. Non dimentichiamo che la Comunità nacque per debellare le dittature e la povertà. Le due cose andavano insieme allora, e di nuovo oggi.

Oggi abbiamo di fronte una grande questione ambientale di dimensioni planetarie, che può travolgere tutti i popoli, e un insieme di politiche tese a svalutare il lavoro, mentre una corretta politica ambientale può essere fonte di nuova occupazione, di redditi adeguati, di maggiore benessere e di riappropriazione dei beni comuni. È il motivo per cui contesteremo duramente il mito della crescita economica così come l’abbiamo fin qui conosciuta. Esigeremo investimenti su ricerca, energie rinnovabili, formazione, trasporti comuni, difesa del patrimonio culturale. Sappiamo che per una riconversione così vasta avremo bisogno di più, non di meno Europa.

Proprio come Tsipras dice riferendosi alla Grecia, in Italia tutto questo significa rimettere in questione due patti-capestro. Primo, il fiscal compact: il pareggio di bilancio che esso prescrive è entrato proditoriamente nella nostra costituzione, l’Europa non ce lo chiedeva, limitandosi a indicare sue «preferenze». Secondo, il patto di complicità che lega il nostro sistema politico cleptocratico alle domande dei mercati: chiediamo una politica di contrasto contro le mafie, il riciclaggio, l’evasione fiscale, la protezione e l’anonimato di capitali grigi, la corruzione, in un’Europa dove non sia più consentito opporre il segreto bancario alle indagini della magistratura. Significa infine difendere la Costituzione nata dalla Resistenza, e non violarne i principi base come suggerito dalla JP Morgan in un rapporto del 28 maggio 2013, cui i governanti italiani hanno assentito col loro silenzio. Significa metter fine ai morti nel Mediterraneo: i migranti non sono un peso ma il sale della crescita diversa che vogliamo. Significa darsi una politica estera, non più al rimorchio di un paese– gli Stati Uniti– che perde potenza ma non prepotenza. La pax americana produce guerre, caos, stati di sorveglianza. È ora di fondare una pax europea.

Le larghe intese, le rifiutiamo in Italia e in Europa: sono fatte per conservare l’esistente. Per questo diciamo no alla grande coalizione parlamentare che si prepara fra socialisti e democristiani europei, presentandoci alle elezioni di maggio con una piattaforma di sinistra alternativa e di rottura. Nostro scopo: un Parlamento costituente, che si divida fra immobilisti e innovatori. Siamo sicuri fin d’ora che gran parte dei cittadini voglia proprio questo: non l’Unione mal ricucita, non la fuga dall’Euro, ma un’altra Europa, rifatta alle radici. La chiediamo subito: il tempo è scaduto e la casa di tutti noi è in fiamme, anche se ognuno cercasse rifugio nella sua tana minuscola e illusoria.

L’Italia al bivio

Questo è l’orizzonte. A partire da qui avanziamo la proposta di dare vita in Italia a una lista che alle prossime elezioni europee faccia valere i principi e i programmi delineati.

Una lista promossa da movimenti e personalità della società civile, autonoma dagli apparati partitici, che sia una risposta radicale alla debolezza italiana. Una lista composta in coerenza con il programma, che candidi persone, anche con appartenenze partitiche, che non abbiano avuto incarichi elettivi e responsabilità di rilievo nell’ultimo decennio.

Una lista che sostiene Tsipras ma non fa parte del Partito della Sinistra Europea che lo ha espresso come candidato. I nostri eletti siederanno nell’europarlamento nel gruppo con Tsipras (GUE-Sinistra Unitaria europea). Una lista che potrà essere sostenuta, come nel referendum acqua, dal più grande insieme di realtà organizzate e che non si manterrà con i rimborsi elettorali.

Una lista che con Tsipras candidato mobiliti cittadine e cittadini verso un’Altra Europa.

Andrea Camilleri, Paolo Flores d’Arcais, Luciano Gallino, Marco Revelli, Barbara Spinelli, Guido Viale

il manifesto, 19 gennaio 2014
UNA LISTA PER TSIPRAS
LE PRIME ADESIONI

Sono nume­rose le ade­sioni all’appello «A sini­stra, una lista per Tsi­pras» lan­ciato ieri da Andrea Camil­leri, Paolo Flo­res d’Arcais, Luciano Gal­lino, Marco Revelli, Bar­bara Spi­nelli e Guido Viale. In questa pagina ren­diamo note le prime, ma la pub­bli­ca­zione con­ti­nuerà nei pros­simi giorni.

La lista per le ele­zioni euro­pee a cui i pro­mo­tori dell’appello pro­pon­gono di dar vita con il loro docu­mento sarà una lista di cit­ta­di­nanza asso­lu­ta­mente auto­noma, pro­mossa da per­so­na­lità della cul­tura, dell’arte e della scienza e da espo­nenti di comi­tati, asso­cia­zioni, movi­menti e orga­ni­smi della società civile che ne con­di­vi­dono gli obiet­tivi e i con­te­nuti, e che non verrà «nego­ziata» con alcun par­tito. Que­sto sia per segnare una netta discon­ti­nuità con il pas­sato, sia per sot­to­li­neare la novità di que­sta pro­po­sta: l’adesione alla lista elet­to­rale non deve essere con­fusa con l’affiliazione ad alcuno dei par­titi esi­stenti o in fieri e non ha alcuna pre­tesa identitaria.

Que­sta lista avrà un comi­tato di garanti for­mato tra i fir­ma­tari dell’appello, che non si candideranno.

Avrà un comi­tato pro­mo­tore, con com­piti ope­ra­tivi. Su que­sta base le realtà orga­niz­zate — e i par­titi, o loro strut­ture, le asso­cia­zioni poli­ti­che o cul­tu­rali, i cen­tri sociali — che vor­ranno soste­nere que­sto pro­getto sono le ben­ve­nute e pos­sono con­tri­buire al suo suc­cesso anche pre­sen­tando pro­po­ste di can­di­datura di pro­pri iscritti, pur­ché rispon­denti alle carat­te­ri­sti­che indi­cate nell’appello. E potranno soste­nere la lista, la rac­colta delle firme e le atti­vità con­nesse alla cam­pa­gna elet­to­rale, costi­tuen­dosi in uno o più comi­tati di soste­gno dotati della più ampia auto­no­mia, seguendo il modello già adot­tato nella cam­pa­gna per i refe­ren­dum con­tro la pri­va­tiz­za­zione dell’acqua e dei sevizi pub­blici locali, moda­lità che ha garan­tito il suc­cesso in quella ini­zia­tiva referendaria.

Di seguito il primo nucleo di adesioni:

Mario Ago­sti­nelli, Andreina Albano, Gae­tano Azza­riti, Giu­liana Bel­trame, Alberto Bur­gio, Loris Campetti, Luca Casa­rini, Franco Chiarello,Giovanni Car­ro­sio, Furio Colombo, Gildo Claps, Emma­nuele Curti, Gior­gio Dal Fiume, Marco D’Eramo, Tom­maso Di Fran­ce­sco, Monica Di Sisto, Andrea Di Ste­fano, Gianni Fer­rara, Carlo Frec­cero, Fran­ce­sco Gari­baldo, Dome­nico Gat­tuso, Alfonso Gianni, Ales­san­dro Gilioli, Paul Gin­sborg, Fabio Grossi, Leo Gul­lotta, Monica Lan­franco, Teresa Masciopinto, Katia Mastan­tuono, Vale­rio Mastran­drea, Anto­nio Maz­zeo, San­dro Medici, Tomaso Mon­ta­nari, Roberto Musac­chio, Maso Nota­rianni, Gio­vanni Orlan­dini, Moni Ova­dia, Gio­vanni Palom­ba­rini, Gior­gio Parisi, Angela Pascucci, Anto­nello Patti, Ful­vio Perini, Tonino Perna, Paolo Pie­tran­geli, Nico­letta Pirotta, Felice Roberto Piz­zuti, Gabriele Polo, Gianni Rinal­dini, Tiziano Rinal­dini, Umberto Roma­gnoli, Ric­cardo Rossi, Edoardo Sal­zano, Anto­nia Sani, Andrea Segre, Patri­zia Sen­ti­nelli, Ste­fano Sylos Labini, Anna Simone, Mas­simo Torelli, Giolì Vidigni.



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