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23M 2019: una marcia rivoluzionaria

23M 2019: una marcia rivoluzionaria
Il 23 marzo 2019 anche eddyburg si unisce alle migliaia di persone che scenderanno in strada per le vie e le piazze di Roma in una grande Marcia per il clima, contro le grandi opere inutili e per una giustizia ambientale. Ancora una volta sono i movimenti, i comitati, gli abitanti a rivendicare le ragioni per una rivoluzione del sistema, del modello di sviluppo in assenza di una sintesi politica capace di cogliere la svolta radicale necessaria per coniugare la salute, il benessere sociale, la salvaguardia del nostro pianeta terra e delle specie che lo abitano e i diritti umani. (i.b)

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martedì 14 gennaio 2014

La democrazia non è una mail

Tra le bizzarrie del duce dei grillini la sua concezione della democrazia è certamente quella più innovativa. E l'"innovazione" piace molto, di questi tempi. Il manifesto, 14 gennaio 2014

Un voto fast-food, una demo­cra­zia à la carte, una con­sul­ta­zione ora­rio uffi­cio. Si o no, favo­re­vole o con­tra­rio al reato di clan­de­sti­nità? Non è una burla, né una per­for­mance sati­rica, è come, in Ita­lia, un par­tito con otto milioni di voti, con un gruppo par­la­men­tare di 150 eletti, tra sena­tori e depu­tati, sce­glie di risol­vere una que­stione così impor­tante, di quelle che bastano e avan­zano per trac­ciare una linea (o per sca­vare un fos­sato) tra destra e sinistra.

Oggi, giunta final­mente al voto la legge sulle «depe­na­liz­za­zioni» com­pren­siva dell’abolizione della ver­go­gna ita­liana del reato di clan­de­sti­nità, ecco la mossa a sor­presa, la votazione-lampo orga­niz­zata da Grillo e Casa­leg­gio.

La fedele cop­pia di cara­bi­nieri, guar­dia e guar­dia scelta del bot­tino elet­to­rale con­qui­stato alle ele­zioni poli­ti­che dello scorso feb­braio, indice un refe­ren­dum dalle 10 del mat­tino alle 18 del pome­rig­gio. Il ten­ta­tivo è di evi­tare che l’abolizione del reato di clan­de­sti­nità porti la firma gril­lina. Come già era lim­pi­da­mente emerso in otto­bre quando due sena­tori pen­ta­stel­lati ebbero l’ardire di pro­porre l’emendamento incri­mi­nato con­tro il fami­ge­rato fiore all’occhiello della legge Bossi-Fini.

Su di loro si sca­tenò l’ira fune­sta del padre-padrone e del suo pre­sunto ideo­logo inter­net­tiano. Se aves­simo soste­nuto l’abolizione del reato di clan­de­sti­nità in cam­pa­gna elet­to­rale – sostenne allora il tan­dem – «avremmo avuto per­cen­tuali da pre­fisso tele­fo­nico». Siamo con­trari «nel merito e nel metodo», aggiun­sero per chia­rire che quell’emendamento avreb­bero dovuto riman­giar­selo. In cima ai pen­sieri di que­sti per­fetti impren­di­tori della paura, c’era, e resta, il cal­colo elet­to­rale, l’inseguimento delle pul­sioni peg­giori del popu­li­smo con­tro gli immi­grati, il non schie­rarsi né a destra, né a sini­stra, per gua­da­gnare il mas­simo con­senso dalla crisi dei par­titi.

Non che Grillo e Casa­leg­gio deb­bano per forza leg­gere i sacri testi sulla demo­cra­zia, o ispi­rarsi alla defi­ni­zione che Bob­bio ne sug­ge­riva («un insieme di regole, pri­ma­rie o fon­da­men­tali, che sta­bi­li­scono chi è auto­riz­zato a pren­dere le deci­sioni col­let­tive e con quali pro­ce­dure», spie­gando che la deci­sone spetta a «un numero molto alto di sog­getti»). Ma almeno rispet­tare la Costi­tu­zione che scio­glie gli eletti dai vin­coli di man­dato, lascian­doli liberi di esprimersi.

E visto che alla fine quelle poche migliaia di voti (circa 24 mila) in mag­gio­ranza (poco meno di 16 mila) hanno appog­giato l’abolizione dell’odioso reato (9 mila quelli che, invece, avreb­bero voluto con­fer­marlo), forse Grillo e Casa­leg­gio dovranno ras­se­gnarsi a comin­ciare a resti­tuire una parte dei con­sensi sot­tratti alle destre leghi­ste. E magari domani vedersi sfug­gire anche quelli avuti in dono dal Pd di Ber­sani. Se l’abile e astuta stra­te­gia di Renzi riu­scirà a essere più effi­cace della pro­pa­ganda gril­lina sul finan­zia­mento pub­blico e la legge elet­to­rale, nem­meno le maglie strette del con­trollo della rete riu­sci­ranno a trat­te­nere il bot­tino elet­to­rale con­qui­stato caval­cando la grande paura
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