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23M 2019: una marcia rivoluzionaria

23M 2019: una marcia rivoluzionaria
Il 23 marzo 2019 anche eddyburg si unisce alle migliaia di persone che scenderanno in strada per le vie e le piazze di Roma in una grande Marcia per il clima, contro le grandi opere inutili e per una giustizia ambientale. Ancora una volta sono i movimenti, i comitati, gli abitanti a rivendicare le ragioni per una rivoluzione del sistema, del modello di sviluppo in assenza di una sintesi politica capace di cogliere la svolta radicale necessaria per coniugare la salute, il benessere sociale, la salvaguardia del nostro pianeta terra e delle specie che lo abitano e i diritti umani. (i.b)

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VENEZIA

DAI MEDIA

sabato 25 gennaio 2014

Solo uniti si vince

A proposito del congresso di SEL. «Non sap­piamo dire per­ché pur par­tendo da ana­lisi pro­fonde e con­di­vise della grave malat­tia che rischia di inghiot­tire l’Europa nel destino wei­ma­riano, le sini­stre plu­rali non rie­scano a unirsi in una lista comune a soste­gno della can­di­da­tura di un lea­der euro­peo come Ale­xis Tsi­pras». Il manifesto, 25 gennaio 2014
Non sap­piamo dire per­ché pur par­tendo da ana­lisi pro­fonde e con­di­vise della grave malat­tia che rischia di inghiot­tire l’Europa nel destino wei­ma­riano, le sini­stre plu­rali non rie­scano a unirsi in una lista comune a soste­gno della can­di­da­tura di un lea­der euro­peo come Ale­xis Tsi­pras. Né dire per­ché un sin­da­cato ita­liano come la Cgil, pre­sente nelle assise di Sini­stra eco­lo­gia e libertà con Camusso e Lan­dini, pur invo­cando una rispo­sta key­ne­siana ai vin­coli cata­stro­fici dell’austerità non sap­pia offrire una rispo­sta uni­ta­ria al dramma del lavoro ormai ridotto a merce. Ma è que­sto qua­dro di spac­ca­ture e divi­sioni che ci viene resti­tuito dalla tri­buna con­gres­suale di Sel.

Il par­tito di Nichi Ven­dola ieri lo ha ascol­tato nella lunga e appas­sio­nata rela­zione che appunto si con­clu­deva con il no all’adesione alla lista ita­liana per Tsi­pras e il sì alla pre­sen­ta­zione del pro­prio sim­bolo con l’indicazione di spo­sare la scelta del Pse e di con­se­guenza di Mar­tin Schulz come can­di­dato alla pre­si­denza della Com­mis­sione euro­pea. Con una for­tis­sima pro­ba­bi­lità di non supe­rare, né gli uni né gli altri, quella soglia del 4 per cento neces­sa­ria per entrare nel par­la­mento euro­peo. Uno sce­na­rio che abbiamo pur­troppo cono­sciuto esat­ta­mente quat­tro anni fa, alle ele­zioni euro­pee del 2009 quando l’astensionismo superò il 7 per cento, le destre avan­za­rono, la sini­stra arre­trò, lasciando Rifon­da­zione e Sel fuori da Stra­sburgo. Anche allora il mani­fe­sto provò a indi­care la via di una lista uni­ta­ria fuori dalle liti­gio­sità par­ti­ti­che, l’appello restò ina­scol­tato e fummo facili pro­feti dello sven­tu­rato risul­tato. Oggi, con la matu­rità del gio­vane lea­der di Syriza, sarebbe stato pos­si­bile (e spe­riamo ancora possa essere) arri­vare uniti alla meta delle elezioni.

Natu­ral­mente non è sem­plice ope­rare nel vivo delle sto­rie per­so­nali e col­let­tive che in que­sti anni hanno sepa­rato il nostro campo. Ven­dola ha ragione quando ricorda che una nuova sini­stra pre­tende un discorso di verità, che la scon­fitta per­dura, che arren­dersi alla fata­lità delle lar­ghe intese anche in Europa signi­fica con­si­de­rare Schulz come un avver­sa­rio anzi­ché come un alleato. Più dif­fi­cile da que­sto dedurne che allora «Sel non deve avere paura di andare con il suo sim­bolo alle europee».

La scelta di alzare le ban­diere di par­tito viene repli­cata quando si atterra nello sce­na­rio ita­liano. L’attacco al Pd di Renzi è netto. Il segretario-sindaco «ignora pro­prio il senso delle pri­ma­rie», ha sosti­tuito la «pro­ce­dura demo­cra­tica con la velo­cità del comando», la sua pole­mica con­tro i pic­coli par­titi «nasconde la buli­mia dei grandi», la legge elet­to­rale con­ce­pita in pro­fonda sin­to­nia con Ber­lu­sconi è «un’intesa opaca con il ber­lu­sco­ni­smo». Il Pd resta un inter­lo­cu­tore, ma l’alleanza «non è una condanna».

La botta, elet­to­rale e per­so­nale, che ha col­pito un par­tito e un lea­der, ambi­ziosi e fra­gili, si fa sen­tire e c’è voglia di «toglierci il lutto». Vale la lezione di Cala­man­drei e dei pic­coli numeri del par­tito d’Azione, o quella di due grandi scon­fitti, Ingrao e Gram­sci, figure dell’album citato da Ven­dola. Per dire, come scrive Cor­rado Sta­jano con­clu­dendo il viag­gio nella “Stanza dei fan­ta­smi”, che la spe­ranza nella spe­ranza è sì dif­fi­cile, ma anche doverosa
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