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Le barbarie di una nuova shoa

Le barbarie di una nuova shoa
Negli ultimi anni sono morti nel Mediterraneo almeno 15.000 migranti. E continuano a morire, anche se, allontanate le ONG, cade il silenzio su una strage continua, atroce, senza pietà neppure per i bambini. Il ministro della malavita però non si accontenta delle vite spezzate e del successo dei suoi slogan feroci. Vorrebbe di più. Per ogni vita strappata alla morte 5.000 euro di multa comminata ai salvatori. In un paese che alza muri, in città che si chiudono ai diversi, trattandoli come scarti dell’umanità, occorre ribellarsi prima che la barbarie di una nuova shoa diventi la specificità intollerabile di questi tempi feroci. (m.c.g)

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sabato 25 gennaio 2014

Proposta estremista: new town promosse dai fondi pensione

Nella congerie di proposte e controproposte emergenziali che intrecciano ormai da anni in Gran Bretagna problema della casa e attacco alla pianificazione urbanistica, ne spunta una davvero grossa in termini di privatizzazione. The Independent, 24 gennaio 2014 (f.b.)

Titolo originale: Radical thinking could back new towns with pension funds – Scelto e tradotto da Fabrizio Bottini

Per milioni di londinesi nel mezzo delle devastazioni della seconda guerra mondiale, la prospettiva di una vita nuova a Stevenage, probabilmente appariva luminosa. Classificata prima new town britannica dalla legge del 1946, era considerata l'antidoto al sovraffollamento urbano e al degrado, così schiere di nuovi abitanti si diressero verso l'Hertfordshire, attirati dalla promessa di case moderne, scuole, di una migliore qualità della vita. Seguirono altre città nuove, da Crawley, a Basildon a Milton Keynes; ma dagli anni '70 in poi solo pochissimi progetti sono riusciti a partire, nonostante continui la cronica emergenza casa in tutto il paese.

Nel 2007, prima che iniziassero stretta creditizia e crisi finanziaria, l'allora primo ministro Gordon Brown aveva lanciato con molta enfasi il concorso per dieci “eco-città”. Ma sono state approvate solo quattro localizzazioni, e in nessun caso c'è la possibilità che i progetti vengano portati a termine. Già l'ex ministro per la casa Grant Shapps aveva tagliato del 50% il bilancio del programma dopo le ultime elezioni. Ma la discussione sulle new town non si è certo esaurita, come dimostra la dichiarazione di questa settimana del responsabile Legal & General, Nigel Wilson, che afferma: “Se riuscissimo a coinvolgere le amministrazioni locali sulle varianti urbanistiche, saremmo disposti a contribuire a un programma per la realizzazione di diverse città nuove nel paese. Già stiamo lavorando a progetti di trasformazione interni alle città, in collaborazione con amministrazioni locali illuminate”.

Legal & General gestisce un capitale del valore di circa 530 miliardi di euro, si è già impegnata a collocarne parecchi milioni nel fondo English Cities, che promuove riqualificazione urbana, e oltre 30 miliardi in infrastrutture in associazione con Aviva e Prudential. Ma resta enorme la differenza tra questo e costruire new town. Roger Hepher, responsabile per le questioni urbane del consulente immobiliare Savills, ritiene che per andare oltre i soli progetti di nuove città siano indispensabili sia autentica volontà politica che nuove strutture decisionali, dopo che le agenzie di sviluppo regionale sono state abolite dall'attuale governo di coalizione.

“Secondo me si può pensarci solo se il governo centrale prende l'iniziativa, istituisce delle development corporation, e mette a disposizione le risorse necessarie. Al momento non esiste alcuna struttura decisionale in grado di attuare un programma, troppa esitazione. Perché bisogna acquisire i terreni, espropriare se va bene pochi proprietari. Poi superare tutti gli ostacoli e opposizioni, e per farlo c'è bisogno di un ente come la development corporation, in grado di usare il bastone e la carota. Le eco-città di Brown hanno perso spinta quando i costruttori hanno trovato troppi ostacoli. Ma in realtà non è stata la poca voglia dei costruttori a sviluppare i progetti, piuttosto la scarsa iniziativa a seguirli delle pubbliche autorità” conclude Hepher.

Se il governo decidesse un cambio di direzione, oggi assicurazioni come L&G, Aviva e Prudential di sicuro disporrebbero del capitale per sostenere grandi trasformazioni, grazie alle proprie risorse. Julian Brown, responsabile di sezione alla JLT Employee Benefits, conferma che si tratta di un interesse ben presente nella comunità degli investitori – fondi pensione inclusi – insieme a quello per infrastrutture come strade o ferrovie. “Il ritorno sul lungo termine di investimenti in infrastrutture corrisponde perfettamente al tipo di pagamenti di un fondo pensione. Da qui l'interesse per tutti i vari aspetti legati alle infrastrutture”.

Ma per adesso vedremo di sicuro solo altri fondi in progetti del tipo English Cities, come l'ultimo a Salford: mille nuovi alloggi, uffici pubblici, commercio e terziario. Aggiunge Brown: “L'idea di un fondo pensione che costruisce intere città, citando il giallista Ian Fleming, 'va infinitamente oltre il probabile, ma forse non il possibile'. Perché un fondo pensione possa realizzare una new town autosufficiente, con anche attività economiche, ci vogliono livelli di collaborazione senza precedenti con tutta una serie di interessi, si tratta comunque di un concetto molto ambizioso. E non dimentichiamoci che significherebbe l'ingresso nel volatile mercato dell'edilizia residenziale, non il classico campo d'azione di questi fondi”.


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