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PONTE MORANDI UN ANNO DOPO

PONTE MORANDI UN ANNO DOPO
Il 14 agosto di un anno fa, uno degli emblemi della 'modernità' crollava, trascinando con se 43 persone e travolgendo la vita di centinaia di sfollati e di una regione intera. Un episodio che avrebbe dovuto mettere in discussione la logica perversa che sta facendo marcire l'infrastruttura fisica e sociale del nostro paese. A un anno dal dramma nulla è cambiato, prosegue il disprezzo per la manutenzione, la sicurezza e la tutela dell'ambiente: nessuna revoca delle concessioni ai privati (interessati solo ai profitti) e finanziamenti al 'nuovo', dove corruzione, speculazione e interessi particolari possono fare i loro porci comodi. In Italia metà delle concessioni autostradali fanno riferimento a società collegate alla famiglia Benetton, che non sono un modello di imprenditoria ma emblemi di sfruttamento umano e ambientale. (ib & es)

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giovedì 19 dicembre 2013

“Scelta strana del sindaco. Ma noi andremo avanti lo stesso”

Intervistato da Giampiero Rossi sul fallimento del Cerba nel Parco Sud, il professore da par suo si lancia in una serie di considerazioni paradossali: che saranno mai un po' sterpaglie (sic) paragonate alla ricerca, fatta dove dico io? Corriere della Sera Milano, 19 dicembre 2013 (f.b.)

«È strano, davvero strano, avere un sindaco contrario a un’opera di scienza, di civiltà, di avanzamento culturale... Ma noi andremo avanti, troveremo il modo per realizzare comunque il Cerba».

Il professor Umberto Veronesi, il “padre” del progetto Cerba, assicura di non essere arrabbiato. Anzi di essere «tranquillissimo». Ma le sue parole lasciano intendere chiaramente il disappunto nei confronti della decisione del Comune di Milano.
Lei non trova che le motivazioni per congelare il progetto del Cerba abbiano fondamento?

«Se devo dire la verità, io non riesco proprio a capire. Anche perché è una posizione che il Comune ha assunto soltanto di recente. Tutti i sindaci precedenti sono stati favorevoli. E anche lo stesso Pisapia lo era fino a sei mesi fa... No, proprio non capisco».

Ma oltre alle implicazioni giudiziarie, i terreni interessati dal progetto sorgono nel Parco Sud...
«Sulla carta. Ma andiamo a vederlo: quello non è davvero un parco. Si tratta di terreni brulli, pieni di sterpaglie e immondizie. Noi, piuttosto, abbiamo in progetto di trasformarlo in un vero parco, piantando 20 mila alberi nella tradizione dei cosiddetti green hospital».

Ma secondo lei che lo ha pensato, se non si fa il Cerba cosa perde Milano?
«Perde uno dei più grandi progetti di questo inizio secolo. Un punto di riferimento per l’intera ricerca europea, perché nel nostro continente la scienza medica è ancora molto frammentata, diffusa, non ha un coordinamento e armonizzazione, come negli Stati Uniti. In futuro quel ruolo di spinta e regia toccherà al Cerba».

Professore, lei continua a essere certo di realizzarlo?
«Noi siamo pronti a partire, siamo arrivati fin qui e andremo avanti».

E come?
«Certo, ora è un problema, ma se convinciamo il Parco Sud a darci un pezzo di terreno...».

Nota: in questa cartella dedicata a Milano, sono decine e decine i contributi che raccontano le vicende del CERBA di Veronesi; ho provato su Millennio Urbano a circostanziare un po' di più, e anche contestualizzare in un quadro internazionale, questo disprezzo per l'ambiente, e in fondo la salute (f.b.)
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